Roma, 23 gennaio 2026 – Il lavoro domestico in Italia resta un settore fondamentale, ma fragile. Secondo il Settimo Rapporto annuale dell’Osservatorio Domina, presentato oggi al Senato, nel 2024 sono 817mila i lavoratori regolari registrati dall’Inps. Tuttavia, la quota di chi lavora in nero raggiunge il 48,8%, portando a circa 3,3 milioni il totale delle persone coinvolte. Un quadro che, tra dati ufficiali e stime, mette in chiaro le contraddizioni di un settore essenziale per tante famiglie ma ancora segnato da precarietà e ombre.
Lavoro domestico: numeri che pesano
L’Osservatorio Domina disegna un settore dove la regolarità contrattuale è più un’eccezione che una regola. Su oltre 1,7 milioni di lavoratori censiti dall’Inps, quasi la metà resta fuori da tutele e contributi. “Il lavoro domestico è uno dei più importanti ma anche più fragili del mercato italiano”, spiega Lorenzo Gasparrini, segretario generale dell’Osservatorio. Il dato più preoccupante è proprio il tasso di irregolarità che sfiora il 49%. Una situazione peggiorata negli ultimi anni, anche a causa dell’invecchiamento della popolazione e delle difficoltà economiche delle famiglie.
Un settore che invecchia insieme ai suoi assistiti
Il rapporto evidenzia anche un dato che dice molto: il 37,9% dei datori di lavoro ha almeno 80 anni, in crescita rispetto al 35,9% del 2019. Solo il 28,5% ha meno di 60 anni. “Questo riflette l’aumento dell’aspettativa di vita e il bisogno sempre più grande di assistenza”, commenta Massimo De Luca, direttore dell’Osservatorio. In molte case italiane, soprattutto nelle grandi città come Roma, Milano e Napoli, colf e badanti sono diventate figure indispensabili per prendersi cura degli anziani.
Donne e straniere: il cuore silenzioso del lavoro domestico
A dominare sono le donne, che rappresentano quasi il 90% dei lavoratori. Molto forte è anche la presenza di lavoratrici straniere: circa il 70% arriva da paesi dell’Est Europa e del Sud America. “Senza di loro, molte famiglie sarebbero in grande difficoltà”, racconta una datrice di lavoro romana presente alla presentazione. Ma proprio queste lavoratrici sono spesso più esposte a rischi come sfruttamento e lavoro irregolare.
Le proposte per combattere il lavoro nero
Per cercare di ridurre il lavoro in nero, l’Osservatorio Domina ha messo sul tavolo alcune proposte concrete: un cashback dedicato al lavoro domestico, una detrazione fiscale del 10% sulle spese delle famiglie, e la possibilità di assumere anche durante la NASpI (l’indennità di disoccupazione), trasferendo una mensilità al nuovo datore per i contributi Inps. “L’obiettivo è far diventare la regolarità non un obbligo, ma una scelta conveniente”, sottolinea Gasparrini. Per De Luca serve “un’alleanza tra associazioni, sindacati e istituzioni” per rendere più semplice e vantaggioso assumere in regola.
Una strada lunga e in salita
Nonostante queste proposte e l’attenzione delle istituzioni – presenti oggi anche rappresentanti di sindacati e associazioni di categoria – il cammino verso una piena regolarizzazione resta tortuoso. Le difficoltà economiche delle famiglie e la burocrazia complicata frenano ancora l’emersione dal lavoro nero. “Ci vuole uno sforzo comune”, ammette una rappresentante della Cgil durante il dibattito. Solo così, forse, il lavoro domestico potrà finalmente uscire dalla zona grigia in cui si trova da decenni.
Il rapporto Domina offre uno spaccato chiaro: tra bisogni sociali in crescita e tutele ancora insufficienti, il settore resta in bilico. E mentre i numeri raccontano la storia di milioni di persone – lavoratori e famiglie – la vera sfida è garantire dignità e sicurezza a chi ogni giorno lavora nelle case degli italiani.










