Madrid, 4 febbraio 2026 – Il Museo Nacional del Prado apre oggi una pagina nuova con la sua prima mostra interamente dedicata alla fotografia delle sue collezioni. Un appuntamento che segna un passo importante nel racconto della memoria visiva del museo. L’esposizione, dal titolo “El Prado multiplicado: la fotografía como memoria compartida”, mette sotto i riflettori il ruolo della fotografia come mezzo per diffondere e conservare le opere d’arte, dal XIX secolo fino a oggi.
La fotografia racconta il Prado
Dietro questa mostra c’è il lavoro di Beatriz Sanchez Torija, che ha scelto 44 fotografie da un archivio di oltre 10.000 immagini. Molte di queste sono veri e propri tesori. Alcune, come ha spiegato la curatrice in conferenza stampa, “sono state scattate prima ancora che i dipinti entrassero nelle collezioni del Prado”. Un dettaglio che sottolinea quanto questi scatti siano preziosi documenti storici, realizzati in condizioni tecniche che oggi sembrano quasi impossibili.
La mostra fa parte del progetto “Almacen abierto”, allestito nella sala 60, dedicata alle raccolte ottocentesche. Qui si possono ammirare albumine, stampe al carbone, gelatine e cartoline d’epoca, e capire come la fotografia abbia cambiato il modo di raccontare l’arte. “Non volevamo solo mostrare i capolavori, ma anche come il museo si è trasformato nel tempo”, ha aggiunto Sanchez Torija.
Capolavori e angoli spariti: un racconto in immagini
Tra le fotografie più impressionanti ci sono riproduzioni di opere come “La rendición de Breda” di Velázquez. Ma non mancano immagini meno conosciute che ritraggono gli allestimenti storici del Prado. Alcune stampe risalgono alla fine dell’Ottocento e mostrano dettagli degli arredi originali e delle sale, oggi cambiate profondamente. “Queste foto sono una finestra su modi di fare museologia ormai scomparsi”, ha detto una guida durante il tour di apertura.
Non si tratta solo di opere d’arte, ma anche di scorci di vita quotidiana nel museo: custodi in divisa, visitatori d’altri tempi, e persino le prime didascalie scritte a mano. Un patrimonio che racconta il Prado da angolazioni inedite, mostrando un luogo sempre in evoluzione.
La fotografia come tesoro a sé
Il messaggio della mostra è chiaro: la fotografia non è solo un mezzo per riprodurre, ma un patrimonio a sé. “Ogni immagine conserva una memoria condivisa”, spiega la curatrice, “e aiuta a costruire l’identità stessa del museo”. Molte di queste foto sono state usate per cataloghi, studi scientifici e anche per promuovere il Prado all’estero.
Il percorso espositivo si snoda tra tecniche diverse – dalla stampa all’albumina alle gelatine e ai formati cartolina – e permette di vedere da vicino materiali spesso nascosti nei depositi e raramente mostrati. “Abbiamo scelto fotografie che raccontano storie,” confida Sanchez Torija, “non solo immagini belle, ma veri documenti vivi”.
Una nuova luce sul Prado
Questa mostra arriva in un momento di rinnovamento per il museo madrileno, che punta sempre di più a valorizzare i suoi archivi. Secondo la direzione, il fondo fotografico del Prado è uno dei più ricchi d’Europa per quantità e varietà. “È un patrimonio che va conosciuto”, ha detto il direttore Miguel Falomir all’inaugurazione.
La mostra sarà aperta fino al 12 maggio. Gli organizzatori si aspettano un grande afflusso, anche grazie all’interesse di studiosi e appassionati di fotografia storica. “Molti rimarranno sorpresi nello scoprire quanto la fotografia abbia contribuito a costruire la memoria collettiva del Prado”, ha concluso Falomir.
Un viaggio tra immagini e ricordi che invita a guardare il museo con occhi nuovi. E a riflettere sul valore della memoria condivisa, anche nell’era digitale.










