Roma, 17 gennaio 2026 – Sigfrido Ranucci, volto noto della Rai e conduttore di Report, ha puntato i riflettori sulla gestione dei vertici dell’Autorità Garante della Privacy. In un’intervista a La Stampa, ha sollevato dubbi sulle spese dei dirigenti, sottolineando che il problema va ben oltre l’uso dei fondi pubblici per scopi personali.
Spese sospette: il caso della carne e del parrucchiere
Secondo Ranucci, il presidente dell’Autorità, Pasquale Stanzione, avrebbe speso circa 6 mila euro dal macellaio per comprare carne destinata alla sua casa di Salerno. “Quanti sono in famiglia?”, si è domandato il giornalista, lasciando intendere che quella cifra sia fuori misura per un uso domestico. Non basta: la vicepresidente Ginevra Cerrina Feroni avrebbe usato i soldi dell’ente per pagare il conto dal parrucchiere. Sono dettagli che, secondo Ranucci, richiedono spiegazioni chiare e pubbliche.
Non solo soldi: l’indipendenza a rischio
Ma per Ranucci il nodo vero non sono solo le spese. “Non è questo il motivo principale per cui si dovrebbero dimettere”, ha detto, puntando il dito sulla presunta mancanza di indipendenza dalla politica. Ha citato il caso di Agostino Ghiglia, membro dell’Autorità, che avrebbe usato l’auto di servizio per andare alla sede di Fratelli d’Italia e ricevere, secondo Ranucci, “istruzioni da Arianna Meloni”. Se fosse vero, sarebbe un segnale chiaro di quanto poco autonomo sia l’ente rispetto ai partiti.
Il silenzio del governo pesa come un’accusa
Sul ruolo del governo, Ranucci ha ammesso di capire l’imbarazzo e il silenzio ufficiale. Ma ha aggiunto: “Chi tace, acconsente”. Ha accusato l’esecutivo di aver fatto del Garante uno “strumento per colpire i giornalisti e la libertà di stampa”. Per il conduttore di Report, alcune decisioni dell’Autorità sono state “chiaramente decise dalla politica”, come la sanzione inflitta alla Rai dopo l’inchiesta sul ministro Sangiuliano.
Un ente che si sente intoccabile
Ranucci non ha risparmiato critiche neppure al clima interno all’Autorità. “Si sentono intoccabili e impuniti”, ha detto, descrivendo una gestione che ha trasformato l’ente in uno strumento politico e in un luogo dove il denaro pubblico viene “sperperato”. Per lui, si tratta di un mix tra “mancanza di senso critico” e una posizione “accondiscendente verso la politica”, con effetti negativi sulla reputazione dell’istituzione.
Le reazioni e l’attesa di risposte
Per ora, dai vertici dell’Autorità Garante della Privacy nessuna replica ufficiale alle accuse di Ranucci. Fonti vicine all’ente sostengono che ogni spesa sia stata fatta “nel rispetto delle procedure interne”, ma non hanno fornito dettagli sulle singole voci contestate. Intanto, la vicenda continua a far discutere in politica e tra gli esperti: diversi parlamentari hanno chiesto chiarimenti urgenti in Parlamento, mentre associazioni per la trasparenza hanno chiesto controlli indipendenti.
Trasparenza in bilico: il nodo delle autorità indipendenti
La denuncia di Ranucci riaccende il dibattito sulla trasparenza e sull’uso delle risorse pubbliche nelle autorità indipendenti. In passato, casi simili avevano già sollevato polemiche sull’autonomia reale di enti chiamati a vigilare su temi delicati come la privacy e la libertà di informazione. Ora, con queste nuove accuse, cresce la pressione per misure più rigide di controllo e rendicontazione.
Nei prossimi giorni si capirà se le parole del conduttore di Report porteranno a fatti concreti o resteranno un richiamo isolato. Nel frattempo, l’attenzione resta alta, dentro e fuori le istituzioni.










