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Tragedia a Gaza: 19 palestinesi perdono la vita negli attacchi israeliani

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Tragedia a Gaza: 19 palestinesi perdono la vita negli attacchi israeliani
Tragedia a Gaza: 19 palestinesi perdono la vita negli attacchi israeliani
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Gaza, 31 gennaio 2026 – Almeno 19 persone hanno perso la vita nelle ultime 24 ore nella Striscia di Gaza, travolte da una serie di raid aerei israeliani che hanno colpito diverse aree dell’enclave palestinese. Fonti locali, insieme ai media israeliani e palestinesi, confermano che un drone dell’esercito israeliano ha colpito ieri sera il quartiere di Sheikh Radwan, nella parte nord di Gaza, causando almeno sette morti e decine di feriti. Gli altri dodici decessi sono avvenuti in attacchi separati su Gaza City e Khan Younis.

Notte di bombe e sirene: il drammatico bilancio

Tra il 30 e il 31 gennaio, la Striscia è stata attraversata dal boato delle esplosioni e dal suono incessante delle sirene delle ambulanze. Intorno alle 22, un drone ha lanciato un missile su un edificio residenziale di Sheikh Radwan. “Abbiamo sentito un forte scoppio, poi le urla delle persone,” racconta Ahmed, un residente raggiunto al telefono. Sul posto sono intervenuti i soccorritori della Mezzaluna Rossa Palestinese, che hanno estratto feriti dalle macerie. Le prime ricostruzioni parlano di almeno sette morti sul colpo, con altre persone ancora intrappolate sotto i detriti.

Colpiti anche Gaza City e Khan Younis

Nelle stesse ore, altri raid hanno preso di mira il centro e il sud della Striscia. A Gaza City sono stati colpiti edifici civili e strutture che l’esercito israeliano considera obiettivi strategici. A Khan Younis, zona già devastata da settimane di scontri, i bombardamenti hanno fatto altre vittime. Secondo fonti ospedaliere locali, i morti in queste aree sono almeno dodici, tra uomini, donne e bambini. “Non riusciamo più a contare i feriti,” ha detto un medico dell’ospedale Nasser, che ha preferito restare anonimo per sicurezza.

Le reazioni e il quadro internazionale

Gli attacchi arrivano in un momento di forte tensione nella regione. L’esercito israeliano sostiene che i raid mirano a “obiettivi militari di Hamas”, accusando il gruppo islamista di nascondere armi e combattenti in zone residenziali. “Stiamo agendo per proteggere i nostri cittadini,” ha dichiarato un portavoce militare israeliano in una nota diffusa nella notte. Dall’altra parte, il Ministero della Sanità di Gaza denuncia l’alto numero di vittime civili e chiede un cessate il fuoco immediato.

Emergenza umanitaria senza fine

La popolazione civile della Striscia è ormai esausta. Secondo dati ONU, oltre l’80% degli abitanti è sfollato o vive in condizioni disperate. Mancano acqua potabile, elettricità e medicinali. “Ogni giorno arrivano decine di feriti nei nostri ospedali,” racconta il dottor Samir Abu Salmi, chirurgo a Gaza City. Le organizzazioni umanitarie lanciano continui appelli per aprire corridoi sicuri e far arrivare aiuti.

Voci dal campo

Questa mattina, nelle strade di Sheikh Radwan si respirava un’atmosfera pesante. Tra le macerie, volontari cercavano ancora sopravvissuti. “Abbiamo perso tutto,” dice con la voce rotta Fatima, madre di tre figli, mentre stringe una coperta sporca di polvere. Le scuole sono chiuse da settimane, molte famiglie si sono rifugiate in moschee o in edifici pubblici danneggiati.

Cosa ci aspetta nelle prossime ore

La comunità internazionale guarda con preoccupazione a quanto sta accadendo. L’Unione Europea chiede “moderazione” a tutte le parti in causa. Il Segretario Generale dell’ONU, Antonio Guterres, ribadisce l’urgenza di proteggere i civili. Intanto, sono previste nuove riunioni del Consiglio di Sicurezza a New York. Sul terreno, però, la tregua resta lontana: nella notte si sono sentiti nuovi colpi d’artiglieria lungo il confine orientale della Striscia.

Il numero delle vittime potrebbe aumentare ancora nelle prossime ore, mentre chi paga il prezzo più alto rimane sempre la popolazione civile.

Written by
Sara Lucchetta

Sono una giornalista appassionata di Università, ricerca e tutto ciò che ruota attorno al mondo dello studio. La mia missione su smetteredilavorare.it è quella di esplorare e raccontare le sfide e le opportunità che gli studenti e i ricercatori affrontano ogni giorno. Credo fermamente nel potere della conoscenza e nel valore dell'istruzione come strumento di cambiamento.Oltre a dedicarmi alla mia passione per l'istruzione, mi piace anche tuffarmi nel mondo dello spettacolo e del cinema. Scrivere di film e eventi culturali mi permette di esprimere la mia creatività e di esplorare le diverse sfaccettature della vita. Quando non sono impegnata a scrivere, mi trovate spesso a cercare nuovi film da vedere o a discutere di tendenze culturali con amici e colleghi. La mia curiosità mi guida in ogni racconto e spero che le mie parole possano ispirare e informare chi legge.

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