Milano, 17 gennaio 2026 – Una nuova consulenza informatica, voluta dalla famiglia di Chiara Poggi, riporta sotto i riflettori il caso Garlasco. Ieri gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna hanno fatto sapere che la sera prima del delitto, il 12 agosto 2007, la giovane avrebbe avuto accesso alla cartella del computer di Alberto Stasi piena di migliaia di file pornografici. A condurre l’analisi sono stati i consulenti Paolo Reale, Nanni Bassetti e Fabio Falleti, che hanno usato software all’avanguardia. Il loro obiettivo? Mettere in discussione le conclusioni delle perizie precedenti e riaprire un capitolo giudiziario che sembrava chiuso.
Scoperte nuove e dettagli che cambiano la storia
Dalla ricostruzione dei consulenti emerge che, nella tarda serata del 12 agosto – mentre Stasi si sarebbe allontanato per circa dieci minuti – Chiara Poggi avrebbe aperto la cartella chiamata “militare”. Dentro c’erano più di 7mila file, divisi per genere, tra cui immagini amatoriali fatte dallo stesso Stasi. “Questo punto è sempre stato un nodo irrisolto nei processi”, spiega l’avvocato Tizzoni, sottolineando come l’accesso a quei file fosse sempre stato controverso. Ora, con le nuove tecnologie applicate alla copia forense del pc, i consulenti parlano di un “dato di assoluta certezza”.
Non è un dettaglio da poco. Nel corso dei processi del 2009 e del 2014, le perizie avevano escluso che Chiara avesse mai visto quei contenuti. Oggi, invece, la famiglia Poggi sostiene il contrario, parla di “certezza” e chiede che questo dato venga ufficializzato come prova.
La famiglia Poggi contro la difesa di Stasi
I legali della famiglia Poggi non nascondono la loro tensione davanti alle ultime mosse giudiziarie. In una nota diffusa ieri pomeriggio, Tizzoni e Compagna hanno attaccato chi sta cercando di riaprire il caso contro Andrea Sempio, amico della vittima. Secondo loro, si tratta di una strategia per “tentare di rivedere la condanna definitiva di Alberto Stasi”. “Si vuole riabilitare l’assassino, mettendo sotto accusa la famiglia della vittima”, scrivono, accusando anche una pressione mediatica che rischia di travolgere i parenti di Chiara.
La nuova consulenza informatica sarà consegnata a breve ai pubblici ministeri di Pavia, che seguono l’indagine su Sempio. Gli avvocati annunciano poi di voler chiedere un incidente probatorio: “Vogliamo che un perito terzo ripeta le analisi sul materiale informatico e le fissi come prova”, spiegano. Si tratta di una procedura già usata per altri elementi chiave, come la bottiglietta di Estathé trovata sulla scena del delitto e attribuita a Stasi.
Il caso Garlasco non si chiude mai
La battaglia intorno al caso Garlasco è tutt’altro che finita. Da un lato c’è la famiglia Poggi, che vuole “scavare in ogni dettaglio per capire meglio cosa è successo”. Dall’altro, una difesa pronta a chiedere la revisione del processo. Le due versioni – quella delle vecchie perizie e quella della nuova consulenza – restano agli opposti.
Anche a Garlasco si respira un clima teso. Il caso torna a essere argomento di discussione ogni volta che spuntano nuovi elementi. “Non se ne esce più”, confida una vicina della famiglia Poggi incontrata ieri mattina in via Pascoli. Eppure, dopo quasi vent’anni, la voglia di trovare la verità non si è mai spenta.
Attesa per la decisione della Procura e il nodo della revisione
Nei prossimi giorni la Procura di Pavia dovrà esaminare la nuova documentazione. Se il giudice darà l’ok all’incidente probatorio, un esperto nominato dal tribunale farà le analisi. Solo allora si capirà se questo nuovo elemento potrà aprire la strada a un processo di revisione.
Nel frattempo, i legali dei Poggi promettono di andare avanti senza sosta: “Per la verità e la giustizia continueremo a batterci”, si legge nella nota diffusa ieri sera. Un impegno che, a quasi diciannove anni dal delitto, non sembra destinato a fermarsi.










