Roma, 19 gennaio 2026 – Cassa Depositi e Prestiti ha lanciato oggi il nuovo bando nazionale per creare posti letto per gli studenti universitari. L’iniziativa coinvolge direttamente il Ministero dell’Università e della Ricerca ed è parte della revisione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza prevista dalla Legge di Bilancio 2026. L’obiettivo è chiaro: aumentare in modo significativo la disponibilità di alloggi per studenti in tutta Italia entro il 2027.
599 milioni per nuovi alloggi universitari
Il nuovo Fondo per gli alloggi destinati agli studenti, finanziato dall’Unione Europea tramite il programma Next Generation EU, mette a disposizione 599 milioni di euro. Una cifra importante, confermata dal Ministero, che rappresenta uno degli investimenti più consistenti sul diritto allo studio degli ultimi anni. “È una risposta concreta a un bisogno reale”, ha spiegato un funzionario del Mur, “soprattutto nelle città universitarie dove la domanda supera di gran lunga l’offerta”.
La gestione pratica di questi fondi è affidata a Cdp, che agirà come istituto nazionale di promozione. Questo bando si aggiunge a una misura già attiva dal 2024, sempre sotto il controllo del Ministero, e punta a raggiungere – sommandoli – 60 mila nuovi posti letto entro il 15 maggio 2027. Un traguardo che, se raggiunto, potrebbe rivoluzionare l’accoglienza universitaria in Italia.
Come partecipare e scadenze da non perdere
Le domande per accedere ai fondi si apriranno alle 12.00 del 20 gennaio 2026. A poter partecipare sono sia enti pubblici sia privati: enti locali, fondazioni, operatori immobiliari, senza distinzioni. La procedura sarà tutta online: basterà collegarsi al portale dedicato e seguire le istruzioni del bando.
Il termine per inviare le proposte è fissato alle 23.59 del 29 giugno 2026, ma la finestra potrebbe chiudersi prima se i fondi finiranno prima. “Abbiamo scelto un metodo a sportello”, ha spiegato un portavoce di Cdp, “per garantire velocità e trasparenza nell’assegnazione delle risorse”.
Un passo avanti per il diritto allo studio
Secondo i dati del Ministero, la mancanza di posti letto per studenti universitari resta uno dei problemi più urgenti in Italia. Solo nelle città principali – Milano, Bologna, Roma – la domanda supera di migliaia di unità l’offerta ogni anno. Il nuovo bando dovrebbe aiutare a colmare questo gap, facilitando anche la mobilità degli studenti fuori sede.
“L’investimento non guarda solo alle grandi città, ma anche ai centri universitari più piccoli”, ha spiegato un dirigente del Mur. L’idea è di distribuire i fondi in modo equilibrato, tenendo conto delle diverse esigenze sul territorio. In questo senso, la collaborazione tra pubblico e privato è vista come uno strumento chiave per accelerare i tempi e ampliare il numero di beneficiari.
Reazioni dal mondo universitario
Il bando ha suscitato interesse tra atenei e associazioni studentesche. “È un passo avanti importante”, commenta Marco De Santis, della Rete degli Studenti Universitari. “Ora bisogna vigilare sull’effettiva realizzazione degli alloggi e sulla qualità delle strutture”. Anche i rettori hanno apprezzato l’iniziativa, pur sottolineando l’importanza di rispettare tempi certi e criteri chiari per l’assegnazione.
In attesa delle prime domande, che potrebbero arrivare già nelle prossime settimane, il Ministero ha annunciato un servizio di assistenza dedicato per aiutare enti e operatori nella compilazione. Un dettaglio fondamentale, vista la complessità delle procedure e l’importanza di rispettare le scadenze previste dal Pnrr.
Cosa ci aspetta nei prossimi mesi
Il calendario prevede una prima valutazione delle domande entro l’estate 2026. Solo allora si capirà quante nuove strutture potranno vedere la luce e in quali aree del Paese. Intanto, il tema degli alloggi universitari resta al centro del dibattito pubblico: tra caro affitti, mobilità studentesca e diritto allo studio, la sfida è ancora aperta.
Per ora, il bando di Cassa Depositi e Prestiti è una delle novità più importanti nelle politiche universitarie italiane. Un banco di prova, come ammettono anche al Ministero, per capire se il Paese è pronto a rispondere alle esigenze delle nuove generazioni.










