New York, 18 gennaio 2026 – Il prezzo del petrolio chiude in rialzo alla Borsa di New York, con un aumento dello 0,42% che porta il barile a 59,44 dollari. Un piccolo passo avanti, ma che racconta bene le tensioni e le incertezze che continuano a scuotere il mercato energetico internazionale in queste settimane.
Petrolio in ripresa: i numeri di New York
La giornata di venerdì è partita tra prudenza e attesa. Solo nel primo pomeriggio, intorno alle 15 ora locale, il prezzo ha iniziato a salire con più decisione. Alla fine delle contrattazioni, il WTI (West Texas Intermediate) ha chiuso a 59,44 dollari al barile, segnando un +0,42% rispetto al giorno prima. Una conferma della volatilità che da tempo accompagna il mercato del petrolio.
Gli esperti di Goldman Sachs collegano questo lieve rialzo a due fattori principali: le tensioni nel Golfo Persico e l’attesa per i prossimi dati sulle scorte americane. “Il mercato resta molto nervoso davanti a ogni segnale di instabilità”, ha spiegato ieri pomeriggio Mark Evans, senior analyst della banca d’affari newyorkese.
Dietro il rialzo: geopolitica e domanda in ripresa
Non è solo la geopolitica a spostare i prezzi. Gli occhi degli operatori sono puntati anche sui dati sulla domanda globale di petrolio, che negli ultimi mesi ha mostrato segnali di ripresa, soprattutto in Asia. In particolare, la Cina – secondo Reuters – ha aumentato le importazioni di greggio a dicembre, dando una spinta ai prezzi internazionali.
Ma a influenzare il mercato restano anche le mosse dell’OPEC+. Il cartello dei paesi esportatori, riunito la scorsa settimana a Vienna, ha deciso di mantenere i tagli alla produzione almeno fino al prossimo trimestre. Un modo per evitare che il mercato si saturi e per tenere stabile il prezzo, secondo molti osservatori.
Cosa succede sui mercati e nelle economie
Il rialzo del prezzo del petrolio si riflette anche sulle borse e sulle economie che dipendono dalle importazioni. A Wall Street, il settore energetico ha chiuso in positivo: ExxonMobil ha guadagnato lo 0,6%, Chevron lo 0,4%. “Ogni variazione del prezzo del greggio si fa sentire subito sui titoli petroliferi”, ha ricordato John Miller, trader alla Borsa di New York.
In Europa, invece, la risposta è stata più contenuta. A Milano, Eni ha chiuso stabile a 14,23 euro per azione. Gli analisti italiani restano cauti: “Il mercato aspetta segnali più chiari dalla domanda globale prima di muoversi”, ha detto una fonte di Banca IMI.
Cosa aspettarsi nelle prossime settimane
Guardando avanti, si profila una fase di forte volatilità per il prezzo del petrolio. Le prossime settimane saranno cruciali, con l’attenzione rivolta soprattutto all’evoluzione in Medio Oriente e ai dati sulle scorte USA in arrivo dal Dipartimento dell’Energia. Secondo l’International Energy Agency (IEA), la domanda globale dovrebbe crescere nel primo trimestre del 2026, ma restano molte incognite legate all’andamento dell’economia mondiale.
In serata, alla Borsa di New York si respirava un clima di prudenza. “Basta poco per far cambiare direzione al mercato”, ha confidato un broker della Fifth Avenue poco dopo la chiusura. Ma, per ora, il petrolio chiude in rialzo. E gli occhi degli investitori restano puntati sulle prossime mosse dei grandi produttori e sulle dinamiche della domanda globale.










