Milano, 6 febbraio 2026 – A settant’anni esatti dalla prima Olimpiade italiana sulla neve, le Gallerie d’Italia di Milano aprono oggi le porte alla mostra fotografica “La strada per Cortina. VII Giochi Olimpici Invernali 1956”. Un viaggio fatto di immagini, ricordi e sguardi verso il futuro, che resterà allestito fino al 3 maggio. Curata da Aldo Grasso, la mostra raccoglie 86 fotografie – quasi tutte in bianco e nero, solo due a colori – tratte dall’archivio storico di Publifoto. Raccontano la nascita di un’Italia nuova, tra cantieri, atleti e una città pronta a trasformarsi.
L’Italia che si sveglia tra neve e cambiamenti
Nel cuore di Milano, tra le sale delle Gallerie d’Italia in piazza Scala, il visitatore si immerge in un racconto visivo che prende il via dai cantieri dello Stadio del Ghiaccio e del Trampolino Italia. Correva l’anno 1956, Cortina d’Ampezzo si preparava ad ospitare per la prima volta i Giochi Olimpici Invernali. Le fotografie mostrano operai al lavoro sotto la neve, atleti intenti ad allenarsi tra impalcature e turisti incuriositi da un evento mai visto prima. Sullo sfondo, le Dolomiti e una città che cambia: nuove insegne, cartelloni pubblicitari, dettagli di un’Italia del dopoguerra pronta a voltare pagina.
“Un archivio è vivo quando parla al presente”, ha detto Michele Coppola, direttore di Arte, Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo, durante la presentazione riservata alla stampa. “Queste immagini rinnovano l’entusiasmo e gli ideali dei Giochi, che ancora oggi emozionano e uniscono il Paese intorno alla più grande festa dello sport al mondo”.
Sophia Loren e la nascita della tv sportiva italiana
Tra le foto più sorprendenti spicca quella di Sophia Loren, madrina della manifestazione. All’epoca aveva appena ventuno anni e sorride davanti all’obiettivo in una delle rare immagini a colori della mostra. Accanto a lei, i primi cameraman della televisione italiana – la Rai aveva appena iniziato le trasmissioni regolari – riprendono gare e cerimonie. Era l’inizio di un nuovo modo di raccontare lo sport: non più solo carta stampata, ma anche immagini in movimento, destinate a entrare nelle case degli italiani.
Le fotografie coprono ogni momento dei Giochi: dalle prove degli atleti sulle piste ghiacciate, alle sfilate delle delegazioni straniere, fino agli istanti di festa nelle vie di Cortina. In una sala, una gigantografia mostra il pubblico ammassato lungo il percorso della fiaccola olimpica: volti giovani, cappotti pesanti, bandiere tricolori ovunque.
Un ponte tra ieri e i Giochi di domani
La mostra non celebra solo il passato. “Abbiamo voluto tracciare un ponte ideale verso la XXV edizione delle Olimpiadi invernali”, ha spiegato Aldo Grasso durante la presentazione. Milano e Cortina si preparano infatti ad accogliere di nuovo i Giochi nel 2026. Le immagini del ’56 diventano così uno specchio e uno stimolo per i più giovani: “Raccontano l’impegno, il talento e la festa di un’Italia capace di reinventarsi”, ha aggiunto il curatore.
Il percorso espositivo è pensato per coinvolgere anche chi quegli anni non li ha vissuti. I pannelli raccontano aneddoti poco noti – come la costruzione in tempi record dello stadio o le difficoltà causate dalla neve abbondante – mentre alcune postazioni multimediali fanno ascoltare le voci di chi c’era.
L’archivio che racconta il Paese
Le immagini arrivano dall’archivio Publifoto, entrato a far parte di Intesa Sanpaolo nel 2015 e oggi uno dei più importanti fondi fotografici italiani. “Custodire un grande archivio dedicato alla storia del Paese è per noi una grande responsabilità e un modo per dare valore alla partnership con Milano Cortina 2026”, ha detto Coppola. L’obiettivo è restituire al pubblico non solo fotografie d’epoca, ma anche uno sguardo sulla trasformazione sociale ed economica dell’Italia.
La mostra sarà aperta fino al 3 maggio 2026 e l’ingresso è gratuito per studenti e under 18. Gli organizzatori prevedono un’ampia affluenza nelle prossime settimane, anche grazie all’avvicinarsi delle nuove Olimpiadi invernali. “Solo allora – ha confidato un addetto alle sale – capiremo davvero quanto queste immagini parlino ancora all’Italia di oggi”.










