Abu Dhabi, 23 gennaio 2026 – Sono partiti questa mattina ad Abu Dhabi i colloqui tra Ucraina, Russia e Stati Uniti, un nuovo tentativo di mettere un freno al conflitto che da quasi quattro anni infiamma l’Europa dell’Est. Le delegazioni sono arrivate nelle prime ore della giornata nella capitale degli Emirati Arabi Uniti, accolte da un clima di grande riservatezza, come riferisce Sky News. Il confronto si svolge in una delle sale del prestigioso Emirates Palace, con al tavolo figure chiave dei tre schieramenti.
Al tavolo di Abu Dhabi: chi sono i protagonisti
La delegazione americana è guidata da Steve Witkoff e Jared Kushner, entrambi legati all’ex presidente Donald Trump, insieme al segretario dell’Esercito Usa, Dan Driscoll. Una scelta che, secondo fonti diplomatiche, vuole tenere aperto un canale diretto anche con i pezzi grossi del partito repubblicano, in vista delle elezioni di novembre. “Siamo qui per ascoltare e capire tutte le possibilità”, ha detto uno degli americani poco prima dell’avvio.
Dall’Ucraina arriva una squadra che unisce militari e diplomatici: il ministro della Difesa Rustem Umerov, il capo dell’intelligence militare Kyrylo Budanov, il consigliere diplomatico Serhii Kyslytsia e il capo di stato maggiore Andrii Hnatov. Una formazione che mostra la complessità della partita in gioco. “Non ci aspettiamo miracoli, ma ogni occasione di dialogo va sfruttata”, ha confidato una fonte vicina al governo di Kiev.
La Russia schiera l’inviato personale di Vladimir Putin, Kirill Dmitriev, e il capo dell’intelligence militare, l’ammiraglio Igor Kostyukov. Dmitriev, noto per i suoi ruoli nei fondi sovrani e i contatti con l’Occidente, sembra voler mostrare apertura senza perdere il controllo diretto. Kostyukov rappresenta invece la componente più legata ai servizi di sicurezza.
Tra cautela e speranze: cosa si cerca ad Abu Dhabi
L’appuntamento arriva in un momento teso. Il conflitto tra Russia e Ucraina è tornato a infiammarsi nelle ultime settimane, con bombardamenti su Kharkiv e Odessa e movimenti di truppe nel sud. Gli Stati Uniti, pur restando al fianco di Kiev, hanno intensificato i contatti diplomatici con Mosca su canali separati. “Non ci sono condizioni rigide da parte nostra”, ha spiegato una fonte americana, “ma la sicurezza europea resta al primo posto”.
I colloqui non prevedono ancora accordi formali. L’obiettivo dichiarato è capire se ci sono margini per una tregua temporanea o per aprire corridoi umanitari nelle zone più colpite. Tutto si svolge a porte chiuse, senza dichiarazioni ufficiali finora.
Gli Emirati Arabi Uniti e la reazione del mondo
Non è un caso che la sede sia stata scelta ad Abu Dhabi. Gli Emirati hanno mantenuto una posizione neutrale e più volte si sono offerti come mediatori sia per Mosca sia per Kiev. Il ministro degli Esteri emiratino ha ribadito ieri sera la volontà del paese di “favorire ogni sforzo di dialogo”, sottolineando come la stabilità regionale dipenda anche dalla fine delle ostilità in Europa orientale.
Le reazioni internazionali sono prudenti. Da Bruxelles la Commissione europea guarda con interesse a ogni iniziativa che possa portare a una riduzione delle tensioni. Londra parla di “passo nella giusta direzione”, pur confermando il sostegno all’Ucraina. La Cina osserva con attenzione e invita tutte le parti a “mostrare responsabilità”.
E adesso? Tra incertezze e attese
Non è chiaro se i colloqui continueranno nei prossimi giorni o resteranno una prima presa di contatto. Le agende restano segrete, ma fonti diplomatiche non escludono incontri bilaterali nelle ore successive. “Ci vorrà tempo per vedere qualcosa di concreto”, ha ammesso un funzionario europeo presente ad Abu Dhabi.
Intanto, fuori dall’hotel che ospita le delegazioni, piccoli gruppi di giornalisti aspettano notizie. Nessuna dichiarazione ufficiale arriverà prima della fine dei lavori. Solo allora si capirà se ad Abu Dhabi si è aperto davvero uno spiraglio di pace o se resterà un altro tentativo finito nel vuoto.










