Roma, 17 gennaio 2026 – Dal 23 gennaio arriva su Netflix “Il falsario”, un film ispirato – con molte licenze – a Antonio Giuseppe Chichiarelli, meglio conosciuto come “Toni della Duchessa”. Artista e falsario, ha attraversato gli anni più turbolenti di Roma. A dargli vita è un Pietro Castellitto in gran forma, immerso in una città sospesa tra anni di piombo, criminalità e sogni rivoluzionari.
Toni della Duchessa: tra realtà e finzione
Il regista Stefano Lodovichi mette subito le mani avanti: “Dimenticate la verità per un attimo”. A Roma, durante la presentazione del film, ha spiegato che il suo Toni è un personaggio reinventato: “Un avventuriero un po’ sbarazzino, imperfetto, a volte quasi un ragazzino. Poco a che vedere con le poche notizie che abbiamo del vero Chichiarelli”. Prodotto da Cattleya e tratto dal libro “Il falsario di Stato” di Nicola Biondo e Massimo Veneziani, il film si muove tra fatti veri e invenzioni, restituendo l’atmosfera di una città sull’orlo.
Roma anni ’70: tra droga, politica e musica
La storia parte dall’arrivo di Toni a Roma, insieme a due amici: un operaio (Pierluigi Gigante) e un prete (Andrea Arcangeli). È una città in fermento: politica agitata, traffici loschi, voglia di cambiamento. Toni sogna di fare l’artista, ma la sua strada cambia quando una gallerista (Giulia Michelini) nota il suo talento nel copiare quadri. Da lì, si apre il mondo dei falsari d’arte, tra opere contraffatte e soldi facili.
Il falso comunicato delle Brigate Rosse e la Banda della Magliana
Uno dei momenti chiave riguarda la creazione del falso comunicato del Lago della Duchessa, attribuito alle Brigate Rosse durante il sequestro Moro. Secondo la ricostruzione, fu proprio Chichiarelli a firmare quel documento che deviò le indagini. Nel film, Toni si muove tra criminali romani – come la Banda della Magliana (Edoardo Pesce) – servizi segreti e estremisti di destra. Un intreccio fitto, dove il confine tra bene e male si fa sempre più sottile.
Castellitto: “Quei tempi sembrano lontani, oggi è diverso”
Pietro Castellitto, che per questa volta si dedica solo alla recitazione (“Amo stare sul set, e con un cast così magari tornerò regista ancora più carico”, ha detto), racconta il senso del film: “Non ho vissuto quegli anni, li ho conosciuti attraverso i racconti di mio padre e di chi li ha vissuti davvero. Me li sono immaginati come un periodo vibrante, in cui si credeva davvero di poter cambiare il mondo. Il contrario di oggi, dove i giovani vedono il futuro come qualcosa già scritto”.
Un tuffo nella Roma noir degli anni di piombo
Lodovichi ha parlato della lunga preparazione del film: “Volevo raccontare bene quegli anni, già raccontati da grandi registi come Bellocchio. Mi interessava mostrare un mondo in cui i giovani si impegnavano davvero nella politica e nella vita pubblica”. Nel cast ci sono anche Aurora Giovinazzo e Claudio Santamaria, per un film che ricostruisce con cura ambienti, linguaggi e atmosfere della Roma tra Settanta e Ottanta.
Tra verità e leggenda: il fascino di Toni
“Il falsario” non vuole essere un documentario. Offre invece uno sguardo personale su un’epoca piena di ombre e contraddizioni. Toni della Duchessa resta un personaggio sfuggente: artista, truffatore, forse solo un uomo in cerca di riscatto. Proprio in questa ambiguità sta il fascino del film, che invita a riflettere su cosa sia vero e cosa invece è solo leggenda. Dal 23 gennaio su Netflix, per chi vuole entrare in una Roma mai così inquieta e affascinante.










