Roma, 31 gennaio 2026 – Dal primo gennaio la Banca d’Italia ha sospeso il rimborso per il servizio di baby-sitting destinato ai propri dipendenti. Una decisione che ha subito scatenato le proteste dei sindacati interni e dei dirigenti. La comunicazione è arrivata in questi giorni tramite la piattaforma welfare gestita da Edenred. Dietro questa scelta, c’è un chiarimento normativo del Ministero dell’Economia e delle Finanze, ma le tensioni, spiegano fonti sindacali, sono tutt’altro che risolte.
Baby-sitting e tasse: il nodo che ha fatto scattare la sospensione
La decisione della Banca d’Italia è legata a una risposta parlamentare del 16 dicembre scorso. La sottosegretaria al Mef, Lucia Albano, ha spiegato che i servizi di baby-sitting possono essere esclusi dal reddito da lavoro solo se fanno parte dell’offerta formativa scolastica. Tradotto: se il servizio arriva da asili nido aziendali o privati, e non è collegato a una scuola pubblica o parificata, allora il beneficio fiscale non vale. In pratica, sia l’azienda che il dipendente devono mettere in conto le tasse.
Albano ha specificato: “Con la risposta fornita al quesito di Telefisco 2025, è stato chiarito che il regime di esclusione dal reddito di lavoro dipendente si applica solo se i servizi di baby-sitting rientrano in iniziative previste dai piani scolastici”. Una precisazione che ha avuto effetti immediati non solo su Bankitalia, ma su tutti i nidi aziendali senza accordi con istituzioni scolastiche.
Sindacati in allarme: “Una decisione ingiusta e frettolosa”
I sindacati non hanno perso tempo a far sentire la loro voce. Il Sibc, che rappresenta i lavoratori, e il Cida, sindacato dei dirigenti, hanno duramente criticato la scelta della banca centrale guidata da Fabio Panetta. In una nota, il Cida parla di “stravolgimento interpretativo assolutamente irragionevole”. E aggiunge: “Non conosciamo scuole che includano il baby-sitting nel loro piano formativo”.
Il Sibc punta il dito contro la stessa Banca d’Italia, accusandola di aver agito troppo in fretta. “Non può applicare indicazioni, ma solo norme chiare”, dicono i rappresentanti dei lavoratori. E avvertono: “Prima di fare una mossa che penalizza i genitori con figli piccoli, la banca dovrebbe presentare un interpello formale all’Agenzia delle Entrate, chiedendo spiegazioni”.
Welfare aziendale in bilico: cosa rischiano i dipendenti
Il problema non riguarda solo il baby-sitting. Il pacchetto welfare della Banca d’Italia è tra i più generosi in Italia. Oltre a un bonus da 1.180 euro esentasse per varie attività, fino a dicembre 2025 erano previsti rimborsi specifici per il baby-sitting: 3.530 euro per figli fino a due anni, 2.940 euro per quelli tra i tre e i cinque anni. Nel pacchetto rientrano anche rimborsi per abbonamenti ai mezzi pubblici, visite mediche, assistenza familiare, buoni spesa e carburante fino a 400 euro, oltre a voucher per viaggi, sport e cultura.
Ora, con la cancellazione del rimborso baby-sitting, si apre il rischio di una revisione più ampia dei servizi che le aziende offrono ai propri dipendenti. Secondo i sindacati, potrebbero essere coinvolti centinaia di nidi aziendali che non hanno accordi con istituzioni scolastiche.
In attesa di un chiarimento ufficiale dall’Agenzia delle Entrate
Resta però un punto cruciale: la risposta del Mef in Parlamento non ha valore di legge. L’Agenzia delle Entrate non ha ancora emesso una circolare ufficiale che chiarisca la situazione. Questo vuoto lascia dubbi e preoccupazioni tra lavoratori e imprese.
“Serve chiarezza immediata”, insistono i sindacati. “Non si possono cambiare regole così delicate senza un documento formale dell’Agenzia delle Entrate”. Intanto, negli uffici di via Nazionale e nelle chat dei dipendenti, cresce l’ansia. Molti genitori temono di dover rinunciare a un aiuto fondamentale per bilanciare lavoro e famiglia.
La partita resta aperta. E tra chi lavora in Bankitalia si sente forte la sensazione che la questione non sia affatto chiusa.










