Washington, 7 febbraio 2026 – Ieri Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che apre la strada a dazi fino al 25% sui beni importati da Paesi che continuano ad acquistare petrolio dall’Iran. La notizia, diffusa nel tardo pomeriggio dalla Casa Bianca, segna un nuovo giro di vite nella strategia americana contro Teheran e i suoi partner commerciali. L’ordine non impone i dazi automaticamente, ma dà al presidente il potere di applicarli subito, su suggerimento delle agenzie competenti.
Dazi fino al 25%: cosa cambia con il nuovo ordine
Nel comunicato ufficiale si legge che l’ordine esecutivo firmato da Trump “apre la strada per imporre dazi fino al 25%” su una vasta gamma di beni provenienti da Paesi che continuano a comprare petrolio iraniano. Il provvedimento, che entra in vigore oggi, non indica però una lista precisa di prodotti né nomina i Paesi coinvolti. Sarà il Dipartimento del Commercio, insieme al Dipartimento di Stato, a individuare chi compra il greggio iraniano e a fare le raccomandazioni al presidente.
Un funzionario della Casa Bianca, che ha preferito restare anonimo, ha spiegato che “l’obiettivo è colpire chi sostiene il regime iraniano comprando petrolio”. La misura fa parte, ha aggiunto, di una strategia più ampia di “massima pressione”.
Le reazioni internazionali: tensioni in aumento
L’annuncio ha subito fatto rumore tra i principali partner commerciali degli Stati Uniti. Fonti diplomatiche europee avvertono che questa mossa potrebbe far peggiorare ancora i rapporti già tesi tra Washington e Bruxelles, dopo le precedenti sanzioni sull’Iran. Un diplomatico francese, contattato telefonicamente nella notte, ha definito la decisione “unilaterale e rischiosa per il commercio globale”.
In Asia, l’attenzione è tutta su Cina e India, che sono tra i maggiori importatori mondiali di petrolio iraniano. Secondo l’Energy Information Administration, nel 2025 la Cina ha comprato circa 400mila barili al giorno dall’Iran. Un portavoce del Ministero degli Esteri cinese ha detto che Pechino “si oppone a misure extraterritoriali che danneggiano le imprese cinesi”.
Sanzioni e tensioni: il quadro attuale con Teheran
L’ordine arriva in un momento di forte tensione tra Stati Uniti e Iran. Negli ultimi mesi Washington ha rafforzato la presenza militare nel Golfo Persico e ha imposto nuove restrizioni finanziarie contro alcune istituzioni iraniane. Il Dipartimento del Tesoro americano stima che, nonostante le sanzioni, le esportazioni di petrolio iraniano siano cresciute del 20% nell’ultimo anno.
“Non possiamo più permettere che il regime iraniano finanzi attività destabilizzanti nella regione”, ha detto ieri sera il segretario di Stato Mike Pompeo durante una conferenza stampa. Secondo lui, la nuova misura “vuole tagliare le fonti di finanziamento del governo di Teheran”.
Come si applicheranno i dazi e i tempi previsti
L’ordine prevede che il Dipartimento del Commercio raccolga dati sugli acquirenti di petrolio iraniano e presenti un rapporto entro 30 giorni. Solo dopo il presidente deciderà se e come applicare i dazi, fino a un massimo del 25%. Gli esperti pensano che la misura potrebbe colpire soprattutto settori come l’acciaio, l’automotive e l’elettronica.
Un funzionario del Dipartimento del Commercio ha sottolineato che “non è una guerra commerciale a tappeto, ma uno strumento mirato contro chi aggira le sanzioni energetiche”. Resta però qualche dubbio sull’efficacia: secondo alcuni osservatori, molti Paesi cercheranno modi alternativi per continuare a commerciare con Teheran.
Il dibattito negli Stati Uniti: tra sostegno e critiche
La decisione ha diviso il Congresso americano. Alcuni senatori repubblicani hanno applaudito, definendo la mossa “necessaria per difendere gli interessi degli Stati Uniti”. Dall’altra parte, diversi democratici hanno criticato la scelta di Trump, parlando di “un passo rischioso” che potrebbe danneggiare anche le imprese americane.
“Dobbiamo evitare escalation inutili che finirebbero per penalizzare i nostri lavoratori”, ha detto la senatrice Elizabeth Warren in una nota diffusa ieri sera. Il dibattito resta aperto. Nelle prossime settimane si attendono sviluppi, sia sul fronte interno sia nei rapporti con gli alleati all’estero.










