Milano, 28 gennaio 2026 – Questa mattina l’Istat ha reso noti i dati sul clima di fiducia di consumatori e imprese in Italia per gennaio 2026, mostrando un piccolo ma significativo miglioramento rispetto a dicembre. L’indice di fiducia dei consumatori è salito da 96,6 a 96,8, mentre l’indicatore complessivo del clima di fiducia delle imprese è cresciuto più decisamente, passando da 96,6 a 97,6. Un segnale che, secondo gli esperti, indica una cauta ripresa delle aspettative economiche nel Paese.
Consumatori più fiduciosi, ma la prudenza resta
L’Istat segnala un “leggero miglioramento delle opinioni sul quadro economico nazionale e sulle prospettive future” tra i consumatori. In particolare, il clima economico percepito è passato da 97,0 a 97,4, mentre il dato sul clima futuro è salito da 91,6 a 92,3. Restano però più prudenti le valutazioni sulla situazione personale e attuale: il clima personale si attesta a 96,6 (leggermente sopra il 96,4 di dicembre), mentre il clima corrente resta praticamente stabile.
“C’è un’apertura cauta all’ottimismo, ma le famiglie continuano a muoversi con molta attenzione”, ha spiegato un ricercatore dell’Istat contattato subito dopo la pubblicazione del rapporto. “L’inflazione e il mercato del lavoro restano un peso sulle decisioni quotidiane”.
Imprese: segnali positivi da servizi e manifattura
Sul fronte delle imprese, il quadro è più variegato. L’indice di fiducia cresce in modo netto nei servizi di mercato, passando da 100,2 a 103,4, e nella manifattura, che sale da 88,5 a 89,2. Questi dati, dicono gli addetti ai lavori, potrebbero anticipare una ripresa degli investimenti e della produzione nei prossimi mesi.
“Abbiamo visto un aumento degli ordini già nelle prime settimane dell’anno”, conferma un imprenditore milanese del settore metalmeccanico. “C’è più movimento rispetto all’autunno scorso, anche se la situazione rimane fragile”.
Non mancano però segnali di difficoltà: nelle costruzioni, l’indice cala da 101,0 a 99,8, mentre nel commercio al dettaglio si registra una flessione più marcata, da 106,9 a 102,5. L’Istat attribuisce questi dati all’aumento dei costi e alla riduzione dei consumi in alcuni settori.
Le voci dal mercato: “Ripresa lenta ma concreta”
Gli operatori e le associazioni di categoria confermano un clima di attesa. “Il dato sui servizi è un segnale positivo”, ha detto il presidente di Confcommercio Lombardia durante un incontro a Palazzo Pirelli. “Però la domanda interna resta debole e molte imprese lavorano ancora con margini stretti”.
Anche i consumatori non si mostrano troppo ottimisti. In una caffetteria di corso Buenos Aires a Milano, una giovane madre racconta: “Si vede qualche segnale positivo, ma con i prezzi così alti è difficile pensare a spese extra”.
Guardando avanti: prudenza e piccoli passi
Gli analisti invitano a non farsi prendere dall’entusiasmo. “Il miglioramento degli indici c’è, è vero”, spiega un economista dell’Università Bocconi, “ma la crescita è ancora modesta e non uniforme tra i vari settori”. Le stime preliminari diffuse dall’Istat indicano che questa tendenza potrebbe consolidarsi nei prossimi mesi, a patto che non arrivino nuovi shock dall’estero.
In sintesi – anche se non lo dicono i comunicati ufficiali – i dati di gennaio raccontano un’Italia che prova a lasciare alle spalle le incertezze degli ultimi mesi. Un percorso lento, fatto di piccoli passi avanti e qualche stop. Eppure, come emerge dalle testimonianze di chi ogni giorno vive il mercato o fa i conti con il bilancio di casa, la fiducia – pur fragile – sembra tornare a farsi strada.










