Roma, 2 febbraio 2026 – Sono circa mille le persone disperse in mare dopo il passaggio del ciclone Harry nel Mediterraneo centrale, avverte oggi Mediterranea Saving Humans. L’allarme arriva dalle ultime testimonianze raccolte da attivisti e volontari di Refugees in Libia e Tunisia, che segnalano imbarcazioni sparite e contatti interrotti improvvisamente tra la notte di venerdì e la mattina di sabato, al largo delle coste nordafricane.
Ciclone Harry: la furia nel Mediterraneo centrale
Il ciclone ha colpito duramente le acque tra Libia e Sicilia tra il 30 gennaio e il 1° febbraio, sorprendendo decine di barconi carichi di migranti diretti in Europa. Secondo i dati di Mediterranea Saving Humans, almeno dieci imbarcazioni partite da Zuwara, Sabratha e Sfax tra mercoledì e giovedì risultano ora scomparse. “Stiamo assistendo alla più grande tragedia degli ultimi anni sulle rotte del Mediterraneo centrale”, ha detto la presidente dell’organizzazione, Laura Marmorale, durante il punto stampa di questa mattina a Roma.
Testimonianze e numeri ancora incerti
Le cifre sono ancora approssimative, ma da quanto raccolto da Refugees in Libia e Tunisia, si parla di almeno mille persone sparite. “Abbiamo ricevuto messaggi disperati da familiari senza notizie da più di 48 ore”, racconta un volontario tunisino contattato da alanews.it. Alcuni superstiti, arrivati a Lampedusa tra sabato e domenica, hanno descritto onde alte “come case” e barche che si sono ribaltate in pochi minuti. “Non sappiamo quanti siano riusciti a salvarsi”, ammette un operatore della Croce Rossa sull’isola.
Le ONG puntano il dito contro i governi
Laura Marmorale non nasconde la sua rabbia verso i governi di Italia e Malta, accusati di non aver messo in moto i soccorsi in tempo. “I governi stanno zitti e non fanno nulla”, denuncia davanti ai giornalisti. Mediterranea sostiene che, nonostante le segnalazioni arrivate già giovedì sera alle autorità marittime, nessuna nave militare o civile è intervenuta nelle zone a rischio. “Abbiamo chiesto più volte un’azione coordinata internazionale, ma ci hanno risposto che il maltempo impediva ogni operazione”, aggiunge Marmorale.
Le risposte delle autorità
Dal Viminale assicurano che la Guardia Costiera italiana ha “monitorato la situazione senza sosta”, ma il mare in tempesta ha reso impossibile intervenire nelle ore più critiche. Da La Valletta, invece, nessuna dichiarazione ufficiale è arrivata fino al pomeriggio. Nel frattempo, a Lampedusa sono sbarcate circa 120 persone nelle ultime 24 ore, soccorse da pescherecci locali o arrivate da sole. “Molti sono in stato di shock”, racconta un medico dell’ambulatorio sull’isola.
Un bilancio ancora provvisorio e preoccupante
Il numero esatto delle vittime resta un mistero. Le ricerche continuano via mare e aria, con elicotteri della Guardia Costiera italiana e tunisina impegnati nelle operazioni. “Temiamo che il bilancio possa peggiorare”, confida un funzionario dell’OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni), che segue da vicino gli sviluppi. Solo a gennaio, secondo l’agenzia Onu, oltre 2.000 persone sono partite dalle coste nordafricane verso l’Italia.
L’appello urgente delle organizzazioni umanitarie
Le ONG chiedono ora un intervento immediato dell’Unione Europea per rafforzare i soccorsi in mare e garantire vie sicure e legali a chi fugge da guerre e povertà. “Non possiamo restare a guardare davanti a una tragedia così grande”, conclude Marmorale. Intanto, a Lampedusa, si moltiplicano i racconti dei sopravvissuti: famiglie spezzate dalle onde, bambini dispersi, telefoni muti da giorni.
La situazione resta in continuo aggiornamento. Solo nelle prossime ore si potrà capire meglio la portata di questa tragedia causata dal ciclone Harry nel cuore del Mediterraneo centrale.










