Milano, 4 febbraio 2026 – Il borseggio con il Pos, un metodo che nelle ultime settimane ha fatto molto parlare sui social, è davvero una minaccia reale o solo una delle tante leggende metropolitane? Secondo le forze dell’ordine e gli esperti di sicurezza, il fenomeno esiste, ma il rischio è piuttosto limitato. Tuttavia, alcuni episodi – come quello a Sorrento, dove una donna è stata fermata con un Pos portatile nella borsa, o il caso di un commercialista di San Giorgio a Cremano che ha notato un addebito sospetto di 50 euro – hanno riportato il tema sotto i riflettori.
Borseggio con il Pos: come funziona davvero
Perché il furto tramite Pos contactless possa andare a buon fine, servono condizioni ben precise. La carta della vittima non deve essere protetta da materiali metallici, il portafogli deve stare in una tasca esterna e, soprattutto, il Pos deve avvicinarsi a meno di quattro centimetri dalla carta. “Serve una vicinanza quasi fisica, senza ostacoli tra Pos e carta”, spiega un esperto di sicurezza informatica al Corriere della Sera. In pratica, basta avere una moneta o una chiave in tasca per bloccare il segnale e mandare a vuoto il tentativo.
Il sistema usato è la Nfc (Near Field Communication), uno standard internazionale Iso/Iec 14443. È la stessa tecnologia che permette i pagamenti veloci nei negozi: sotto i 50 euro, non serve il Pin. Il trucco? Un complice distrae la vittima, l’altro avvicina il Pos alla tasca. Ma, sottolineano gli esperti, nella realtà è molto più complicato farla franca.
Paura ingiustificata o rischio concreto?
Nonostante le preoccupazioni, il pericolo di un furto con il Pos resta basso. Le carte sono spesso dentro portafogli interni o schermati, e molti ormai usano smartphone o smartwatch per pagare. Qui serve l’autenticazione biometrica – impronta o volto. “Con i telefoni moderni non si paga senza sbloccare il dispositivo”, ricorda un funzionario bancario di Milano. Solo qualche modello più vecchio di Google Wallet permetteva pagamenti rapidi con lo schermo acceso, ma quella funzione è stata tolta.
Un altro punto da considerare: comprare un Pos portatile lascia tracce. Ogni apparecchio è legato a un conto corrente e le operazioni sono registrate. Se si subisce un furto, si può chiedere il rimborso alla banca e far partire le indagini. “Non è come rubare contanti”, spiega un investigatore della polizia postale. Il denaro lascia sempre una scia.
Come difendersi e cosa sapere
Anche se il rischio è basso, molti hanno scelto di usare portafogli schermati. Sono accessori con un rivestimento metallico che blocca i segnali Nfc. Ma gli esperti dicono che spesso non servono: “È più facile cadere in una truffa online cliccando sul link sbagliato che perdere soldi per un borseggio con il Pos”, confida un consulente informatico.
Le associazioni dei consumatori invitano comunque a stare attenti: evitare di tenere le carte nelle tasche esterne e controllare spesso gli estratti conto aiuta a tenere lontani i problemi. In caso di addebiti strani, la cosa migliore è chiamare subito la banca.
Tra realtà e allarmismo: cosa c’è da sapere
Insomma, il borseggio tramite Pos è tecnicamente possibile, ma nella pratica incontra molti ostacoli, sia logistici che tecnologici. Gli episodi reali sono pochi e quasi sempre seguiti da indagini approfondite. Gli esperti pensano che si tratti più di una paura diffusa che di un’emergenza vera.
“Non bisogna abbassare la guardia”, avvertono le forze dell’ordine, “ma nemmeno farsi prendere dal panico”. La tecnologia cambia, così come i metodi dei truffatori. Ma, almeno per ora, i dati dicono che il rischio di essere derubati con un Pos contactless resta davvero basso.










