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Garlasco: la genetista Albani smonta la perizia De Stefano e svela i limiti dell’incidente probatorio

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Garlasco: la genetista Albani smonta la perizia De Stefano e svela i limiti dell'incidente probatorio
Garlasco: la genetista Albani smonta la perizia De Stefano e svela i limiti dell'incidente probatorio
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Pavia, 23 gennaio 2026 – La genetista forense Denise Albani ha messo in dubbio la solidità della perizia genetica firmata dal professor Francesco De Stefano nel 2014 sul caso dell’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco, durante l’udienza dell’incidente probatorio dello scorso 18 dicembre al tribunale di Pavia. Di fronte alla giudice Daniela Garlaschelli, Albani ha evidenziato i limiti e le criticità nell’analisi del DNA prelevato dai margini ungueali della vittima, sottolineando che oggi non adotterebbe le stesse procedure usate dal collega dodici anni fa.

Perizia De Stefano: cosa non ha funzionato

Nel verbale di 65 pagine, consultato da alanews.it, spicca un passaggio decisivo. L’avvocato Liborio Cataliotti, difensore di Andrea Sempio, indagato per l’omicidio, ha chiesto chiaramente: «Lei oggi rifarebbe la perizia allo stesso modo?». Albani non ha avuto dubbi: «No, non la rifarei». Il punto centrale è la mancata quantificazione del DNA. Nel 2014, De Stefano e i suoi consulenti evitarono questa fase per non consumare troppo il campione biologico. «La quantificazione – ha spiegato Albani in aula – serve non solo a misurare quanto DNA c’è, ma anche a capire quanto è degradato il materiale». Già nel 2007, il RIS di Parma aveva effettuato questa analisi sui reperti originali.

Secondo Albani, saltare la stima della quantità e della qualità del DNA ha privato gli investigatori di informazioni importanti. E ora, visto che il campione è stato consumato, non si può più tornare indietro.

Tipizzazione genetica: i limiti emersi

Altro punto delicato riguarda la tipizzazione genetica fatta da De Stefano. L’analisi ha confermato la presenza del profilo di Chiara Poggi, ma non ha fornito elementi chiari sulla componente maschile. Le analisi sono state fatte su nove margini ungueali, distruggendo il materiale e impedendo di distinguere tra le diverse zone o tra i singoli margini. Inoltre, il laboratorio coinvolto non era accreditato secondo la norma internazionale ISO/IEC 17025. Albani ha però riconosciuto che De Stefano aveva preso tutte le precauzioni possibili per evitare contaminazioni.

Dal verbale emerge un dettaglio tecnico importante: «Per ogni margine si usavano 10 microlitri di materiale», ha detto la genetista. Questo dato ha influenzato tutte le fasi successive dell’analisi.

Tempi lunghi e procedure discutibili

A complicare il quadro c’è anche il fattore tempo. Tra la prima tipizzazione autosomica, il 9 luglio 2014, e l’ultima sessione Y, il 18 agosto, sono passati 40 giorni. Albani ha spiegato che questo intervallo può aver inciso sulla conservazione e sulla qualità dei campioni: «Le provette sono state congelate e scongelate più volte – ha detto – e questi passaggi vanno considerati quando si valutano i risultati».

L’avvocato Cataliotti ha chiesto se si possono considerare errori nelle procedure. Albani ha risposto che si tratta di scelte fatte da De Stefano, in un laboratorio dove i protocolli non erano così rigidi. «Nel mio lavoro – ha aggiunto – ho dovuto seguire metodi molto precisi, anche quando mi è stato chiesto di fare diversamente».

Il DNA di Andrea Sempio: un’identificazione incerta

La nuova perizia di Albani ha trovato una compatibilità genetica in linea paterna con Andrea Sempio, ma ha anche certificato che il DNA era «misto, degradato e non consolidato». In pratica, non si può attribuire con certezza quel profilo a una persona precisa. «Le strategie usate nel 2014 – ha concluso Albani – non permettono di ottenere un profilo affidabile e certo». Si tratta infatti di aplotipi parziali, legati a una linea paterna ma non identificativi di un singolo individuo.

Albani ha poi spiegato che anche con un aplotipo completo, il cromosoma Y da solo non basta a identificare una persona. E resta un ultimo problema: «Non si può sapere quando è stato depositato il materiale biologico, né a quale dito o zona delle unghie appartenga».

Un quadro tecnico complesso e ancora aperto

Dai verbali emerge la complessità delle analisi del DNA dai margini ungueali e la delicatezza dei materiali. Grazie ai progressi scientifici degli ultimi anni, oggi si potrebbe lavorare in modo più preciso sul DNA subungueale. Ma le scelte fatte nel 2014 hanno lasciato dubbi difficili da sciogliere. Così, la vicenda di Garlasco si arricchisce di nuove domande tecniche, mentre la ricerca della verità resta legata a una scienza in continuo sviluppo.

Written by
Luca Carlini

Sono un appassionato di economia e del mondo del lavoro, con un occhio attento alle dinamiche sociali e politiche che influenzano la nostra vita quotidiana. La mia carriera giornalistica mi ha portato a esplorare vari aspetti dell'attualità, dalla cronaca alle notizie politiche, sempre con l'intento di fornire un'analisi critica e ben informata. Collaboro con smetteredilavorare.it per offrire approfondimenti utili e stimolanti su come l'economia influisce sulle nostre scelte professionali e sul nostro benessere. Credo fermamente nel potere dell'informazione e nella sua capacità di generare cambiamento, e mi impegno a raccontare storie che possano ispirare e informare i lettori. Quando non scrivo, mi piace esplorare nuovi luoghi e immergermi in culture diverse, sempre in cerca di nuove prospettive.

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