Napoli, 4 febbraio 2026 – Giuseppe Musella, 28 anni, ha confessato stanotte di aver ucciso la sorella Jlenia Musella, 22 anni, al termine di una lite nata per la musica troppo alta nell’appartamento di via al Chiaro di Luna, nel quartiere Ponticelli. L’omicidio è avvenuto domenica sera. La giovane è morta poco dopo il ricovero all’ospedale Villa Betania. Secondo la Squadra Mobile di Napoli, Giuseppe si è presentato spontaneamente in questura, ammettendo le sue responsabilità: “L’ho uccisa, ma non volevo. Non mi faceva dormire”, avrebbe detto agli investigatori.
L’ultima lite e la confessione
La tragedia si è consumata in pochi minuti, poco dopo le 23. Giuseppe e Jlenia vivevano insieme nel rione Conocal, una delle zone più difficili della periferia est di Napoli. La madre e il patrigno sono in carcere da tempo; i due fratelli, rimasti soli, avevano rapporti tesi, fatti di continue discussioni. Domenica sera, secondo la Polizia di Stato, tutto è degenerato per una banalità: la musica alta che Jlenia ascoltava in camera. Giuseppe, esasperato dal rumore, le avrebbe chiesto più volte di abbassare il volume. Poi, il gesto improvviso: un coltello da cucina e un solo colpo alla schiena.
L’arresto e le indagini
Dopo l’aggressione, Giuseppe si è allontanato dall’appartamento. Solo più tardi, forse sopraffatto dal rimorso, si è consegnato agli agenti della Squadra Mobile. Il pm Ciro Capasso della Procura di Napoli ha firmato il fermo per omicidio volontario. Giuseppe è ora nel carcere di Secondigliano. “Non volevo ucciderla”, ha detto più volte durante l’interrogatorio. Intanto gli investigatori stanno cercando di ricostruire con precisione cosa è successo e quale fosse l’ambiente familiare in cui è maturata la tragedia.
Una famiglia segnata dal dolore
La storia dei fratelli Musella è segnata da vicende giudiziarie e assenze pesanti. La madre e il patrigno sono in carcere; il padre, secondo Il Mattino, è detenuto per omicidio. Jlenia aveva un legame speciale con lo zio Antonio Musella, arrestato anni fa per racket nel blitz contro il clan Circone. Sul suo profilo Facebook lo chiamava “il suo uniko amore”. In uno degli ultimi post dedicati al padre scriveva: “È bello stare con te anche per poche ore, ti amo babbo”.
Il ricordo di Jlenia
Nei social, Jlenia raccontava una vita fatta di contrasti ma anche di piccoli sogni: le serate in discoteca a Castellaneta con il dj Joseph Capriati, i viaggi in Puglia e a Ibiza, le foto con il nipotino appena nato che chiamava “il mio orgoglio”. In un messaggio pubblico a Giuseppe aveva scritto: “Non vorrei mai vederti soffrire perché se stai bene tu, sto bene anch’io. Sei tutto per me, sei il bene più prezioso”. Parole che oggi suonano come un tragico presagio.
Il quartiere sotto choc
Nel rione Conocal la notizia si è sparsa in fretta. Alcuni vicini raccontano di aver sentito urla e rumori provenire dall’appartamento dei Musella poco prima dell’arrivo della polizia. “Erano ragazzi soli, si vedeva che avevano problemi”, ha detto una donna che abita nello stesso stabile. Altri ricordano Jlenia come una ragazza vivace ma riservata, spesso intenta a prendersi cura del nipotino.
Cosa succede adesso
La Procura di Napoli ha ordinato l’autopsia sul corpo di Jlenia per chiarire ogni dettaglio. Gli investigatori stanno ascoltando amici e conoscenti dei due fratelli per capire meglio i rapporti familiari e le tensioni che hanno portato all’omicidio. Nel frattempo, nel quartiere resta un silenzio pesante, quello di una storia che ha scosso tutta la comunità.
Jlenia Musella aveva solo 22 anni. Una vita breve, segnata da difficoltà e sogni spezzati troppo presto.










