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Torino in tensione: scontri al corteo di Askatasuna tra bombe carta e lacrimogeni

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Torino in tensione: scontri al corteo di Askatasuna tra bombe carta e lacrimogeni
Torino in tensione: scontri al corteo di Askatasuna tra bombe carta e lacrimogeni
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Torino, 1 febbraio 2026 – Scontri e tensioni hanno segnato il pomeriggio di ieri a Torino, dove il corteo in difesa del centro sociale Askatasuna – sgomberato a dicembre dopo trent’anni di occupazione – è degenerato in violenti confronti tra manifestanti e forze dell’ordine. Tutto è iniziato intorno alle 17, quando il corteo, partito da Porta Susa e Porta Nuova, ha deviato dal percorso autorizzato per raggiungere corso Regina Margherita, storica sede del centro. Da quel momento, la situazione è precipitata: bombe carta, razzi, cassonetti incendiati e una risposta immediata della polizia con lacrimogeni e idranti.

Feriti e caos negli ospedali dopo gli scontri

Secondo il servizio 118, aggiornato alle 22, sono stati registrati oltre trenta feriti durante gli scontri. Tra loro anche un agente colpito da calci e martellate. Fortunatamente nessuno è grave, ma i pronto soccorso della città hanno vissuto ore di grande pressione. Una quindicina di persone si sono rivolte all’ospedale Gradenigo, alcune arrivate con mezzi propri; meno di dieci i feriti portati alle Molinette, mentre al CTO sono stati registrati quattordici accessi, uno dei quali per un trauma toracico più serio. Otto pazienti sono già stati dimessi. Altri manifestanti, non conteggiati ufficialmente, si sono presentati al Giovanni Bosco. La maggior parte dei feriti sono manifestanti, ma tra loro ci sono anche diversi agenti.

La tensione esplode: bombe carta, idranti e barricate

La situazione è degenerata quando un gruppo di manifestanti – molti con il volto coperto – ha cominciato a lanciare bombe carta, fumogeni e fuochi d’artificio contro la polizia, usando anche tubi di metallo come mortai improvvisati. Le forze dell’ordine hanno risposto avanzando con un idrante, cercando di disperdere la folla. I manifestanti, protetti da scudi fatti in casa, hanno rilanciato indietro i lacrimogeni. Dai dehors dei bar chiusi sono volate sedie e tavoli, usati per bloccare il passaggio della polizia. “Sembrava una città blindata e sospesa”, raccontano alcuni residenti affacciati alle finestre.

Campus Einaudi, un altro fronte di scontro

Un secondo gruppo di antagonisti si è staccato dal corteo principale e si è diretto verso il Campus Einaudi, lungo il fiume Dora. Qui si è scatenato un nuovo blitz: lanci di oggetti, sedie e razzi contro la polizia, che ha risposto con una carica di alleggerimento e nuovi lacrimogeni. Gli attivisti hanno arretrato per poi riprendere la carica. “Sembrava che non volessero fermarsi mai”, ha raccontato uno studente vicino alla biblioteca universitaria.

Sicurezza blindata: ordinanze e divieti prima della manifestazione

Per evitare incidenti, il prefetto aveva firmato due ordinanze urgenti: divieto di vendita e detenzione di bevande in bottiglie di vetro o lattine e divieto di coprire il volto con caschi o maschere. Vietati anche fumogeni e materiale esplosivo. Il centro sociale di corso Regina Margherita 47 – considerato l’ultimo baluardo dell’autonomia torinese – era già finito nel mirino della Digos per precedenti assalti durante manifestazioni pro-Palestina.

La piazza si conta: tra stime diverse e volti noti

Gli organizzatori parlano di 50mila persone in strada, mentre la questura ne stima circa 15mila. Tre spezzoni del corteo si sono uniti lungo il Po, con attivisti arrivati da varie zone della città. Tra i presenti anche il fumettista Zerocalcare – autore della locandina della manifestazione – e l’artista Willie Peyote. In piazza c’erano anche la storica attivista No Tav Nicoletta Dosio e i Subsonica.

La città a doppio volto: paura e voglia di dissenso

Il clima in città resta teso. “C’è molta paura, tanti non usciranno di casa”, ha detto la scrittrice torinese Paola Mastrocola a La Stampa. “Ho la sensazione che si cerchi lo scontro, anche se non è programmato”. Diverso il punto di vista del politologo Marco Revelli: “Questa situazione nasce dalla gestione dell’ordine pubblico del ministero dell’Interno. La mobilitazione resta legittima per difendere spazi di dissenso”.

Askatasuna, una ferita che non si rimargina

Il corteo si è sciolto solo a tarda sera, lasciando dietro di sé strade sporche, cassonetti bruciati e negozi chiusi. Il futuro del centro sociale resta incerto, ma la giornata di ieri ha mostrato che la questione Askatasuna è ancora una ferita aperta per Torino. Per chi vive la città ogni giorno, tra paura e voglia di partecipare.

Written by
Luca Carlini

Sono un appassionato di economia e del mondo del lavoro, con un occhio attento alle dinamiche sociali e politiche che influenzano la nostra vita quotidiana. La mia carriera giornalistica mi ha portato a esplorare vari aspetti dell'attualità, dalla cronaca alle notizie politiche, sempre con l'intento di fornire un'analisi critica e ben informata. Collaboro con smetteredilavorare.it per offrire approfondimenti utili e stimolanti su come l'economia influisce sulle nostre scelte professionali e sul nostro benessere. Credo fermamente nel potere dell'informazione e nella sua capacità di generare cambiamento, e mi impegno a raccontare storie che possano ispirare e informare i lettori. Quando non scrivo, mi piace esplorare nuovi luoghi e immergermi in culture diverse, sempre in cerca di nuove prospettive.

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