Budapest, 28 gennaio 2026 – La procura di Budapest ha ufficialmente denunciato il sindaco della capitale ungherese, Gergely Karácsony, chiedendo una multa per aver organizzato il Pride lo scorso 28 giugno, nonostante il divieto imposto dalle autorità. L’accusa riguarda la presunta violazione della libertà di associazione e di riunione. Una vicenda che riporta al centro del dibattito i diritti civili in Ungheria e le tensioni tra il governo centrale e l’amministrazione locale.
Pride vietato, il sindaco sfida il divieto
La stampa locale racconta che la manifestazione del Pride era stata vietata dalla prefettura di Budapest per motivi di ordine pubblico. Nonostante questo, Karácsony ha deciso di sostenere l’evento, partecipando in prima persona e invitando i cittadini a non rinunciare alla libertà di espressione. Secondo la procura, questa scelta ha infranto le regole vigenti, aprendo la strada a una multa.
Il sindaco, appena ricevuta la notifica, ha risposto con un post su X (ex Twitter). “Ero solo un sospettato, ora sono accusato perché ho difeso la libertà, la mia e quella degli altri”, ha scritto. Poi ha aggiunto: “Non mi lascerò intimidire né mettere a tacere. Difendere la libertà, la libertà di parola e l’amore non può essere un crimine. Nonostante minacce o punizioni, continuerò a lottare. La libertà e l’amore non si vietano!”.
Un’accusa nel cuore delle tensioni politiche
La denuncia della procura di Budapest arriva in un clima già teso tra il governo nazionale di Viktor Orbán e le amministrazioni locali più progressiste. Il Pride di giugno aveva attirato l’attenzione internazionale proprio per il divieto imposto dalle autorità centrali, giustificato con motivi di sicurezza. Ma per molte associazioni per i diritti civili, quella mossa aveva un chiaro intento politico.
Karácsony, figura di spicco dell’opposizione e simbolo del fronte progressista, aveva già criticato apertamente le politiche restrittive del governo sui diritti LGBTQ+. La sua presenza al Pride era stata vista come un segnale di sfida e solidarietà verso la comunità arcobaleno.
Reazioni nette dalla società civile e dalla politica
La notizia della denuncia ha scatenato subito reazioni. Diverse organizzazioni per i diritti umani hanno espresso solidarietà al sindaco, definendo la mossa della procura “un segnale preoccupante” per la democrazia ungherese. Amnesty International Ungheria ha parlato di “tentativo di intimidire chi difende i diritti fondamentali”. Anche alcuni parlamentari dell’opposizione hanno chiesto rispetto per la libertà di manifestare.
Dal fronte della maggioranza, invece, si è ribadita la necessità di rispettare le leggi e le decisioni delle autorità. “Nessuno è al di sopra delle regole”, ha detto un portavoce del governo, sottolineando che “la sicurezza pubblica viene prima di tutto”.
Cosa succederà adesso?
La vicenda andrà avanti in tribunale. Nei prossimi giorni si deciderà se mandare o meno a processo Karácsony. In caso di condanna, il sindaco rischia una multa salata, ma non si escludono conseguenze politiche più ampie.
Nel frattempo, la comunità LGBTQ+ di Budapest si prepara a nuove mobilitazioni. “Non ci faremo fermare dalle intimidazioni”, ha detto uno degli organizzatori del Pride. La città resta così sotto i riflettori internazionali per la battaglia sui diritti civili nell’Europa dell’Est.
Secondo gli osservatori locali, la denuncia contro Karácsony segna un nuovo capitolo nelle tensioni tra istituzioni locali e governo centrale. Una partita che va oltre Budapest e che potrebbe influenzare il dibattito sui diritti civili in tutta la regione.










