Roma, 22 gennaio 2026 – Questa mattina, Valeria Marini, attrice e volto familiare dello spettacolo italiano, ha voluto rendere omaggio a Valentino Garavani nella camera ardente allestita presso Pm23, nel cuore della capitale. Erano le 10.30 quando Marini, visibilmente commossa, è entrata stringendo una rosa rossa. Un gesto semplice, quasi silenzioso, ma carico di significato per chi, come lei, ha condiviso con lo stilista momenti importanti della propria carriera.
Valentino Garavani, l’eleganza che non passa mai
“Valentino ha lasciato un segno indelebile nello stile e nell’eleganza. Era unico, amava le donne e sapeva farle sentire speciali”, ha detto Marini ai giornalisti, con la voce rotta dall’emozione. La sala si è riempita piano piano di amici, collaboratori e volti noti della moda e dello spettacolo. La camera ardente, allestita con discrezione, ospita da ieri un flusso continuo di persone: ci sono anche giovani designer e studenti delle accademie romane, venuti a salutare chi ha fatto della cultura sartoriale italiana un simbolo riconosciuto in tutto il mondo.
Un legame che va oltre il lavoro
Valeria Marini ha ricordato come Valentino abbia segnato tappe importanti della sua vita professionale. “Ho indossato Valentino in momenti davvero speciali, anche al Festival di Cannes”, ha confidato, evocando quelle passerelle internazionali e quei red carpet illuminati dai flash. In quegli abiti, raccontano i suoi più stretti collaboratori, Marini si sentiva “protetta e valorizzata”, come se il tessuto stesso custodisse una promessa di grazia e sicurezza. Un rapporto che non si limitava al semplice ruolo di stilista e musa: “Era qualcosa di magico”, ha sussurrato uscendo dalla sala, lasciando dietro di sé un velo di commozione.
Tra silenzi e ricordi nella camera ardente
Dentro Pm23, la camera ardente è stata preparata con sobrietà: pochi fiori, luci soffuse, fotografie che raccontano la lunga carriera di Valentino Garavani. Sul tavolo vicino al feretro spiccano alcune delle sue creazioni più famose: il celebre abito rosso fuoco indossato da Sophia Loren nel 1991 e una giacca in seta nera portata da Liz Taylor durante una serata romana. I visitatori si fermano in silenzio davanti a questi simboli di un’epoca passata ma ancora viva nei dettagli.
Valentino, un simbolo della moda italiana
Nato a Voghera nel 1932, Valentino Garavani ha costruito il suo impero partendo da Roma negli anni Sessanta. Il suo nome è diventato sinonimo di raffinatezza, grazie a uno stile riconoscibile e a una cura maniacale per ogni dettaglio. “Ci ha insegnato cosa significa vestire una donna con rispetto e fantasia”, ha detto ieri sera Pierpaolo Piccioli, direttore creativo della maison Valentino fino al 2024. La sua eredità – fatta di tessuti pregiati, tagli perfetti e una palette di colori inconfondibile – continua a ispirare nuovi stilisti.
Un addio che unisce mondi diversi
Oggi davanti al feretro si sono alternati volti noti del cinema, della politica e dell’imprenditoria. Tra i primi ad arrivare anche l’ex modella Carla Bruni e il regista Paolo Sorrentino. “Valentino sapeva ascoltare chiunque, anche chi non era ancora famoso”, ha ricordato Bruni ai giornalisti. È un dettaglio che torna spesso nei racconti di chi lo ha conosciuto: la capacità di mettere a proprio agio chi entrava nel suo atelier di via dei Condotti.
Roma si ferma per un ultimo saluto
La città si è fermata per qualche ora intorno a Pm23: traffico deviato in via Margutta, qualche turista incuriosito dalle transenne e i fotografi sotto la pioggia leggera del mattino. All’uscita della camera ardente, Valeria Marini si è fermata un attimo sul marciapiede. Ha stretto la rosa tra le mani, poi se ne è andata senza dire una parola. Un gesto che racchiude il sentimento di molti: gratitudine e rispetto per un uomo che ha saputo raccontare al mondo la bellezza italiana.










