Sarno, 7 febbraio 2026 – Nella notte tra il 2 e il 3 febbraio, in Piazza Sabotino a Sarno, provincia di Salerno, la vita di Gaetano Russo, panettiere di 54 anni, si è spezzata sotto i colpi di coltello inferti da Andrea Sirica, 35 anni, ora indagato per omicidio aggravato. A raccontare quei drammatici momenti è la figlia Cristina Russo, 19 anni, che oggi chiede giustizia: “Mio padre ci ha fatto da scudo”.
La notte dell’omicidio: la testimonianza di Cristina
“Vi prego, aiutatemi. Lui deve restare in carcere per sempre”, ripete Cristina, la voce spezzata ma decisa. Quella sera era in casa con i genitori, intenta a studiare come spesso faceva dopo la chiusura del negozio. Poi il citofono ha suonato. Cristina ha riconosciuto subito la voce di Sirica: “Lo conoscevo bene, praticamente era cresciuto con papà. Frequentava la scuola con mia sorella”, racconta. Solo il giorno prima era passato in negozio: “Gli avevo preparato un panino, gli avevo dato una birra e anche qualche soldo. Diceva che servivano per le sigarette”.
L’aggressione improvvisa: la reazione di Gaetano
Ma quella notte tutto è cambiato. Sirica è entrato nel negozio e, secondo il racconto di Cristina, si è mostrato subito aggressivo. “Bastava che pronunciassi il nome di mio padre, e lui correva subito a proteggermi”, ricorda. La madre, che stava riposando in una stanza sul retro, ha sentito il trambusto ed è corsa nel negozio. In pochi secondi la situazione è precipitata: “Mio padre ci ha fatto da scudo, ci ha salvate mentre Sirica ha preso un coltello dal bancone e si è lanciato su di lui”. Cristina ha visto tutto: “Ho provato a fermarlo, ho supplicato, ma non ce l’ho fatta”.
La freddezza di Sirica e le minacce alla famiglia
Secondo Cristina, Sirica era “molto lucido”. “Mi ha detto di spegnere la connessione. Non ho capito cosa volesse dire e subito dopo mi ha aggredita”, racconta. Poi le minacce: “Continuava a ripetere che doveva ucciderci tutti. Urlava: ‘Qui comando io’”. Solo l’intervento della madre, che ha preso Cristina per mano e l’ha trascinata fuori chiudendo la porta dietro di sé, ha evitato che la tragedia si facesse ancora più grave.
Gli ultimi istanti, lo sguardo di Gaetano
“Prima di uscire, ho visto negli occhi di mio padre un invito a scappare. Mi ha protetta fino all’ultimo respiro”, confida Cristina. Nel frattempo, anche la sorella maggiore, che vive nello stesso edificio, è corsa sul posto. Sirica, fuori controllo, urlava e minacciava ancora: “Ha sputato contro il vetro, continuava a dire che avrebbe ucciso tutti. Urlava: ‘Che volete fare? L’ho ammazzato, ora tocca a voi’”, mimando il gesto del taglio alla gola. Poi rideva. “Tuo padre è morto”, ripeteva ossessivamente.
Indagini in corso: l’accusa di omicidio aggravato
Il pubblico ministero Federica Loconte, della procura di Nocera Inferiore, ha iscritto Sirica nel registro degli indagati per omicidio aggravato dall’efferatezza, dai motivi abietti e futili e per aver approfittato della minorata difesa della vittima. Gli investigatori stanno ricostruendo ogni dettaglio: al momento, non emergono segnali che potessero far prevedere una simile escalation.
Il dolore della famiglia Russo e l’appello di Cristina
“Papà era il mio respiro. Me l’hanno tolto in due minuti, proprio chi lui aveva aiutato tanto”, dice Cristina, ancora incredula. “Ho 19 anni, ho bisogno di un padre, e invece l’ho visto morire davanti ai miei occhi”. La comunità di Sarno si è stretta intorno alla famiglia: davanti al forno sono comparsi fiori e biglietti di cordoglio. Ma per Cristina c’è una sola cosa che conta: “Non voglio che nessuno debba mai più perdere un padre o un fratello in questo modo”.
La vicenda è ancora aperta. Nei prossimi giorni sono attesi nuovi sviluppi dalle indagini. Intanto, in una città sconvolta dal dolore, resta l’immagine di un padre che, fino all’ultimo, ha scelto di proteggere le sue figlie.










