Genova, 25 gennaio 2026 – Dal 20 marzo al 19 luglio 2026, le sale dell’Appartamento del Doge di Palazzo Ducale a Genova ospiteranno la mostra “Van Dyck l’europeo. Il viaggio di un genio da Anversa a Genova e Londra”. Un percorso che, attraverso 58 opere, racconta la vita e l’arte di Antoon van Dyck, maestro fiammingo del Seicento famoso per la sua capacità di unire eleganza, tecnica e profondità psicologica nei suoi dipinti. La retrospettiva, curata da Anna Orlando e Katlijne Van der Stighelen, è la più grande dedicata all’artista negli ultimi venticinque anni. Arrivano prestiti da musei e collezioni di tutta Europa.
Van Dyck e le corti d’Europa: un viaggio tra arte e potere
La mostra nasce dal desiderio di ripercorrere i momenti chiave della carriera di van Dyck, mettendo in luce la sua natura di artista “europeo” per eccellenza. Nato ad Anversa nel 1599, van Dyck cresce nella bottega di Rubens, da cui eredita il segno deciso e la costruzione delle scene. Ma è il viaggio in Italia, tra il 1621 e il 1627, che segna una svolta decisiva. In particolare a Genova, dove il pittore assorbe la sobrietà cromatica della tradizione rinascimentale italiana e dà vita a uno stile personale, riconoscibile e raffinato.
“Van Dyck riuscì a mettere insieme sensibilità e idee provenienti da ambienti diversi, trasformandole in qualcosa di nuovo”, spiega Anna Orlando. Ma è solo dopo il trasferimento a Londra, chiamato da Carlo I d’Inghilterra, che l’artista raggiunge la sua maturità piena. Diventa ritrattista ufficiale della corte e lascia un segno profondo nella pittura europea.
Capolavori da tutta Europa in mostra a Genova
La mostra si sviluppa in dieci sezioni tematiche, con opere provenienti da grandi musei come il Louvre di Parigi, il Prado e il Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, la National Gallery di Londra, e importanti istituzioni italiane come gli Uffizi, la Pinacoteca di Brera e i Musei Reali di Torino. Tra i prestatori anche fondazioni private come la belga Phoebus e la portoghese Gaudium Magnum.
Il pubblico potrà vedere da vicino alcuni degli autoritratti più famosi di van Dyck, compreso quello realizzato quando aveva appena quindici anni. In mostra anche una selezione di opere sacre, dove teatro e introspezione si mescolano con equilibrio. Tra i pezzi più attesi ci sono il “Matrimonio mistico di Santa Caterina” dal Prado, il “San Sebastiano” dalla Scottish National Gallery di Edimburgo e un inedito “Ecce Homo” proveniente da una collezione privata europea.
Un artista moderno e inquieto
Van Dyck, ricordano i curatori, era un artista inquieto, attento ai cambiamenti del suo tempo. Nelle sue opere, la luce non serve solo a illuminare ambienti e oggetti, ma racconta stati d’animo complessi. “Era un osservatore attento, capace di cogliere l’anima dei suoi soggetti”, racconta Katlijne Van der Stighelen. Non era solo il ritrattista delle corti, ma un interprete moderno delle tensioni tra sacro e profano, tra solennità e grazia.
La mostra è organizzata da Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, con il sostegno di Regione Liguria e Comune di Genova. Il comitato scientifico internazionale coinvolge studiosi italiani e stranieri, a conferma del valore dell’iniziativa nel panorama culturale europeo.
Genova ritrova van Dyck: un legame da riscoprire
Per Genova, ospitare le opere di van Dyck significa tornare alle radici. Qui il pittore trovò ispirazione e committenti fondamentali per la sua carriera. “È un’occasione per riscoprire il legame tra la città e uno dei protagonisti più importanti del Barocco europeo”, ha sottolineato il sindaco Marco Bucci durante la conferenza stampa. Dal 20 marzo, dunque, le sale di Palazzo Ducale si trasformeranno in un viaggio tra tre capitali dell’arte, sulle tracce di un genio inquieto che ha saputo parlare a tutta Europa.










