Abu Dhabi, 23 gennaio 2026 – Oggi ad Abu Dhabi si riuniscono le delegazioni di Ucraina, Russia e Stati Uniti per affrontare la “questione chiave” dei territori orientali dell’Ucraina”, come ha annunciato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Il vertice, ospitato negli Emirati Arabi Uniti**, segna un nuovo tentativo di mediazione internazionale in un conflitto che, dopo quasi quattro anni, continua a segnare profondamente l’Europa orientale.
Vertice trilaterale negli Emirati: chi siede al tavolo
Fonti diplomatiche ucraine confermano la presenza di inviati speciali di Kiev, Mosca e Washington. Zelensky, in una nota diffusa ieri sera, ha detto che l’obiettivo è “affrontare senza filtri la questione dei territori occupati nell’est del Paese”. Ha poi sottolineato che “la partecipazione americana è fondamentale”, lasciando intendere che Washington potrebbe spingere per un confronto diretto tra le parti.
Il momento non è dei più facili. Nel Donbass, da settimane, si registrano nuovi scontri e accuse reciproche di violazioni del cessate il fuoco. Le autorità ucraine parlano di “pressioni militari crescenti” da parte russa, mentre Mosca sostiene di rispondere solo a “provocazioni” ucraine. Gli Stati Uniti, dal canto loro, hanno più volte chiesto calma e il rispetto degli accordi di Minsk.
Territori e sicurezza, la posta sul tavolo
Al centro del confronto ci sono i territori orientali dell’Ucraina, soprattutto le regioni di Donetsk e Luhansk, in parte controllate da forze separatiste appoggiate da Mosca. Kiev chiede la restituzione completa delle zone occupate dal 2022. Il Cremlino, invece, insiste sulla necessità di garantire “autonomia e diritti” alle popolazioni russofone, una posizione che, secondo fonti occidentali, rischia di bloccare ogni soluzione politica.
“Non accetteremo compromessi sulla sovranità nazionale”, ha ribadito ieri Zelensky durante un incontro con la stampa a Kiev. Dall’altra parte, Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, ha detto che “qualsiasi soluzione dovrà tenere conto della volontà delle comunità locali”. Gli Stati Uniti, rappresentati ad Abu Dhabi dall’inviato speciale per l’Ucraina, John Sullivan, hanno fatto sapere che “la priorità resta la sicurezza e l’integrità territoriale”.
Emirati Arabi Uniti, mediatori in campo
La scelta di Abu Dhabi come sede del vertice non è casuale. Negli ultimi mesi, gli Emirati hanno intensificato i contatti con tutte le parti coinvolte, proponendosi come mediatori “neutrali”. Un funzionario del ministero degli Esteri emiratino ha spiegato che l’obiettivo è “favorire un dialogo diretto e costruttivo”, lontano dalle pressioni delle capitali europee.
La riunione si svolgerà a porte chiuse nel palazzo presidenziale della capitale emiratina. Non sono previsti incontri pubblici o conferenze stampa congiunte. Ma fonti vicine ai negoziatori ucraini dicono che nelle prossime ore potrebbero emergere dettagli su eventuali proposte di compromesso.
Reazioni da tutto il mondo e scenari
La comunità internazionale segue con attenzione gli sviluppi. L’Unione Europea ha espresso “cauto ottimismo” per l’avvio del dialogo trilaterale, pur sottolineando l’importanza di coinvolgere anche Bruxelles nei futuri negoziati. La Cina, attraverso il ministero degli Esteri, ha auspicato “una soluzione pacifica e duratura”.
Sul terreno, però, la tensione resta alta. Nella notte tra lunedì e martedì, secondo l’agenzia Interfax, si sono registrati nuovi bombardamenti nell’area di Avdiivka. Le autorità locali parlano di almeno tre civili feriti. Un segnale che conferma quanto fragile sia la situazione.
Un negoziato difficile, ma inevitabile
Il vertice di Abu Dhabi è solo il primo passo verso una possibile distensione tra Ucraina e Russia, con gli Stati Uniti a mediare. Nessuno si aspetta risultati immediati – lo hanno ammesso fonti ucraine e americane – ma la ripresa del dialogo è un segnale importante dopo mesi di stallo.
“Non ci sono alternative al negoziato”, ha confidato un diplomatico europeo presente ad Abu Dhabi. Resta comunque chiaro che la strada per una pace definitiva è ancora lunga. Solo nelle prossime settimane si capirà se questo confronto negli Emirati potrà davvero aprire uno spiraglio per la pace nell’est dell’Ucraina.










