Senigallia, 28 gennaio 2026 – È morto ieri, nella sua casa di Senigallia, Franco Amoroso, il sessantenne malato oncologico la cui immagine disteso a terra nel pronto soccorso aveva fatto il giro d’Italia, suscitando indignazione e accendendo i riflettori sulle difficoltà della sanità pubblica. La sua storia si chiude mentre l’Azienda sanitaria territoriale di Ancona porta a termine l’indagine interna aperta dopo la denuncia della moglie e la diffusione della foto che lo mostrava con il catetere ancora attaccato, in attesa di una barella.
Otto ore sul pavimento: la denuncia che ha fatto scalpore
Il 16 gennaio era diventato virale lo scatto di Franco Amoroso sdraiato sul pavimento del pronto soccorso di Senigallia. Originario di Treviso, ma da tempo residente nelle Marche, aveva dovuto aspettare otto ore prima di ottenere una barella, bloccato dall’affollamento e dalla mancanza di posti letto. “Non ce la faceva più dal dolore”, ha raccontato la moglie Cecilia, che quella mattina era con lui e poi ha deciso di denunciare pubblicamente l’accaduto.
La vicenda ha scosso cittadini, associazioni e politici, diventando in poche ore un caso nazionale. “Non volevo che Franco diventasse un simbolo – ha confidato Cecilia – ma non potevo restare in silenzio davanti a tanta sofferenza”.
Il peggioramento e l’ultimo addio
Negli ultimi giorni le condizioni di Amoroso sono peggiorate rapidamente. Da due anni lottava contro un tumore, seguito dall’Associazione Oncologica Senigalliese e dai medici dell’ospedale di Torrette, ad Ancona. Giovedì scorso aveva fatto una visita in reparto; il giorno dopo aveva accettato una nuova terapia via email. “Speravamo iniziasse presto – ha detto la moglie – ma forse è andata così per il meglio: ha sofferto troppo”.
Domenica sera, nella loro casa di via Verdi, Franco si è spento circondato dall’affetto di Cecilia e dei volontari che lo seguivano. “Il mio amato Franco non c’è più”, ha detto Cecilia con la voce rotta dal dolore. La notizia ha fatto rapidamente il giro della città, dove molti conoscevano la coppia e avevano seguito con partecipazione la sua storia.
L’indagine e le reazioni ufficiali
Proprio il giorno della morte di Amoroso, l’Azienda sanitaria territoriale di Ancona ha chiuso l’indagine interna partita dopo la denuncia. “Abbiamo ricostruito i turni, verificato la presenza del personale e analizzato le condizioni del reparto in quel momento”, ha spiegato il direttore sanitario. I risultati dell’inchiesta non sono ancora stati resi noti.
Nel frattempo, la vicenda è arrivata in Parlamento. Il 19 gennaio, la senatrice Sandra Zampa (Pd) ha chiesto un’ispezione ministeriale al pronto soccorso di Senigallia. “Non possiamo accettare che un paziente oncologico resti otto ore a terra”, ha dichiarato in aula. Il Ministero della Salute ha assicurato che seguirà da vicino la situazione e valuterà eventuali provvedimenti.
Una ferita aperta per la sanità pubblica
La storia di Franco Amoroso ha riacceso il dibattito sulle condizioni dei pronto soccorso italiani, spesso alle prese con carenze di personale e sovraffollamento. I dati ISTAT mostrano che nel 2025 più del 30% dei pazienti oncologici ha incontrato difficoltà ad accedere alle cure urgenti. “Serve un piano straordinario per rafforzare i servizi”, ha sottolineato il presidente della Federazione degli Ordini dei Medici, Filippo Anelli.
A Senigallia, amici e conoscenti si preparano a dare l’ultimo saluto a Franco. Cecilia chiede rispetto per il dolore della famiglia, ma lancia anche un messaggio chiaro: “Spero che nessuno debba più passare quello che abbiamo vissuto noi”. Un appello che resta sospeso tra le corsie dell’ospedale e i palazzi delle istituzioni, mentre la sanità pubblica si interroga sulle sue fragilità.










