Caracas, 31 gennaio 2026 – Il governo venezuelano ha annunciato ieri la chiusura del centro di detenzione El Helicoide, uno degli edifici più controversi della capitale, con l’intenzione di trasformarlo in un luogo dedicato ad attività sportive, culturali e sociali. La notizia è stata data durante una cerimonia ufficiale trasmessa in diretta dalla televisione di Stato Vtv. La vicepresidente esecutiva, Delcy Rodríguez, ha presentato le nuove linee della missione “Guardiani della Patria”. Una svolta che, secondo Rodríguez, segna l’inizio di una “nuova fase di riconciliazione e ricostruzione istituzionale” per il Paese.
El Helicoide, tra potere e polemiche
Nel quartiere di Roca Tarpeya, a sud-ovest di Caracas, sorge l’edificio a forma di elica che dà il nome a El Helicoide. Per decenni è stato uno dei principali centri di detenzione gestiti dal Sebin, il servizio di intelligence venezuelano. Nel tempo, è diventato un simbolo dell’apparato repressivo del governo, finito spesso nel mirino di organizzazioni internazionali per i diritti umani.
Rapporti delle Nazioni Unite, di Amnesty International e di Human Rights Watch raccontano di numerosi oppositori politici e attivisti detenuti al suo interno, spesso in condizioni definite “gravemente degradanti”. Le stesse organizzazioni hanno documentato casi di tortura, maltrattamenti e altre gravi violazioni dei diritti fondamentali. “El Helicoide è stato per troppo tempo sinonimo di paura e silenzio”, ha detto ieri un attivista locale, che ha chiesto di restare anonimo.
La riconversione: annunciata ma senza certezze
L’annuncio della chiusura arriva in un momento delicato per il Venezuela. Il governo, guidato da Nicolás Maduro, ha appena presentato una proposta di legge di amnistia generale per i prigionieri politici e ha intensificato i messaggi pubblici a favore della “convivenza civile”. Tuttavia, non sono stati forniti dettagli precisi sulla tempistica o sulle modalità per trasformare El Helicoide in centro sociale.
Durante la cerimonia, Delcy Rodríguez ha parlato in modo vago di uno “spazio comunitario aperto a tutti”, senza spiegare quando partiranno i lavori o cosa accadrà agli attuali detenuti. “Aspettiamo ancora informazioni chiare”, ha detto ieri sera un rappresentante dell’Osservatorio Venezuelano delle Prigioni, sottolineando che “serve trasparenza per evitare che tutto resti solo un’operazione di facciata”.
Le reazioni della società civile
La notizia ha diviso associazioni per i diritti umani e familiari dei detenuti. Alcuni hanno accolto la decisione con prudenza, vedendola come “un passo nella giusta direzione”, ma chiedono garanzie sulla sorte di chi è ancora rinchiuso. “Non basta chiudere un edificio: serve un vero cambiamento nelle politiche carcerarie”, ha detto María Fernanda Torres, portavoce del Foro Penal.
Altri temono che questa mossa sia solo un tentativo del governo di migliorare la propria immagine all’estero in vista delle prossime elezioni. “Finché non vedremo fatti concreti, restiamo all’erta”, ha avvertito un esponente di Human Rights Watch.
Un passato difficile da dimenticare
El Helicoide nacque negli anni Cinquanta come centro commerciale all’avanguardia, ma presto la sua storia cambiò rotta. Dal 1985 è stato sede dei servizi segreti e, negli ultimi vent’anni, luogo di detenzione per centinaia di oppositori. Secondo le stime dell’ONU, almeno 300 persone sono passate dalle sue celle solo nell’ultimo decennio.
Oggi il governo promette una nuova vita per l’edificio. Ma tra quelle mura restano scolpite le storie di chi ha vissuto mesi, a volte anni, in condizioni difficili. Solo il tempo dirà se la trasformazione sarà reale o resterà una promessa non mantenuta. Intanto, Caracas osserva con attenzione.










