Bari, 29 gennaio 2026 – Un uomo di 47 anni è stato arrestato a Bari con l’accusa di tentato omicidio dopo aver presumibilmente staccato le apparecchiature che tenevano in vita la madre, una donna anziana malata e allettata per una grave forma di cancro. È successo il 15 dicembre scorso, nell’appartamento di famiglia nel quartiere San Paolo. Un episodio che ha scosso profondamente la comunità e riaperto il dibattito sulle difficoltà dell’assistenza a domicilio.
Il dramma scoperto dall’infermiera: la corsa disperata al pronto soccorso
Secondo gli investigatori, tutto è avvenuto nel primo pomeriggio. Un’infermiera del servizio di assistenza domiciliare, arrivata come ogni giorno per le cure, ha trovato la donna in condizioni critiche: i tubi e i sondini che la tenevano in vita erano stati scollegati. Subito ha capito che qualcosa non andava e ha chiamato il 118 poco dopo le 14. L’ambulanza è arrivata in pochi minuti. I medici hanno stabilizzato la paziente e l’hanno portata d’urgenza al Policlinico di Bari, dove ora è ricoverata in condizioni gravi ma stabili.
Le parole del figlio e la Procura che indaga
Il figlio, unico parente che viveva con la madre, avrebbe detto ai soccorritori di essersi “rimesso alla volontà di Dio”. Una frase che lascia aperti molti interrogativi sulle sue motivazioni, ancora da chiarire. La Squadra Mobile, sotto la guida della Procura di Bari, ha raccolto testimonianze e fatto i primi accertamenti nell’appartamento. “Abbiamo seguito tutte le procedure – ha detto una fonte della Questura –. La priorità era salvare la donna”.
Durante l’interrogatorio davanti al giudice, il 47enne ha scelto di non rispondere. Il suo avvocato, Michele D’Onofrio, ha preferito non commentare. In un primo momento, per lui era scattato il divieto di avvicinarsi alla madre con il braccialetto elettronico, ma poco dopo la Procura ha chiesto e ottenuto il carcere domiciliare.
Una famiglia fragile tra malattia e isolamento
La donna, 78 anni, era seguita da tempo dai servizi sociali e dagli operatori sanitari per un tumore in fase avanzata. Allettata, aveva bisogno di assistenza continua: sondini nasogastrici, ossigeno, e altri supporti erano all’ordine del giorno. Il figlio, disoccupato da qualche mese, era l’unico a prendersi cura di lei in casa. “Non abbiamo mai sentito litigi o urla – racconta una vicina –, sembravano molto uniti”. Ma nelle settimane prima dell’episodio, alcuni operatori avevano notato un crescente disagio nell’uomo, spesso confuso e provato.
Indagini in corso: la salute mentale del figlio sotto la lente
Gli investigatori stanno approfondendo la situazione psicologica e sociale del 47enne. Non risultano precedenti penali né denunce di maltrattamenti. Tuttavia, è previsto un accertamento psichiatrico per capire se al momento del fatto fosse capace di intendere e volere. La Procura contesta il reato di tentato omicidio, sostenendo che l’uomo volesse consapevolmente togliere il supporto vitale alla madre.
La donna resta sotto osservazione in terapia intensiva. Il primario ha detto: “Le condizioni sono stabili ma critiche. Ogni ora è decisiva”. La famiglia, composta da pochi parenti lontani, ha scelto il silenzio.
Assistenza domiciliare sotto pressione: un’emergenza silenziosa
Questo caso ha riportato l’attenzione sulle difficoltà delle famiglie che assistono malati gravi in casa. Nella provincia di Bari, ogni anno più di 2.500 persone sono seguite dai servizi di assistenza domiciliare integrata. “Serve un sostegno psicologico maggiore per chi si prende cura – spiega una rappresentante degli infermieri –, spesso sono lasciati soli davanti a situazioni davvero pesanti”.
La vicenda resta aperta su più fronti: giudiziario, sanitario e sociale. Nei prossimi giorni si cercherà di fare chiarezza sulle responsabilità e sulle condizioni della donna. Nel quartiere San Paolo, intanto, l’attesa è carica di tensione e inquietudine.










