Londra, 23 gennaio 2026 – Le fotografie di Fosco Maraini hanno fatto il loro debutto nella capitale britannica. Ieri sera, all’Istituto Italiano di Cultura di Londra, è stata inaugurata la mostra monografica “Fosco Maraini – Fotografie di un Citluvit”. L’evento ha attirato un pubblico folto e vario: curiosi, studiosi e appassionati di fotografia, tutti desiderosi di scoprire lo sguardo unico di uno dei più grandi viaggiatori e intellettuali italiani del Novecento.
Un viaggio visivo tra Asia e Italia
Settantacinque anni di vita, passati tra accademia, viaggi e fotografia. Fosco Maraini, nato a Firenze nel 1912 e scomparso nel 2004, ha attraversato il secolo scorso con la sua macchina fotografica in mano, raccontando popoli e paesaggi dall’Asia all’Italia. La mostra, curata da Lara Veroner e Sandra Romito, presenta settanta stampe – una piccola selezione rispetto all’immenso archivio lasciato da Maraini – che raccontano il suo legame con luoghi lontani, volti sconosciuti e culture diverse.
“Abbiamo scelto immagini che mostrano la sua curiosità senza fine”, ha spiegato Veroner durante l’inaugurazione. “Maraini guardava con attenzione, senza mai cadere nel banale. Ogni scatto è una domanda aperta sul mondo”. Le fotografie esposte vanno dal Giappone degli anni Cinquanta alle montagne del Tibet, passando per i villaggi dell’Appennino toscano. In ogni immagine si nota la ricerca di un dettaglio – uno sguardo, una postura, un oggetto fuori posto – che racconta storie silenziose.
Un ponte tra Italia e Giappone
Alla cerimonia di apertura erano presenti l’ambasciatore d’Italia nel Regno Unito, Inigo Lambertini, rappresentanti dell’ambasciata giapponese e figure di spicco della fotografia britannica. Un segno chiaro del legame profondo che Maraini aveva con il Sol Levante, dove ha vissuto a lungo e condotto alcune delle sue ricerche più importanti. “Maraini ha aiutato a far conoscere il Giappone in Italia e l’Italia in Giappone”, ha ricordato Lambertini. “Le sue immagini sono ancora oggi un prezioso strumento per capire l’incontro tra culture”.
Il titolo della mostra – “Fotografie di un Citluvit” – riprende l’ironica definizione che Maraini usava per sé stesso: Cittadino della Luna in Visita d’Istruzione sulla Terra. Un modo per sottolineare il suo atteggiamento distaccato ma partecipe, curioso ma rispettoso verso tutto ciò che incontrava nei suoi viaggi.
Uno sguardo fuori dal comune
Le curatrici hanno voluto mostrare la “squisita sensibilità della mente di Maraini: sempre curiosa, mai ferma e onnivora”, come hanno scritto in una nota. Le fotografie scelte raccontano non solo l’Oriente, ma anche l’Italia rurale del dopoguerra, i paesaggi appenninici, le feste popolari. In ogni scatto si sente un equilibrio tra documentazione e poesia, tra rigore scientifico e stupore da bambino.
Molti visitatori si sono soffermati davanti ai ritratti scattati in Giappone: donne in kimono, bambini al mercato, monaci al lavoro nei templi di Kyoto. “Si percepisce il rispetto per le persone ritratte”, ha confidato un giovane fotografo londinese. “Non c’è mai invadenza, solo attenzione”.
Una mostra tutta italiana
L’esposizione è stata organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura di Londra, guidato da Francesco Bongarrà. “Abbiamo voluto rendere omaggio a un grande intellettuale italiano”, ha detto Bongarrà durante la serata inaugurale. “Maraini era un ponte tra mondi diversi: la sua opera parla ancora oggi a chi vuole capire il senso del viaggio e dell’incontro”.
La mostra resterà aperta fino al 27 marzo nei locali dell’Istituto, in Belgrave Square. L’ingresso è gratuito. Per molti londinesi – italiani e non – sarà l’occasione per conoscere un autore poco noto fuori dai circuiti accademici, ma capace di parlare a tutti con la forza silenziosa delle sue immagini.
Un’eredità da riscoprire
“Maraini era uno che sapeva ascoltare”, ha detto Sandra Romito. “Le sue fotografie sono fatte anche di attese, di pause”. Solo davanti a certi scatti in bianco e nero si percepisce la profondità di uno sguardo che ha attraversato il Novecento senza mai smettere di interrogarsi sul senso delle cose. Un’eredità che oggi torna a parlare da Londra a tutto il mondo.










