Roma, 26 gennaio 2026 – L’Associazione Magistrati della Corte dei conti lancia un chiaro allarme sul nuovo decreto-legge sulle Grandi opere, che sta prendendo forma a Palazzo Chigi. Al centro del dibattito c’è il tentativo di dare il via libera al progetto del Ponte sullo Stretto di Messina. Ma, avvertono i magistrati, il testo rischia di aggirare i controlli già messi in guardia dalla Corte in passato, riducendo la supervisione e mettendo in campo nuove tutele per chi prende le decisioni pubbliche.
Controllo di legittimità a rischio
Il nodo è proprio qui: il nuovo decreto prevede una nuova delibera Cipess (Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile). Ma, spiegano i magistrati, questo potrebbe svuotare di senso il controllo della Corte dei conti. “Il provvedimento – si legge nella nota ufficiale – creerebbe una sorta di scudo per evitare responsabilità anche in caso di gravi danni alle casse pubbliche”. Una mossa che, secondo l’associazione, mette in pericolo la funzione di tutela che spetta alla magistratura contabile.
Corte dei conti: cosa non va
La presa di posizione arriva dopo settimane di indiscrezioni e bozze che circolano tra i ministeri. Il timore è che, nel tentativo di accelerare le Grandi opere, si finisca per togliere strumenti fondamentali per evitare sprechi e abusi. “Non è solo una questione legata al Ponte sullo Stretto – spiega un magistrato che preferisce restare anonimo – ma un principio più ampio: il controllo preventivo serve a proteggere i soldi pubblici e a garantire che le decisioni siano legali”.
Il Ponte e le tensioni istituzionali
Il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina è tornato prepotentemente al centro della scena politica. È uno dei dossier più delicati degli ultimi decenni. In passato, la Corte aveva già sollevato dubbi sulla legittimità e sulla sostenibilità finanziaria dell’opera. Oggi, con il nuovo decreto in arrivo, si riaccendono le tensioni tra governo e magistratura contabile. Da Palazzo Chigi fanno sapere che l’obiettivo è “far partire un’opera strategica per il Sud”, ma senza infrangere le regole.
Reazioni politiche
La nota dell’Associazione Magistrati della Corte dei conti ha subito scatenato reazioni nel mondo politico. Il Partito Democratico, attraverso il deputato Stefano Graziano, chiede “massima trasparenza e rispetto delle regole”. Dalla maggioranza, invece, si parla di “superare i veti burocratici” per rilanciare gli investimenti nelle infrastrutture. In serata, il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha ribadito: “Il Ponte si farà nel rispetto delle leggi”, ma ha aggiunto che “l’Italia non può più permettersi ritardi”.
Cosa prevede il decreto
Le prime bozze del decreto-legge sulle Grandi opere, circolate tra Camera e Senato, puntano a semplificare l’approvazione delle delibere Cipess per le infrastrutture strategiche. In pratica, si vuole limitare il potere di veto della Corte dei conti, restringendo la responsabilità degli amministratori pubblici solo ai casi di dolo. Una scelta che, secondo i magistrati, apre una zona grigia nella tutela delle finanze pubbliche.
Il nodo della responsabilità
Al centro della disputa c’è la questione della responsabilità per colpa grave. I magistrati temono che i nuovi “scudi” possano indebolire lo Stato nella battaglia contro i danni erariali. “Non è una questione personale – racconta un giudice della sezione controllo – ma di equilibrio tra efficienza e legalità”. Lo scontro tra governo e Corte dei conti sembra destinato a durare, con il rischio concreto di un conflitto istituzionale.
Cosa succederà
Il testo definitivo dovrebbe arrivare in Consiglio dei ministri entro febbraio. Nel frattempo, l’Associazione Magistrati della Corte dei conti chiede un confronto aperto con l’esecutivo e invita Parlamento e cittadini a tenere alta la guardia sulla legalità. Sullo sfondo resta il Ponte sullo Stretto: un’opera simbolo che divide ancora politica e istituzioni, tra bisogno di sviluppo e necessità di trasparenza.










