Taranto, 24 gennaio 2026 – La vicenda di Bruno, il cane molecolare che aveva commosso l’Italia nell’estate del 2025, si arricchisce di un capitolo del tutto inatteso. La Procura di Taranto mette in dubbio la versione iniziale: Bruno non sarebbe stato ucciso da bocconi avvelenati con chiodi, come aveva denunciato il suo addestratore, Arcangelo Caressa. L’uomo, noto nel mondo della cinofilia per il suo impegno nelle operazioni di soccorso, è ora indagato per simulazione di reato.
L’autopsia smonta la versione di Caressa
Gli accertamenti disposti dalla magistratura ribaltano la prima ricostruzione. L’autopsia sul corpo di Bruno, svolta all’istituto veterinario di Bari su incarico del pm Raffaele Casto, non ha trovato né chiodi né tracce di sostanze tossiche nello stomaco o nell’intestino del cane. Dall’esame necroscopico emerge che Bruno non aveva mangiato da almeno venti ore, forse anche più. Un dettaglio che rende difficile credere all’ipotesi dell’avvelenamento tramite esche.
A complicare ulteriormente la situazione, alcune testimonianze raccolte tra il personale del centro addestramento di Talsano. Un altro addestratore, presente poco dopo le 7 del mattino del ritrovamento, ha detto di non aver visto nulla di sospetto vicino al box di Bruno. “Non c’era nessuna polpetta strana vicino alla gabbia”, ha riferito agli investigatori.
Perquisizioni e sequestri: la svolta nelle indagini
La svolta è arrivata giovedì 22 gennaio, con una serie di perquisizioni a carico di Arcangelo Caressa. I carabinieri hanno sequestrato cellulari, computer e documenti. Contestualmente, è stato bloccato l’accesso ai conti bancari dell’addestratore. Un altro punto sotto la lente degli inquirenti riguarda il modo in cui Caressa ha gestito la morte di Bruno: avrebbe seppellito il cane senza avvisare né le forze dell’ordine né la Asl veterinaria. Un gesto che, per la Procura, potrebbe aver ostacolato le indagini.
Il centro addestramento di Talsano resta al centro dell’attenzione. Gli investigatori stanno ricostruendo con precisione le ultime ore di vita di Bruno e i movimenti di chi si trovava nella struttura. “Stiamo verificando ogni dettaglio”, ha detto una fonte vicina all’inchiesta.
Caressa si difende: “Smontiamo le accuse”
Arcangelo Caressa, di fronte alle accuse, non ci sta. In una diretta Facebook trasmessa ieri pomeriggio, come riportato dal Corriere del Mezzogiorno, ha ribadito la sua versione e annunciato battaglia: “Sono tranquillo, i miei avvocati sapranno smontare questa tesi”. Già all’epoca dei fatti, Caressa aveva presentato denuncia, indicando possibili responsabili e ipotizzando motivazioni legate a vendette nell’ambiente della cinofilia.
“Non ho nulla da nascondere”, ha detto ai suoi sostenitori durante la diretta. “Bruno era come un membro della famiglia. Non accetto che si metta in dubbio la mia onestà”. Intanto i legali stanno preparando una memoria difensiva da presentare alla Procura nei prossimi giorni.
Il ricordo di Bruno, simbolo di coraggio e fedeltà
La morte di Bruno aveva scosso l’intera nazione. L’allora presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, aveva definito “vile e inaccettabile” quell’uccisione e aveva voluto premiare personalmente il cane e il suo addestratore per le tante operazioni di soccorso portate a termine. Bruno era diventato un simbolo. Aveva salvato persone disperse nei boschi e partecipato a complesse ricerche in varie regioni d’Italia.
Oggi, però, la storia rischia di cambiare. La Procura invita alla calma: “Serve ancora tempo per fare chiarezza su tutto”, spiegano da Palazzo di Giustizia. Resta il dolore per la perdita di un animale che aveva conquistato il cuore di molti. Ora la giustizia deve capire cosa sia davvero successo quella mattina nel centro di Talsano.









