Roma, 27 gennaio 2026 – Gianluca Molinaro, 48 anni, è stato condannato all’ergastolo dalla prima Corte d’Assise di Roma per l’omicidio aggravato della sua ex compagna, Manuela Petrangeli. Il delitto è avvenuto il 4 luglio 2024 davanti alla clinica Villa Sandra, nel quartiere Portuense. La sentenza, pronunciata nel pomeriggio di oggi, chiude un processo segnato da testimonianze cariche di dolore e dalla confessione dell’imputato. La procura aveva chiesto il massimo della pena, puntando il dito contro la premeditazione e le minacce continue che avevano preceduto il gesto.
Omicidio sotto gli occhi di tutti: la dinamica e la confessione
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Manuela Petrangeli, 45 anni, era appena uscita dal lavoro e camminava con una collega, intorno alle 16.30, quando è stata raggiunta dai colpi di fucile sparati da Molinaro. L’uomo, rimasto seduto nella sua auto parcheggiata a pochi passi dall’ingresso della clinica, ha aperto il fuoco senza scendere dal mezzo. Due colpi a breve distanza. Sul posto sono arrivati subito i soccorsi del 118 e i carabinieri della stazione di Monteverde, ma per Manuela non c’è stato nulla da fare.
Dopo l’omicidio, Molinaro ha inviato un messaggio vocale a un’altra ex compagna, Debora Notari: “Gli ho sparato du’ botti”, ha detto con voce fredda. Proprio lei ha chiamato i carabinieri e ha parlato con lui al telefono per quasi un’ora, finché lui non si è presentato alla caserma di via Ramazzini per costituirsi. “Era sconvolto, non sapeva cosa fare”, ha raccontato la donna in aula.
Minacce e stalking: una spirale che non si è fermata
La Corte d’Assise ha riconosciuto le aggravanti della premeditazione e dello stalking. Gli atti mostrano come Molinaro avesse perseguitato Manuela per mesi con messaggi minacciosi e intimidazioni pesanti. “Ti vengo a pisciare sulla bara”, “Mi prenderò la mia rivincita”, “Sarà una vendetta che ti segnerà per sempre” sono solo alcune delle frasi raccolte dagli investigatori. In uno dei messaggi, l’uomo aveva persino citato Hannibal Lecter, il celebre personaggio dei thriller.
I due erano separati da tre anni e avevano un figlio di nove anni. Manuela aveva confidato più volte alle colleghe di sentirsi in pericolo. “Aveva paura, lo diceva spesso”, ha riferito una collega durante il processo. Proprio quel pomeriggio, poco prima dell’agguato, la donna aveva appena finito una telefonata con il figlio.
Vita lavorativa e legami familiari
Manuela Petrangeli lavorava da circa vent’anni come operatrice sanitaria alla casa di cura Villa Sandra. Nel quartiere era conosciuta per la sua dedizione ai pazienti e per la riservatezza. “Era una persona gentile, sempre pronta ad aiutare”, ha detto una collega fuori dal tribunale. Molinaro invece era impiegato come Oss nel centro di riabilitazione Don Guanella.
La notizia dell’omicidio ha scosso profondamente la comunità. Il giorno dopo, davanti alla clinica, sono comparsi fiori e biglietti di cordoglio. “Non ci sono parole”, si leggeva su uno dei cartelli lasciati dai colleghi.
Sentenza e reazioni: giustizia ma senza pace
La Corte ha motivato la condanna sottolineando la gravità del fatto e la freddezza con cui Molinaro ha pianificato l’agguato. “Un gesto calcolato, frutto di un odio coltivato nel tempo”, ha spiegato il presidente della Corte durante la lettura della sentenza. L’imputato ha ascoltato senza dire una parola, senza mostrare alcuna reazione.
Fuori dal tribunale, i familiari di Manuela hanno accolto la decisione con compostezza. “Non ci ridà nostra sorella, ma almeno è stata fatta giustizia”, ha detto uno dei fratelli ai giornalisti.
Un dramma che riaccende il dibattito sulla violenza contro le donne
Il femminicidio di Manuela Petrangeli si inserisce in una lunga lista di casi che hanno colpito Roma e l’Italia negli ultimi anni. Secondo i dati del Ministero dell’Interno, nel 2025 sono state uccise 120 donne in ambito familiare o affettivo. “Serve più prevenzione, più ascolto”, ha detto la presidente del centro antiviolenza Differenza Donna.
Con la condanna all’ergastolo di Molinaro si chiude un processo che lascia però aperti molti interrogativi sulla capacità delle istituzioni di proteggere chi subisce stalking e minacce continue. Il figlio della coppia è stato affidato ai servizi sociali e ai parenti materni.










