Roma, 27 gennaio 2026 – Torna al centro del dibattito politico la riapertura del condono edilizio del 2003, con la maggioranza che ha depositato tre emendamenti identici al decreto Milleproroghe. L’iniziativa, firmata da Fratelli d’Italia (Vietri), Lega (Zinzi) e Forza Italia (Patriarca), punta a modificare l’articolo 32 del decreto di oltre vent’anni fa, affidando alle Regioni il compito di gestire la nuova sanatoria. Dopo il tentativo fallito durante la legge di bilancio, il tema torna con un testo che, secondo i promotori, vuole risolvere “situazioni pendenti” e uniformare le regole su tutto il territorio nazionale.
Condono edilizio 2003: cosa cambia davvero
Gli emendamenti presentati in Commissione Affari costituzionali indicano quali abusi potranno essere “suscettibili di sanatoria edilizia”. Si tratta di interventi realizzati senza o in difformità del permesso edilizio, sia che rispettino o meno le norme urbanistiche, fino a lavori di ristrutturazione o restauro fatti senza autorizzazione. Nel testo si parla anche di “opere non valutabili in termini di superficie o volume”, allargando così il campo delle possibili regolarizzazioni. Rimane però esclusa ogni sanatoria per i casi definiti “di insuscettibilità assoluta”, come le costruzioni in aree vincolate o sotto tutela paesaggistica.
Regioni al centro, tempi stretti
Il cuore della proposta è il ruolo delle Regioni, chiamate entro 60 giorni dall’entrata in vigore della norma a varare una legge di attuazione. Saranno quindi loro a stabilire “le possibilità, le condizioni e le modalità per accedere alla sanatoria”, con ampi margini per definire i criteri. Una scelta, spiegano fonti parlamentari, pensata per evitare scontri con le competenze locali e per tenere conto delle diverse realtà urbanistiche del Paese. “Non è un via libera a tutto – sottolinea un esponente della maggioranza – ma uno strumento per chiudere pratiche ferme da anni”.
Occhio alle zone sismiche
Un capitolo a parte è dedicato alle costruzioni in zona sismica. Gli emendamenti chiariscono che, per la sanatoria, “rimane in ogni caso obbligatorio che l’intervento rispetti le norme tecniche per le costruzioni in zone sismiche vigenti sia al momento della realizzazione sia al momento del rilascio del titolo in sanatoria”. Così si vuole evitare di regolarizzare edifici a rischio, mantenendo alta la sicurezza.
Le reazioni politiche: tensioni e dubbi
La proposta ha subito acceso lo scontro tra maggioranza e opposizione. Dal Partito Democratico arrivano critiche pesanti: “Si rischia di premiare chi ha violato le regole e di incentivare nuovi abusi”, ha detto la deputata Chiara Braga. Il Movimento 5 Stelle, invece, chiede “chiarezza sui limiti e sulle esclusioni”. Tra gli addetti ai lavori si fa notare che la misura potrebbe coinvolgere migliaia di pratiche ancora aperte nei comuni italiani, soprattutto nei piccoli centri dove l’abusivismo edilizio è ancora diffuso.
Un tema che non si spegne mai
Il condono edilizio è una questione che torna da decenni nel dibattito sull’urbanistica italiana. L’ultimo provvedimento risale al 2003, quando il governo Berlusconi approvò una sanatoria che permise di regolarizzare circa 1,7 milioni di immobili. Da allora, vari tentativi di riapertura si sono susseguiti senza successo. Ora la maggioranza ci riprova, puntando su una gestione regionale e su regole più rigide per le aree sensibili. Il futuro della nuova sanatoria dipenderà dal percorso parlamentare degli emendamenti: solo allora si capirà se vedrà davvero la luce o resterà un annuncio destinato a scontrarsi con veti e resistenze. Nel frattempo, nei corridoi di Montecitorio, il confronto resta acceso e le distanze tra le parti sembrano ancora grandi.










