Milano, 31 gennaio 2026 – Le bollette energetiche delle imprese italiane restano lontane dai livelli di prima della pandemia. Secondo il nuovo rapporto dell’Osservatorio Confcommercio energia (Ocen), nel 2025 la spesa per la luce nel settore terziario è salita del 28,8% rispetto al 2019, mentre quella per il gas è aumentata addirittura del 70,4%. Un peso che si fa sentire soprattutto su ristoranti, negozi alimentari e strutture ricettive, dove la bolletta mensile supera spesso i 2.000 euro. L’allarme arriva proprio mentre si discute il nuovo decreto energia e le associazioni di categoria chiedono interventi urgenti per proteggere le aziende.
Bollette in aumento: i dati del 2025
Il rapporto Ocen, pubblicato oggi, racconta una situazione che molti imprenditori conoscono bene. Gli alberghi di medie dimensioni hanno visto la bolletta mensile toccare i 9.117 euro negli ultimi mesi del 2025; poco meno per i negozi di grandi dimensioni (5.979 euro) e per gli hotel più piccoli (5.263 euro). Anche i negozi alimentari (2.334 euro), i ristoranti (2.083 euro) e i bar (1.009 euro) si trovano a fare i conti con costi nettamente più alti rispetto a sei anni fa. I negozi non alimentari, con una spesa media di 855 euro al mese, restano sotto i mille euro ma non sfuggono agli aumenti.
Confcommercio sottolinea come il costo dell’energia continui a frenare la competitività delle imprese. Il confronto con l’Europa è impietoso: nel 2025 il prezzo medio dell’energia elettrica all’ingrosso in Italia è superiore del 79,6% rispetto alla Francia, del 78,7% rispetto alla Spagna e del 27% rispetto alla Germania. Dal 2019 a oggi, la luce è aumentata del 122% in Italia, quasi il doppio rispetto alla Francia (+64%) e tre volte e mezzo rispetto alla Spagna (+36%).
Oneri di sistema: il peso nascosto nelle bollette
A pesare sulle bollette elettriche non è solo il costo dell’energia – che rappresenta circa il 60% del totale – ma anche gli oneri generali di sistema. Questi sono tornati a incidere per quasi il 20% dopo la fine delle misure straordinarie varate dal governo nei mesi più duri della crisi energetica. L’Osservatorio Confcommercio spiega che il ritorno degli oneri per le utenze non domestiche in bassa tensione (con potenza superiore a 16,5 kW) ha inciso direttamente sulle spese aziendali.
Nel secondo e terzo trimestre del 2025 questi oneri erano stati azzerati, dando un po’ di respiro a molti settori. Solo i negozi non alimentari – con impianti medi da 10 kW – non avevano beneficiato della misura. Ma nel quarto trimestre, con il ritorno degli oneri, la bolletta media mensile è salita del 21%, con punte del 22% per alberghi e grandi negozi.
Imprese in allarme: “Servono interventi immediati”
Di fronte a questi dati, Confcommercio ha scritto al ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, chiedendo norme e politiche di sostegno più decise. “Le piccole e medie imprese rischiano di non reggere l’urto”, si legge nella lettera inviata ieri sera. La richiesta è chiara: servono interventi strutturali, non solo misure emergenziali come quelle adottate finora.
Secondo l’associazione, senza un taglio netto dei costi energetici – o almeno una loro stabilizzazione – molte attività vedranno erosa la propria marginalità. “Non possiamo continuare a competere con Paesi dove l’energia costa la metà”, racconta un imprenditore milanese della ristorazione, che preferisce restare anonimo ma spiega di aver dovuto ridurre gli orari di apertura per contenere le spese.
Il decreto energia e le attese delle imprese
Il nuovo decreto energia, atteso nelle prossime settimane, potrebbe portare novità sugli oneri di sistema e sugli incentivi per migliorare l’efficienza energetica. Ma tra gli operatori regna la prudenza: “Aspettiamo di vedere se arriveranno misure davvero efficaci”, dice un rappresentante dei negozianti romani. Intanto, la fotografia scattata dall’Osservatorio Confcommercio mette nero su bianco una realtà difficile da ignorare: per molte imprese italiane, la bolletta resta un ostacolo concreto alla ripresa.










