Roma, 8 febbraio 2026 – Alberto Palmiero, giovane regista di Aversa di 28 anni, porta al cinema dal 26 febbraio il suo primo lungometraggio, “Tienimi presente”. Un film che racconta le incertezze e le speranze di una generazione alle prese con le pressioni esterne. Prodotto da Kavac Film con Rai Cinema e distribuito da Fandango, il lavoro ha già conquistato il premio come Miglior Opera Prima Poste Italiane alla Festa del Cinema di Roma. Le anteprime partono domenica 8 febbraio.
Una storia personale che parla a tutti
Palmiero, nato nel 1997, si mette in scena in prima persona: è lui il protagonista, un giovane regista che lotta per realizzare il suo sogno dietro la macchina da presa. “È una storia molto personale – ha detto – ma credo che racconti anche il rapporto che la mia generazione ha con le aspettative del mondo. È una sfida continua tra sentirsi bene, dare un senso alla propria vita e riuscire a fare qualcosa di concreto”. Il film usa autoironia e momenti di riflessione, senza mai cadere nella retorica.
Tornare a casa per ritrovare se stessi
La trama segue Alberto, 27 anni, già autore di corti, che dopo vari tentativi falliti di girare il suo primo film, decide di tornare a vivere con la famiglia ad Aversa. Qui, tra i ritmi lenti della provincia campana, il dialogo quotidiano con i genitori e le chiacchiere con gli amici d’infanzia (tutti interpretati da loro stessi), il protagonista attraversa una crisi raccontata con leggerezza e delicatezza. “Volevo parlare di quel momento in cui ti sembra di aver perso la strada – ha raccontato Palmiero – ma anche di come puoi ritrovare motivazione e ispirazione proprio dove meno te l’aspetti”.
Un film nato dal confronto e dalla pazienza
Dietro la produzione ci sono nomi noti come Simone Gattoni, Gianluca Arcopinto e Marco Bellocchio, che appare anche in un breve cameo. Palmiero non nasconde la sua gratitudine verso Bellocchio e la moglie Francesca Calvelli, sua insegnante di montaggio al Centro Sperimentale di Cinematografia. “Mi hanno dato consigli preziosi – ha ricordato – soprattutto quello di non avere fretta nel montare un’opera prima. Il film all’inizio era quasi un documentario, poi ha trovato una forma più tradizionale. Ma serviva ritmo, perché c’è un conflitto quasi esistenziale che attraversa tutta la storia”.
Un cast che vive il suo ruolo
Oltre a Palmiero, nel cast ci sono Francesco Di Grazia, Gaia Nugnes, Elena Fattore e Carlo Palmiero. Coinvolgere amici e parenti che interpretano se stessi dà al film un’aria autentica. Le riprese tra le strade di Aversa, i bar del centro e le case di famiglia restituiscono un ritratto vero della provincia italiana, fatta di sogni sospesi e vita quotidiana.
Nessuna lezione, solo la voglia di ricominciare
“Non volevo lasciare un messaggio preciso – ha ammesso Palmiero – la storia parla di un personaggio che finalmente trova la forza per andare avanti, per riprendersi la spinta che aveva perso”. Il finale resta aperto, come spesso succede nella vita. E proprio questa scelta sembra parlare a chiunque abbia sentito almeno una volta il peso delle aspettative e la fatica di ricominciare.
Un debutto che guarda avanti
Con “Tienimi presente”, Palmiero si prende il diritto di chiamarsi ancora regista. “È stato anche un atto di ribellione – ha spiegato – un modo per riprendersi il sogno del cinema”. Il film esce in un momento in cui tanti giovani registi italiani cercano spazio e ascolto: la storia di Alberto diventa così quella di un’intera generazione, sospesa tra voglia di emergere e bisogno di essere autentici.










