Teheran, 31 gennaio 2026 – In un clima di tensione sempre più alta in Medio Oriente, il comandante dell’esercito iraniano, Amir Hatami, ha annunciato che l’Iran è in uno stato di “massima allerta”, pronto a reagire a qualsiasi provocazione. Le sue parole, riportate dall’agenzia ufficiale Irna, arrivano in un momento in cui tutta la regione osserva con attenzione ogni mossa delle forze statunitensi e israeliane, dopo settimane segnate da incidenti e reciproche accuse.
Iran al massimo della guardia
“Siamo pronti a difenderci in ogni momento”, ha detto Hatami, sottolineando che l’esercito iraniano segue “molto da vicino i movimenti del nemico nella regione”. Il riferimento agli Stati Uniti è chiaro, così come quello al cosiddetto “regime sionista”, con cui Teheran indica Israele. “Abbiamo il dito sul grilletto – ha aggiunto il comandante – e se il nemico farà un passo falso, metterà a rischio la propria sicurezza e quella dell’intera regione”. Un messaggio che non lascia spazio a dubbi: ogni attacco, ha avvertito Hatami, “riceverà una risposta dura e causerà seri danni all’Iran”.
La dichiarazione arriva dopo una serie di movimenti militari nel Golfo Persico. Secondo fonti locali, nelle ultime 48 ore si sono visti spostamenti di navi da guerra americane vicino allo Stretto di Hormuz, mentre l’aviazione israeliana ha intensificato le ricognizioni lungo i confini a nord. In questo clima, la leadership iraniana ribadisce la volontà di non cedere alle pressioni esterne.
Shamkhani: “Risposta proporzionata ma decisa”
A rafforzare la posizione di Teheran è intervenuto anche Ali Shamkhani, rappresentante del leader supremo Ali Khamenei presso il Consiglio Supremo di Difesa. In un’intervista rilasciata ieri sera ai media nazionali, Shamkhani ha chiarito: “Il nostro messaggio è semplice: qualsiasi segnale di ostilità da parte del nemico sarà seguito da una risposta proporzionata, efficace e deterrente”. Parole che confermano la linea dura adottata dal governo iraniano nelle ultime settimane.
Shamkhani ha poi precisato che questa risposta potrebbe arrivare fino “all’attacco alle radici del regime sionista”, lasciando intendere che eventuali azioni militari non si limiteranno a una semplice difesa. Secondo alcuni analisti locali, si tratta di un avvertimento diretto sia a Washington sia a Tel Aviv, in un momento in cui i rapporti diplomatici tra i tre Paesi sono ai minimi storici.
La regione osserva con apprensione
La situazione resta molto tesa. A Teheran, la gente segue con preoccupazione gli sviluppi. Nei caffè del centro si sente un senso di inquietudine diffuso: “Speriamo di non arrivare a uno scontro diretto”, ha confidato ieri sera un commerciante del bazar centrale. Anche nei corridoi della diplomazia internazionale si intensificano i contatti. Fonti europee parlano di nuovi colloqui tra rappresentanti dell’Unione Europea e delegati iraniani in programma nelle prossime ore.
Dall’altra parte, gli Stati Uniti mantengono un atteggiamento prudente. Un portavoce del Dipartimento di Stato ha ribadito che Washington “segue con attenzione la situazione” e invita tutti a mantenere la calma. Israele, invece, non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali nelle ultime 24 ore, ma fonti vicine al governo fanno sapere che l’esercito resta in stato di allerta.
Verso il futuro: tra rischi e speranze
In questo quadro, la comunità internazionale osserva con preoccupazione l’evolversi della crisi. Gli esperti notano come la retorica degli ultimi giorni abbia fatto salire la tensione. Eppure, dietro le parole forti, restano margini per una possibile distensione: secondo alcuni diplomatici occidentali, Teheran potrebbe aprirsi al dialogo se arrivassero segnali concreti da parte degli Stati Uniti.
Per ora, però, la parola d’ordine è prudenza. Le prossime settimane saranno decisive per capire se la crisi potrà essere contenuta o se rischia di aprire un nuovo fronte di instabilità nel cuore del Medio Oriente.










