Bruxelles, 22 gennaio 2026 – Il Parlamento europeo ha deciso di mettere in pausa l’accordo commerciale con gli Stati Uniti, rimandando ancora una volta il via libera che si aspettava da settimane. L’annuncio è arrivato ieri sera a Strasburgo, durante una conferenza stampa del presidente della commissione commercio internazionale dell’Eurocamera, Bernd Lange, che ha spiegato chiaramente le ragioni dietro questa scelta. Una decisione maturata dopo le nuove minacce di dazi lanciate da Donald Trump, che secondo Lange “ha rotto il patto firmato a luglio in Scozia”.
Accordo in stand-by dopo le tensioni sui dazi
La sospensione dell’intesa commerciale tra Unione Europea e Stati Uniti si era già capito da lunedì, quando il presidente del gruppo del Partito Popolare Europeo, Manfred Weber, aveva anticipato la posizione dei popolari, trovando subito il sostegno di Socialisti e Liberali. Solo ieri, però, la decisione è stata resa ufficiale. “Non ci sono le condizioni politiche per andare avanti”, ha detto Lange ai giornalisti poco dopo le 18.30, nella sala stampa del Parlamento europeo.
Secondo il presidente della commissione, la decisione è stata presa “a larga maggioranza” e comunicata subito alla presidenza del Consiglio europeo e alla Commissione. “Non possiamo ratificare un accordo mentre Washington minaccia nuovi dazi sulle esportazioni europee”, ha aggiunto Lange, riferendosi alle parole di Trump durante un comizio in Ohio lo scorso fine settimana.
Le reazioni a Bruxelles
Il rinvio ha scatenato reazioni diverse tra i rappresentanti delle istituzioni europee. Il commissario al Commercio, Valdis Dombrovskis, ha detto che la Commissione “prende atto della scelta del Parlamento” e che “resta disponibile al dialogo con Washington”. Più decisa la presidente dell’Eurocamera, Roberta Metsola, che ha definito la sospensione “un passo necessario per difendere gli interessi dell’industria europea”.
Nel pomeriggio, anche il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, è intervenuto: “Serve equilibrio nei rapporti transatlantici, ma non possiamo accettare ricatti commerciali”. Tajani ha poi sottolineato l’importanza di mantenere “canali aperti” con gli Stati Uniti, ribadendo però che “l’Europa deve parlare con una voce sola”.
Il nodo delle minacce di Trump
Al centro della crisi ci sono le nuove minacce di dazi annunciate dall’ex presidente americano. Trump, che punta a tornare alla Casa Bianca alle elezioni di novembre, ha promesso restrizioni su auto e prodotti agricoli europei. Una mossa che, secondo fonti diplomatiche a Bruxelles, ha “compromesso il clima di fiducia” costruito nei mesi scorsi.
Il patto firmato a luglio in Scozia – durante il vertice UE-USA a Edimburgo – prevedeva una riduzione graduale delle barriere tariffarie e una maggiore cooperazione su standard industriali e ambientali. “Con queste minacce, l’amministrazione americana si è tirata fuori”, ha detto Lange. Eppure, solo poche settimane fa, i negoziatori parlavano di un’intesa ormai vicina.
Cosa rischia l’economia europea
La sospensione dell’accordo potrebbe avere effetti immediati su settori chiave dell’economia europea. Secondo dati della Commissione UE, nel 2025 il commercio tra Europa e Stati Uniti ha superato i 900 miliardi di euro, con l’Italia tra i Paesi più esposti soprattutto nei settori automotive e agroalimentare.
Gli esperti temono ora ripercussioni sulle esportazioni e un irrigidimento nei rapporti diplomatici. “Il rischio è che si apra una nuova stagione di guerre commerciali”, ha commentato ieri sera un funzionario del Ministero dello Sviluppo Economico francese. Da Berlino a Madrid, i governi seguono la situazione con molta attenzione.
Cosa succederà adesso
Per ora, il Parlamento europeo aspetta segnali da Washington. La presidenza belga del Consiglio UE – che guida i lavori fino a giugno – ha convocato una riunione straordinaria dei ministri del Commercio per venerdì mattina a Bruxelles. Sul tavolo ci sarà anche la possibilità di risposte coordinate.
“Non chiudiamo la porta al dialogo”, ha concluso Lange in conferenza stampa. Ma nei corridoi dell’Eurocamera si respira un clima di fiducia ai minimi storici. Solo un cambio di rotta da parte americana potrà sbloccare la situazione.










