Niscemi, 28 gennaio 2026 – A Niscemi, in provincia di Caltanissetta, la frana che da giorni minaccia il versante ovest della collina tiene in ansia residenti e autorità. Gli esperti, però, chiariscono subito: il rischio non riguarda tutto il paese. Ieri mattina, durante un sopralluogo con la Protezione Civile, il geologo Nicola Casagli dell’Università di Firenze ha spiegato che la situazione, seppur seria, è limitata: «La frana interessa il versante occidentale fino alla scarpata. Il centro abitato è coinvolto solo in parte, sul bordo», ha detto Casagli, precisando che le parole del capo della Protezione Civile Fabio Ciciliano erano state «mal interpretate».
Case a rischio e zona rossa: cosa succede davvero
I tecnici parlano chiaro: la fascia di sicurezza intorno alla frana è di circa 150 metri. Le case più a rischio, quelle a pochi passi dal ciglio – una ventina o trenta metri – ormai sono da considerare perse. Un vigile del fuoco, durante l’evacuazione, ha detto ai residenti: «Mi dispiace, ma non possiamo rischiare. La situazione è delicata, dobbiamo salvaguardare la vostra sicurezza e la nostra». Il materiale già caduto continua a scivolare a valle, come spesso accade in questi casi. Per ora, però, non si segnalano nuovi cedimenti verso il centro del paese.
Una crisi annunciata: i precedenti non sono un mistero
Questa frana non arriva all’improvviso. Il territorio di Niscemi è da tempo sotto osservazione. Tra il 2018 e il 2019, altre frane avevano già causato danni sulle strade provinciali 10 e 12. Nel 2022, una relazione tecnica inviata alla Regione Sicilia parlava chiaramente di «pericolo elevato e rischio molto alto». Nel 2023 era stato firmato un accordo per dodici interventi di consolidamento e sistemazione idraulica, per oltre 14 milioni di euro. Ma quei lavori non sono mai partiti. «Una tragedia annunciata», dicono in molti tra chi vive qui.
Il ricordo del 1997 e la vastità della frana
Giuseppe Collura, geologo e referente Sigea presente sul posto, ricorda bene cosa successe nel 1997: la frana colpì duro il quartiere Santa Croce. «La chiesa fu tagliata in due, molte case furono abbattute, l’area evacuata. Una ferita che non si è mai rimarginata», racconta a La Stampa. Oggi il fronte della frana si estende per circa quattro chilometri, coinvolgendo tutto il versante dalla cima della collina fino alla pianura. Il paese resta minacciato in una fascia di circa 150 metri.
Le cause: sabbie e argille sotto la città
Dietro questa fragilità ci sono motivi ben noti. Il sottosuolo di Niscemi è fatto di sabbie in superficie e argille più profonde, due materiali che si comportano in modo molto diverso. Collura spiega: «L’acqua penetra nelle sabbie, ma quando incontra le argille impermeabili scivola lateralmente, seguendo superfici quasi orizzontali». Questo favorisce il movimento della terra. Dopo il ’97, sono partiti dei monitoraggi, ma non sono arrivati interventi concreti e duraturi. «I controlli, la gestione delle acque, le opere di protezione non sono mai stati completati o mantenuti», conclude Collura.
Sfollati tra dolore e speranza
Nel quartiere Santa Croce, Adriana Palumbo, avvocata civilista, ha visto la sua casa arrivare sul bordo della frana. «Sono disperata, ho perso un pezzo della mia vita», confida. Suo fratello ha salvato il cagnolino poco prima che la strada cedesse. «In due ore abbiamo perso tutto. La nostra era una bellissima casa con il giardino, ora si affaccia sulla frana». Adriana spera che qualche famiglia possa tornare a casa: «Per me non sarà possibile. Sto facendo i conti con questo dolore. Poi si vedrà».
Evacuazioni e aiuti: i numeri e le risposte
La Protezione Civile parla chiaro: sono circa 1.500 le persone evacuate nelle ultime settimane. Il Comune ha messo in campo aiuti temporanei, fino a 900 euro al mese per ogni famiglia costretta a lasciare la casa. Nel frattempo, i monitoraggi sul terreno continuano. Il sindaco Massimiliano Conti ha chiesto al governo regionale «un intervento rapido e decisivo», sottolineando che «la sicurezza dei cittadini viene prima di tutto».
Niscemi guarda al futuro con timore
Per ora, la priorità è proteggere le persone e mettere in sicurezza le zone più pericolose. Ma cresce la rabbia tra chi vive qui: per gli interventi che non sono mai partiti e per la paura che il paese possa perdere ancora pezzi della sua storia. Niscemi guarda con apprensione verso la piana di Gela, mentre la collina continua a muoversi, lentamente. E nessuno sa quando si fermerà davvero.










