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Brutalità e disinvoltura: il mistero dell’omicidio di Atif e la sfida della perizia psichiatrica

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Brutalità e disinvoltura: il mistero dell'omicidio di Atif e la sfida della perizia psichiatrica
Brutalità e disinvoltura: il mistero dell'omicidio di Atif e la sfida della perizia psichiatrica
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La Spezia, 20 gennaio 2026 – Zouhair Atif, 19 anni, resta dietro le sbarre. Il giudice per le indagini preliminari della Spezia ha confermato la custodia cautelare dopo l’udienza di convalida dell’arresto. L’accusa è di omicidio aggravato da futili motivi per la morte del compagno di scuola, Abanoub Youssef. Il fatto è avvenuto venerdì scorso dentro l’istituto professionale Chiodo-Einaudi e ha scosso profondamente la città, riaprendo il confronto sulla sicurezza nelle scuole. Secondo il gip, Atif avrebbe agito con una “peculiare brutalità” e una “allarmante disinvoltura”, circostanze che hanno spinto il giudice a non revocare la custodia in carcere.

Omicidio per futili motivi: il giudice non ha dubbi

Nell’ordinanza, il giudice sottolinea come le ragioni dietro il delitto siano “futilissime”. Atif avrebbe colpito Youssef con un coltello dalla lama lunga più di 22 centimetri, comprato appena due giorni prima. Un dettaglio che il gip definisce “particolarmente micidiale”. Durante l’interrogatorio, il giovane ha cercato di giustificarsi dicendo di aver voluto solo “dare un segnale”, colpendo alla gamba. Ma la ricostruzione degli inquirenti e le testimonianze raccontano un’altra storia: il fendente è stato inferto al costato, risultando fatale. La versione di Atif non ha convinto il giudice, che l’ha definita “del tutto inverosimile”.

L’intervento tempestivo dei professori

Dopo l’aggressione, sono stati i professori dell’istituto a intervenire per primi. Hanno bloccato Atif nei corridoi, recuperato il coltello e messo in sicurezza l’arma dentro un sacco della spazzatura, appoggiato poi su una cattedra. Solo all’arrivo della polizia gli insegnanti hanno consegnato il ragazzo e il coltello agli agenti. Questo passaggio, riportato chiaramente nell’ordinanza, racconta la confusione e la tensione di quei momenti. Alcuni studenti, ancora sotto choc, hanno raccontato di aver sentito urla provenire dall’aula poco prima dell’arrivo dei soccorsi.

La difesa: isolamento, paura e una possibile perizia psichiatrica

L’avvocato Cesare Baldini, difensore di Zouhair Atif, ha spiegato che il ragazzo si sarebbe sentito minacciato dalla vittima. Ha negato che ci siano stati altri episodi di minacce con coltelli ai danni di altri studenti. Baldini ha descritto il suo assistito come un giovane segnato da grandi difficoltà personali: rimasto solo in Marocco fino ai 15 anni, poi trasferitosi in Italia prima e dopo la pandemia. Un percorso difficile, fatto di isolamento e comportamenti autolesionisti. “In questo momento – ha detto il legale – la detenzione cautelare forse è la soluzione migliore per proteggere Zouhair da se stesso”. Per questo la difesa sta valutando di chiedere una perizia psichiatrica.

La scuola e la città in lutto: tensioni e richieste di giustizia

Nei giorni seguenti all’omicidio, fuori dall’istituto Chiodo-Einaudi si sono radunati amici e compagni di Abanoub Youssef. Alcuni hanno puntato il dito contro i docenti, accusandoli di non aver saputo prevenire la tragedia. “A scuola non entriamo”, hanno urlato durante un presidio spontaneo davanti ai cancelli. Il padre della vittima, visibilmente provato, ha chiesto giustizia in un corteo silenzioso nel centro della Spezia. Intanto, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha incontrato la famiglia Youssef, promettendo una legge rapida contro l’ingresso di armi nelle scuole.

Metal detector e sanzioni: il governo rilancia la sicurezza

Dopo il fatto, il governo ha ripreso l’idea di mettere metal detector negli istituti scolastici e di introdurre sanzioni più pesanti per le famiglie degli studenti trovati con armi. Tra le proposte ci sono multe, sospensione della patente e responsabilità diretta dei genitori. “Serve una vera svolta culturale”, ha detto Valditara, sottolineando che la prevenzione deve partire dalle famiglie. Nel frattempo, la comunità scolastica è scossa: molti studenti chiedono più ascolto e supporto psicologico.

L’inchiesta va avanti: si valuta la perizia psichiatrica

Le indagini non si fermano. Al momento non è stata contestata l’aggravante della premeditazione, ma gli inquirenti stanno verificando ogni dettaglio. Nei prossimi giorni potrebbe essere disposta una consulenza psichiatrica su Atif, come richiesto dalla difesa. Intanto, la città resta in attesa di risposte concrete dopo una tragedia che ha lasciato ferite profonde.

Written by
Luca Carlini

Sono un appassionato di economia e del mondo del lavoro, con un occhio attento alle dinamiche sociali e politiche che influenzano la nostra vita quotidiana. La mia carriera giornalistica mi ha portato a esplorare vari aspetti dell'attualità, dalla cronaca alle notizie politiche, sempre con l'intento di fornire un'analisi critica e ben informata. Collaboro con smetteredilavorare.it per offrire approfondimenti utili e stimolanti su come l'economia influisce sulle nostre scelte professionali e sul nostro benessere. Credo fermamente nel potere dell'informazione e nella sua capacità di generare cambiamento, e mi impegno a raccontare storie che possano ispirare e informare i lettori. Quando non scrivo, mi piace esplorare nuovi luoghi e immergermi in culture diverse, sempre in cerca di nuove prospettive.

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