Park City, 31 gennaio 2026 – Natalie Portman, protagonista di The Gallerist, ha parlato ieri al Sundance Film Festival di quanto sia sottile il confine tra compromesso e perdita di sé, soprattutto nel mondo dell’arte contemporanea. Seduta accanto alla regista Cathy Yan e agli altri membri del cast, ha risposto alle domande del pubblico subito dopo la proiezione della commedia nera, che vede tra gli interpreti anche Jenna Ortega, Sterling K. Brown, Zach Galifianakis, Da’Vine Joy Randolph, Catherine Zeta-Jones, Daniel Brühl e la popstar Charli XCX.
Il compromesso: una linea sottile nell’arte e nella vita
“Quello del compromesso è un terreno scivoloso”, ha raccontato Portman con una punta di ironia. “Si dice sempre di sì, si pensa di poter accettare tutto, e poi ti ritrovi a lavarti il sangue dalle mani”. Un’immagine forte che rispecchia la storia di Polina Polinski, la sua gallerista sull’orlo del fallimento, costretta a fare i conti con le regole spesso spietate del mercato dell’arte.
Nel film, la protagonista si muove tra le sale di una fiera ispirata ad Art Basel, alle prese con una mostra da allestire e un impianto di aria condizionata che non funziona. “Nel nostro lavoro qualcosa che nasce dalle emozioni diventa una merce”, ha aggiunto l’attrice. “C’è qualcosa di magico e al tempo stesso di terribile in tutto questo. Lo vedi quando i fondi finanziari trasformano ciò che nasce dall’anima in un lingotto d’oro da mettere in magazzino”. Eppure, ha confessato Portman, “tutti noi dipendiamo dal mercato per poter continuare a fare quello che amiamo”.
Una satira tagliente sul mercato dell’arte
La regista Cathy Yan ha raccontato come il film sia nato dall’osservazione delle contraddizioni del sistema artistico. “Abbiamo visto una banana attaccata al muro venduta per milioni di dollari”, ha ricordato, riferendosi all’opera di Maurizio Cattelan. “Nel film facciamo un chiaro riferimento a quell’episodio. Mi ha sempre incuriosito chi decide il valore di un’opera, come si stabilisce il prezzo. È tutto così vago, così soggettivo”.
Nel racconto, l’arrivo a sorpresa dell’influencer d’arte Dalton Hardberry (Galifianakis) e una morte improvvisa costringono Polina e la sua assistente Kiki (Ortega) a una mossa tanto creativa quanto spietata. Il film si muove tra paradossi e ipocrisie, offrendo un ritratto ironico ma tagliente del mondo delle gallerie internazionali.
Un festival scosso dalla realtà
L’esordio di The Gallerist è arrivato in giorni segnati dalla morte di Alex Pretti, ucciso da agenti dell’ICE a Minneapolis. Un evento che ha scosso il festival e su cui le protagoniste hanno preso posizione senza mezzi termini. “Quello che Trump, Kristi Noem e l’ICE stanno facendo ai nostri cittadini e alle persone senza documenti è scandaloso e deve finire”, ha detto Portman ai giornalisti.
Jenna Ortega, visibilmente colpita, ha aggiunto: “La morte di Pretti è devastante. Sono rimasta inorridita. L’assenza di qualsiasi tipo di punizione contro questi agenti da parte del governo è sconvolgente e scoraggiante”. Parole nette, pronunciate davanti a una platea silenziosa.
Ironia e denuncia, tra arte e società
Prodotto da un team internazionale e distribuito da A24, il film oscilla tra commedia nera e satira sociale, senza rinunciare a momenti di denuncia esplicita. “Credo che il discorso sul valore dell’arte valga per molto di ciò che facciamo come artisti”, ha riflettuto Yan. “Il confine tra espressione personale e mercato è sempre più sfumato”.
Il pubblico del Sundance ha accolto la pellicola con applausi e qualche domanda pungente sulle dinamiche del sistema artistico globale. Presente anche con il mockumentary “The Moment”, Charli XCX ha scherzato sull’assurdità di certe mode: “A volte sembra tutto un grande gioco”.
Uscendo dalla sala, resta la sensazione di aver visto un racconto che non si limita a prendere in giro il mondo delle gallerie, ma invita a riflettere su quanto sia facile – per chiunque – perdere la bussola tra compromessi e necessità. Solo allora, forse, si capisce davvero il prezzo che si paga per restare a galla.










