Milano, 7 febbraio 2026 – Le principali banche italiane hanno deciso, nei bilanci 2025, di approfittare dello “sconto” previsto dalla legge di Bilancio per liberare una parte delle riserve di capitale messe da parte nel 2023. Una mossa che ha portato nelle casse dello Stato poco più di 1,8 miliardi di euro, stando ai documenti finanziari resi noti in questi giorni dagli istituti.
Aliquota agevolata: un risparmio concreto per le banche
La norma, varata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e inserita nella legge di Bilancio, permette alle banche di “affrancare” le riserve — cioè renderle disponibili — pagando un’aliquota agevolata del 27,5%. Questa opportunità ha fatto risparmiare agli istituti, nel complesso, circa 800 milioni di euro rispetto a quello che avrebbero dovuto versare con la tassazione standard o con la tassa sugli extraprofitti prevista inizialmente dal governo.
Il meccanismo è stato studiato per spingere le banche a liberare i circa 6,8 miliardi di euro di riserve accumulate nel 2023, in un periodo segnato da tassi d’interesse alti e profitti record per il settore. “Abbiamo valutato con attenzione se convenisse, anche guardando all’andamento dei mercati e alle regole future”, ha spiegato un dirigente di una delle principali banche italiane, restando anonimo.
Chi ha scelto di aderire e come emerge dai bilanci
Sfogliando i bilanci pubblicati tra fine gennaio e i primi di febbraio, l’uso della misura è più o meno evidente a seconda della banca. Intesa Sanpaolo, per esempio, ha chiaramente indicato di aver aderito all’affrancamento agevolato, così come hanno fatto Unicredit e Banco BPM. In altri casi, la voce si trova nascosta nelle note integrative o nelle relazioni degli amministratori.
Fonti vicine al settore raccontano che quasi tutte le grandi banche hanno scelto questa strada. “Era la soluzione più sensata dal punto di vista fiscale”, ha confidato un analista finanziario milanese. Solo alcune realtà più piccole hanno preferito rinunciare, valutando costi e benefici in base alla loro situazione patrimoniale.
Dalla tassa sugli extraprofitti allo sconto sulle riserve: il dietro le quinte
La misura nasce come risposta alternativa alla tassa sugli extraprofitti bancari annunciata dal governo nell’estate 2023. Dopo le polemiche e le reazioni negative dei mercati — con forti cali in Borsa dei titoli bancari — l’esecutivo ha cambiato rotta, dando la possibilità agli istituti di versare una somma una tantum per liberare le riserve, invece di pagare la tassa straordinaria.
Il sistema prevede un’aliquota che aumenta negli anni successivi: chi affranca subito paga il 27,5%, chi aspetta si troverà a dover versare di più. “L’idea era incassare subito e dare sicurezza alle banche”, ha detto una fonte del Mef. Così lo Stato incassa subito una parte delle risorse e le banche possono organizzarsi meglio con il capitale.
L’impatto sui conti pubblici e cosa aspettarsi
L’incasso per lo Stato — poco più di 1,8 miliardi di euro — è una voce importante per il bilancio del 2025. Ma alcuni osservatori dicono che il gettito reale potrebbe essere inferiore alle aspettative iniziali del governo, che puntava a incassare di più con la tassa sugli extraprofitti. “È comunque una soluzione di compromesso”, ha commentato un docente di diritto tributario della Bocconi.
Per le banche, questa scelta aiuta a rafforzare il capitale e a migliorare i risultati futuri. Però restano dubbi sulle regole europee sul capitale e sulla possibilità di nuove tasse straordinarie in arrivo. “Il settore resta sotto la lente”, ha ammesso un manager del comparto.
Le reazioni dal mondo bancario e politico
Le associazioni di categoria hanno accolto bene la misura, ma chiedono più stabilità nelle regole. “Serve un quadro chiaro e stabile per sostenere gli investimenti”, ha detto Antonio Patuelli, presidente dell’Abi, in una recente intervista. Sul fronte politico, invece, le opposizioni non hanno risparmiato critiche, parlando di “regalo alle banche” a discapito delle entrate pubbliche.
Mentre si attendono i prossimi passaggi parlamentari e possibili modifiche al regime fiscale, il sistema bancario italiano si prepara a chiudere un altro anno con utili alti e sotto l’occhio vigile delle autorità di controllo.










