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Cile: catturato il sospettato chiave del devastante rogo che ha sconvolto il paese

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Cile: catturato il sospettato chiave del devastante rogo che ha sconvolto il paese
Cile: catturato il sospettato chiave del devastante rogo che ha sconvolto il paese
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Santiago del Cile, 23 gennaio 2026 – Tre persone sono state arrestate, tra cui il presunto principale responsabile, con l’accusa di aver appiccato gli incendi boschivi che negli ultimi giorni hanno devastato il sud del Cile, causando almeno 21 morti e oltre 20.000 sfollati. La notizia è arrivata ieri sera dalla Procura cilena, che ha individuato nel sospettato un uomo di 39 anni, già noto alle forze dell’ordine per precedenti penali. Secondo la procuratrice regionale Marcela Cartagena, lui sarebbe il diretto responsabile del rogo più letale nella regione del Bío Bío.

Incendi dolosi, arresti e piste aperte

Fin da subito, la Procura ha concentrato le indagini sulla pista dolosa degli incendi che hanno colpito le regioni di Araucanía, Ñuble e Biobío. “Abbiamo prove solide che questi roghi sono stati appiccati di proposito”, ha detto la procuratrice Cartagena durante una conferenza stampa a Concepción nel pomeriggio. L’arresto dell’uomo di 39 anni è avvenuto nella notte tra lunedì e martedì, seguito da quello di altre due persone, la cui posizione è ancora al vaglio degli inquirenti.

Gli investigatori spiegano che il principale indiziato avrebbe agito in diversi punti della provincia di Bío Bío, approfittando delle condizioni meteo favorevoli alla diffusione delle fiamme. “Non è un episodio isolato”, ha aggiunto Cartagena, lasciando intendere che non si esclude il coinvolgimento di un’organizzazione criminale.

Bilancio drammatico e situazione ancora critica

Il bilancio aggiornato alle 8 di questa mattina conta almeno 21 vittime accertate e più di 20.000 persone colpite, tra evacuati, feriti e sfollati. I pompieri cileni sono al lavoro senza sosta dallo scorso fine settimana. Al momento, almeno 18 focolai sono ancora attivi nelle tre regioni più colpite. Le immagini che arrivano da Los Ángeles e dalle campagne del Bío Bío mostrano case rase al suolo, terreni bruciati e colonne di fumo che si vedono a chilometri di distanza.

“Non abbiamo mai visto niente del genere negli ultimi anni”, racconta un volontario della Croce Rossa locale, impegnato nei soccorsi a Ñuble. Le autorità hanno ordinato l’evacuazione preventiva di diversi villaggi e invitano la gente a stare lontano dalle zone coinvolte.

Un triste ricordo: la tragedia del 2014

Il ricordo va inevitabilmente al febbraio 2014, quando una serie di incendi dolosi vicino a Viña del Mar, a circa 110 chilometri da Santiago, causarono la morte di 138 persone. Allora, le indagini portarono a nove arresti – tra vigili del fuoco e membri delle brigate forestali – accusati di aver usato ordigni incendiari per scatenare emergenze di grande portata.

“Il rischio che si ripeta qualcosa di simile è reale”, ha ammesso un funzionario della Protezione Civile cilena, sottolineando la fragilità del paese durante la stagione secca. Le autorità hanno intensificato i controlli nelle aree boschive e chiesto ai cittadini di segnalare qualsiasi comportamento sospetto.

La reazione della gente e le misure d’emergenza

Nelle città colpite, paura e rabbia si mescolano con lo sgomento. Molti abitanti sono convinti che dietro gli incendi ci siano mani criminali: “Non è solo colpa del caldo, qualcuno ha voluto fare del male”, racconta Maria Torres, insegnante di Chillán, mentre guarda i resti della sua casa carbonizzata. Il governo ha dichiarato lo stato d’emergenza in tutta la regione centro-meridionale e ha mobilitato l’esercito per aiutare nei soccorsi.

Nel frattempo, squadre di volontari e operatori umanitari continuano a distribuire cibo e acqua agli sfollati, alloggiati nelle palestre comunali trasformate in centri d’accoglienza. La priorità resta mettere in sicurezza chi è ancora minacciato dalle fiamme e fermare la nascita di nuovi incendi.

Indagini aperte, attesa e preoccupazione

Le autorità cilene assicurano che le indagini continueranno senza sosta per chiarire ogni responsabilità. “Non ci fermeremo finché non avremo ricostruito tutta la catena degli eventi”, ha promesso la procuratrice Cartagena. Intanto, il paese resta con il fiato sospeso: si spera che il peggio sia passato, ma la paura di nuovi incendi è ancora forte tra chi ha perso tutto.

Written by
Luca Carlini

Sono un appassionato di economia e del mondo del lavoro, con un occhio attento alle dinamiche sociali e politiche che influenzano la nostra vita quotidiana. La mia carriera giornalistica mi ha portato a esplorare vari aspetti dell'attualità, dalla cronaca alle notizie politiche, sempre con l'intento di fornire un'analisi critica e ben informata. Collaboro con smetteredilavorare.it per offrire approfondimenti utili e stimolanti su come l'economia influisce sulle nostre scelte professionali e sul nostro benessere. Credo fermamente nel potere dell'informazione e nella sua capacità di generare cambiamento, e mi impegno a raccontare storie che possano ispirare e informare i lettori. Quando non scrivo, mi piace esplorare nuovi luoghi e immergermi in culture diverse, sempre in cerca di nuove prospettive.

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