Roma, 3 febbraio 2026 – Dal 5 febbraio arriva nelle sale italiane “Le aquile della Repubblica”, il nuovo film di Tarik Saleh, regista svedese con radici egiziane, già applaudito a Cannes e distribuito da Movies Inspired. È il terzo e ultimo episodio della trilogia sul Cairo dopo le primavere arabe, un mix di commedia e noir che offre uno sguardo tagliente sul potere in Egitto.
George Fahmy, tra ironia e pericolo
Al centro della storia c’è George Fahmy, interpretato da Fares Fares, attore caro a Saleh. Fahmy è una star egiziana, soprannominata il “Faraone dello schermo”. Ricorda quei personaggi della commedia all’italiana: brillante, un po’ scanzonato, ma con molte zone d’ombra. Non è praticante, è separato e ha un figlio adolescente. Sta con Donya, una ragazza molto più giovane, e il loro rapporto si regge anche su qualche piccolo aiuto farmacologico. Una scena chiave lo mostra travestito da cliente in farmacia, mentre il farmacista lo riconosce e gli chiede un selfie: un momento che fa sorridere, ma che racconta molto della società egiziana oggi.
Il potere che intrappola
La svolta arriva quando a Fahmy viene offerto il ruolo del presidente Abdel Fattah al-Sisi in un film di propaganda, proprio intitolato “Le aquile della Repubblica”. Rifiutare non è un’opzione. Così, l’attore si ritrova nel cuore del potere egiziano, dove ogni suo gesto è sotto controllo e manipolato. “Diventa un burattino nelle mani di tutti”, ha detto Saleh a Roma durante la presentazione. Sul set Fahmy incontra Suzanne (Zineb Triki), moglie di un ministro: una donna affascinante e pericolosa che lo coinvolge in una relazione rischiosa. Ma i guai più grandi arriveranno da dove meno se lo aspetta.
Un noir che parla anche d’Europa
Saleh non perde occasione per la sua critica sociale: come nei suoi film precedenti, “The Nile Hilton Incident” e “Boy From Heaven”, punta il dito contro le élite politiche e religiose egiziane. “George siamo un po’ tutti noi”, ha raccontato il regista. “Recitiamo una parte nella vita e quando qualcuno ci smaschera ci sentiamo nudi. Probabilmente anch’io avrei fatto le stesse scelte di George”. Il film ha un tono noir, ispirato a “Viale del tramonto” di Billy Wilder, ha spiegato Saleh. “Mi sono rifatto a quei registi europei che hanno vissuto il fascismo e poi sono emigrati in America. Ci sono forse anche tracce di Hitchcock, ma non voglio mai fare film troppo ‘riferiti’”.
Un cast internazionale per un racconto globale
Oltre a Fares Fares, spiccano le due attrici francesi Zineb Triki e Lyna Khoudri. Accanto a loro, l’egiziano Amr Waked interpreta il Dr. Mansour, braccio destro immaginario del presidente Al-Sisi. La scelta del cast racconta un Egitto complesso, attraversato da tensioni culturali e politiche che vanno oltre i confini nazionali.
Il Cairo tra satira e inquietudine
Girato tra il Cairo e alcune città europee – per motivi di sicurezza e censura – il film alterna momenti leggeri a scene cupe. La satira si mescola all’inquietudine: dalla farmacia ai dialoghi taglienti tra Fahmy e Suzanne, fino alle riprese del film di propaganda. Tutto dipinge una società in cui il confine tra pubblico e privato si fa sempre più sottile.
Un finale che lascia il segno
“Le aquile della Repubblica” chiude la trilogia di Saleh con un finale amaro ma necessario. Il regista non fa sconti: mostra le contraddizioni dell’Egitto di oggi senza cadere nel moralismo o nella retorica. Il pubblico italiano potrà vedere il film dal 5 febbraio, con proiezioni in diverse città, tra cui Roma, Milano e Torino. Un’occasione per riflettere – tra risate e brividi – su cosa significhi davvero vivere sotto uno sguardo che scruta e giudica ogni cosa.










