Genova, 20 gennaio 2026 – Il tribunale del Riesame di Genova ha confermato la custodia cautelare in carcere per Mohammad Hannoun, architetto e attivista palestinese di 62 anni, accusato di essere il principale finanziatore della rete italiana di Hamas tramite alcune associazioni benefiche. La decisione è arrivata nella tarda mattinata di oggi, chiudendo una delle vicende più discusse degli ultimi mesi. Lo scorso 27 dicembre, infatti, erano state eseguite sette misure cautelari nell’ambito dell’inchiesta sui presunti fondi destinati all’organizzazione islamista.
Custodia confermata, ma si allentano le misure per altri indagati
Durante l’udienza, il collegio del Riesame ha giudicato “consistente” il quadro accusatorio nei confronti di Hannoun, che resta quindi dietro le sbarre nel carcere di Marassi. Per altri tre indagati – i cui nomi non sono stati resi noti – è stata invece decisa la scarcerazione, con l’annullamento delle misure cautelari. Le motivazioni saranno pubblicate entro trenta giorni, come previsto dalla procedura.
La vicenda ruota intorno ad alcune associazioni, con sedi tra Genova e altre città del Nord, che secondo gli inquirenti servivano a raccogliere e trasferire fondi verso la Striscia di Gaza. La procura sostiene che Hannoun abbia avuto un ruolo chiave nella gestione di questi flussi, posizionandosi come il capo della presunta rete italiana di Hamas.
Il nodo delle prove dall’intelligence israeliana
Uno dei punti più delicati del caso riguarda le cosiddette “battlefield evidence”, cioè materiali raccolti da fonti di intelligence militare israeliana durante operazioni nei territori palestinesi. L’avvocato Nicola Canestrini, tra i difensori di Hannoun, ha spiegato che il tribunale avrebbe escluso l’utilizzo di questi elementi: “In attesa di leggere le motivazioni, sembra che il tribunale abbia deciso di non considerare le cosiddette battlefield evidence provenienti da Israele, prendendo le distanze da una possibile strumentalizzazione giudiziaria di materiali di intelligence militare”, ha detto Canestrini a Domani.
Fonti vicine all’inchiesta confermano che la validità di queste prove fornite da servizi segreti stranieri è stata al centro del confronto tra accusa e difesa. Gli investigatori italiani avevano ricevuto documenti da Israele già nei mesi scorsi, ma la difesa ha sempre contestato la loro legittimità in tribunale.
Fuori dal tribunale, tensione e solidarietà
All’esterno del tribunale, fin dalle prime ore del mattino, si sono radunati alcuni sostenitori di Hannoun. Tra loro c’erano anche rappresentanti di associazioni pro-palestinesi e membri della comunità araba locale. “Mohammad è un uomo impegnato nel sociale, non un terrorista”, ha detto una donna che si è presentata come amica di famiglia. La tensione resta alta, anche se la decisione del Riesame ha ridotto l’impatto dell’operazione sui restanti indagati.
La procura di Genova, guidata dal procuratore aggiunto Francesco Pinto, mantiene il massimo riserbo sulle prossime mosse. “Aspettiamo di leggere le motivazioni del Riesame per valutare ricorsi o ulteriori approfondimenti”, ha spiegato una fonte interna agli uffici giudiziari. Nel frattempo, le associazioni coinvolte continuano a essere monitorate con attenzione.
Un caso che fa discutere la politica
Il caso Hannoun ha acceso il dibattito anche in ambito politico. Alcuni esponenti della sinistra chiedono garanzie sul rispetto dei diritti degli indagati e sulla trasparenza delle prove. Dall’altra parte, esponenti del centrodestra sottolineano la necessità di “massima fermezza contro ogni forma di finanziamento al terrorismo”, come ha dichiarato il deputato ligure Marco Rinaldi (FdI).
Ora resta da vedere quale sarà l’effetto della decisione del Riesame sulle indagini in corso e sul rapporto tra Italia e Israele nella cooperazione giudiziaria. Solo con il deposito delle motivazioni si potrà capire se la posizione di Hannoun resterà solida o se emergeranno nuovi elementi a suo favore. Nel frattempo, la comunità genovese segue con attenzione l’evolversi della vicenda, tra attese e tanti interrogativi ancora aperti.










