Park City, 25 gennaio 2026 – È l’ultima edizione del Sundance Film Festival nello Utah, un momento che segna la chiusura di un capitolo importante per la rassegna nata quasi cinquant’anni fa per mano di Robert Redford. Il festival, trampolino di lancio per registi come Quentin Tarantino e Ryan Coogler, si prepara a trasferirsi a Boulder, in Colorado, a partire dal 2027. Un cambiamento che ha lasciato un velo di malinconia e qualche domanda aperta, come ha ammesso Judd Apatow durante la prima del suo documentario: “Ci dispiace che questo sia l’ultimo Sundance qui. Vedremo cosa ci riserverà il Colorado”.
Sundance lascia Park City: un addio carico di emozione
Il trasferimento del Sundance non è stata una decisione presa alla leggera. Per più di quarant’anni, le montagne di Park City hanno accolto cineasti indipendenti e giovani talenti da tutto il mondo. Ma le difficoltà economiche, aggravate dalla pandemia, hanno spinto gli organizzatori a guardare altrove, attratti dagli incentivi fiscali e dai sostegni finanziari offerti dal Colorado. “Lasciare una casa dopo così tanto tempo è dura”, ha detto un volontario storico del festival, mentre fuori dall’Egyptian Theatre la neve cadeva fitta fin dal mattino.
Un addio con un programma ricco e variegato
Nonostante l’atmosfera di commiato, il cartellone di quest’anno è stato pieno di appuntamenti di rilievo. Chris Pine e Jenny Slate hanno sfilato sul tappeto rosso per la prima di “Carousel”, la storia di un medico divorziato alle prese con il suo passato. Riz Ahmed ha presentato la serie Amazon “Bait”, dove interpreta un attore in ascesa dopo un provino per James Bond. Ma a toccare davvero il pubblico è stato “Josephine”, con Channing Tatum e Gemma Chan nei panni dei genitori di una bambina testimone di uno stupro a San Francisco, secondo le prime reazioni raccolte tra gli spettatori.
Charli XCX, la nuova voce che conquista il festival
Tra le sorprese più attese, la popstar Charli XCX è protagonista di ben tre film in programma. Spicca soprattutto “The Moment” di Aidan Zamiri, un mockumentary in cui la cantante si racconta in una versione romanzata di sé stessa. Il film ha già trovato distribuzione con lo studio A24, che lo porterà nelle sale americane dal 30 gennaio. Nel cast anche Alexander Skarsgård, Rosanna Arquette ed Emma Corrin. “È stato un viaggio surreale”, ha detto Charli XCX ai giornalisti dopo la proiezione, mentre i fan si ammassavano fuori dal Redstone Cinema.
L’eredità di Robert Redford, il cuore del Sundance
Non si può parlare del festival senza sentire la presenza di Robert Redford, scomparso lo scorso settembre a 89 anni. Fondatore e anima di Sundance, fu lui a spostare la manifestazione nello Utah nel 1985, trasformando un evento in crisi in un punto di riferimento per il cinema indipendente mondiale. “Mio padre non amava i gala, ma questo gli sarebbe piaciuto”, ha ricordato la figlia Amy durante una breve cerimonia in suo onore. Tra gli artisti presenti per rendergli omaggio, anche Ethan Hawke, Woody Harrelson, Chloé Zhao e Ava DuVernay.
Omaggi ai classici: restauri e proiezioni speciali
Durante il festival non sono mancati momenti dedicati ai grandi classici che hanno fatto la storia del Sundance. Tra le proiezioni speciali spicca “Downhill Racer” (1969), il primo vero film indipendente diretto da Redford, ambientato nel mondo dello sci agonistico. Non sono mancati nemmeno i restauri di titoli come “Little Miss Sunshine” e il documentario “American Dream” di Barbara Kopple, pellicole che hanno segnato le passate edizioni.
Un futuro tutto da scrivere
Il festival continuerà fino al primo febbraio, con una novantina di film in programma. Tra hotel e sale affollate si respira un mix di nostalgia e voglia di guardare avanti. “Sundance non è mai stato solo un posto, è uno spirito”, ha detto Ryan Coogler durante una masterclass. Resta da vedere se Boulder saprà raccogliere questa eredità. Intanto, Park City saluta il suo festival con una promessa nell’aria: continuare a credere nel cinema indipendente, ovunque sarà casa.










