Bruxelles, 29 gennaio 2026 – I ministri degli Esteri dell’Unione Europea hanno scelto oggi, nel corso di una riunione straordinaria a Bruxelles, di inserire la Guardia rivoluzionaria iraniana nella lista delle organizzazioni terroristiche. L’annuncio è arrivato poco dopo le 15, tramite un messaggio pubblicato su X (ex Twitter) dall’Alta rappresentante per la politica estera dell’Ue, Kaja Kallas. Una decisione che segna una svolta netta nei rapporti tra Bruxelles e Teheran, maturata dopo settimane di tensioni e forti pressioni diplomatiche.
L’Ue fa scattare l’allarme terrorismo
La riunione dei ministri degli Esteri, convocata d’urgenza presso il Consiglio dell’Unione Europea, si è svolta in un clima carico di tensione. Fonti diplomatiche raccontano che la proposta di includere la Guardia rivoluzionaria iraniana nella lista nera era sul tavolo da giorni, con Francia e Germania in prima fila a spingere per questa scelta. “La repressione non può restare senza risposta”, ha scritto Kallas nel suo post, sottolineando che “ogni regime che uccide migliaia dei propri cittadini sta scavando la propria fossa”.
La decisione è stata presa all’unanimità dai 27 Stati membri. Secondo fonti interne, questo significa il congelamento dei beni legati alla Guardia rivoluzionaria in Europa e il divieto di qualsiasi rapporto finanziario o logistico con l’organizzazione. Il provvedimento diventerà ufficiale nelle prossime ore, dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell’Ue.
Perché l’Ue ha detto basta
Dietro questa decisione ci sono le gravi violazioni dei diritti umani attribuite alla Guardia rivoluzionaria negli ultimi mesi. Rapporti delle Nazioni Unite e di diverse ong internazionali parlano di una repressione violenta delle proteste in Iran. Solo nell’ultimo anno, secondo Amnesty International, almeno 3.000 civili sono stati uccisi durante manifestazioni antigovernative.
“Non si poteva più chiudere gli occhi”, spiega un diplomatico europeo presente alla riunione. La pressione dell’opinione pubblica internazionale e le richieste di molti parlamentari europei hanno accelerato la decisione. In particolare, la morte di Mahsa Amini, giovane attivista scomparsa lo scorso settembre in circostanze ancora poco chiare, ha scosso profondamente l’Europa.
Teheran reagisce con durezza, la comunità internazionale appoggia l’Ue
La risposta di Teheran non si è fatta attendere. In una nota del ministero degli Esteri iraniano, il governo ha definito la decisione europea “un atto ostile e privo di fondamento legale”. Il portavoce Nasser Kanaani ha avvertito di “conseguenze serie” nei rapporti con l’Unione Europea. “Difenderemo la nostra sovranità e i nostri interessi con ogni mezzo”, ha detto Kanaani in una conferenza stampa convocata d’urgenza.
Sul fronte internazionale, la scelta dell’Ue ha trovato appoggio dagli Stati Uniti e dal Regno Unito. Il segretario di Stato americano Antony Blinken ha parlato di “un passo necessario per isolare chi viola sistematicamente i diritti umani”. Anche la Germania ha espresso soddisfazione: “Era giusto intervenire”, ha commentato la ministra degli Esteri Annalena Baerbock.
Cosa cambia sul piano globale
L’inserimento della Guardia rivoluzionaria iraniana nella lista nera europea rischia ora di complicare ancora di più i già fragili rapporti tra Iran e Occidente. Gli esperti temono ripercussioni sulle trattative per il nucleare e sulle rotte commerciali nel Golfo Persico. Alcuni osservatori sottolineano che questa mossa potrebbe spingere Teheran a rafforzare i legami con Russia e Cina.
A Bruxelles si respira un cauto ottimismo. “Abbiamo mandato un segnale chiaro”, confida un funzionario europeo all’uscita dal Consiglio. Ma tra i corridoi delle istituzioni comunitarie è chiaro che la partita diplomatica con l’Iran è tutt’altro che chiusa. Solo nelle prossime settimane si capirà se la decisione dell’Ue porterà a cambiamenti concreti in Iran o se, invece, rischierà di irrigidire ancora di più il regime di Teheran.










