Trieste, 22 gennaio 2026 – Ieri sera il 37° Trieste Film Festival ha preso il via al Teatro Miela con un’apertura all’insegna della collaborazione culturale tra Italia e Slovenia. Sul palco, la ministra della Cultura slovena Asta Vrečko e la direttrice del festival Nicoletta Romeo hanno sottolineato l’importanza del legame sempre più stretto tra i due Paesi. Tra strette di mano e sorrisi, è emerso con forza il ruolo chiave della cooperazione transfrontaliera nel cinema dell’Europa centrale.
Trieste Film Festival, il palcoscenico del cinema sloveno
La ministra Vrečko è arrivata nel pomeriggio, accolta da una delegazione del festival e dalle autorità locali. “Il Trieste Film Festival è un ponte naturale tra i nostri Paesi”, ha detto, ricordando come Trieste sia da sempre un punto d’incontro di culture e storie diverse. In sala, registi, produttori e studenti di cinema hanno ascoltato con attenzione.
Al centro dell’attenzione c’è lo Slovenian Film Centre di Lubiana, che ha rafforzato il suo sostegno al festival negli ultimi anni. “Il Centro di Cinema Sloveno è sempre stato un grande alleato del festival”, ha detto Romeo durante l’inaugurazione. Quest’anno, il suo aiuto è stato decisivo per la sezione “Wild Roses”, dedicata alle registe slovene, sia emergenti che affermate.
Collaborazione oltre il confine e nuovi orizzonti
Grazie al coinvolgimento dello Slovenian Film Centre, il festival ospita sei film sloveni in concorso, tra cui “Sestre” di Katarina Rešek e “Potovanje” di Urška Djukić. Questa selezione ha attirato l’interesse di distributori italiani e internazionali, confermando il festival come una vetrina importante per il cinema dell’Est Europa.
“Trieste resta un luogo di incontro e dialogo”, ha aggiunto Romeo, citando la partecipazione crescente degli autori sloveni e le collaborazioni con realtà come il Kino Otok di Isola e il Festival del Cinema Sloveno di Portorose. La ministra Vrečko ha sottolineato l’importanza di puntare su coproduzioni e formazione condivisa: “Solo così possiamo rafforzarci sui mercati europei”.
Un ponte culturale che va oltre il cinema
Non sono solo i film a unire le due sponde del confine. Durante la serata inaugurale sono stati messi in luce anche i progetti didattici e gli scambi tra scuole di cinema. Nel foyer del teatro, studenti dell’Accademia delle Belle Arti di Lubiana hanno mostrato fotografie dedicate ai paesaggi urbani di Trieste e Nova Gorica. Un segnale concreto di una rete culturale che si vuole stabile e duratura.
Circa 400 persone hanno riempito la sala, riservando un caloroso benvenuto alle delegazioni slovene. “È bello vedere come il festival sia diventato una casa comune”, ha detto Martina, una studentessa universitaria presente all’evento. Tra gli ospiti anche rappresentanti della comunità slovena in Italia e funzionari del Ministero della Cultura italiano.
Trieste, snodo centrale per il futuro del cinema mitteleuropeo
Nato nel 1989, il Trieste Film Festival resta un punto di riferimento per il dialogo tra Est e Ovest. L’edizione 2026 propone oltre 80 proiezioni da 20 Paesi, con un’attenzione speciale alle produzioni balcaniche e mitteleuropee. La direttrice Romeo ha annunciato nuovi progetti in arrivo con Lubiana e altre capitali della regione.
“Trieste guarda al futuro”, ha concluso Vrečko prima di uscire dal teatro poco dopo le 21. “La cultura è il nostro ponte più solido”. Le sue parole hanno raccolto un lungo applauso, mentre sullo schermo scorrevano le prime immagini dei film in gara.










