Milano, 17 gennaio 2026 – Si sono chiuse ieri, sulle nevi della Val Venosta, le riprese di “Bianco”, il nuovo film di Daniele Vicari con Alessandro Borghi nel ruolo di Walter Bonatti. Il film, atteso nelle sale nei prossimi mesi, racconta la drammatica spedizione del 1961 sul Pilone Centrale del Frêney, nel gruppo del Monte Bianco, una delle pagine più dure e controverse dell’alpinismo italiano.
Tra le vette vere: il set tra Valle d’Aosta e Alto Adige
Per più di due mesi la troupe ha lavorato tra la Valle d’Aosta e l’Alto Adige, girando proprio nei luoghi della vicenda. Dal Flambeaux alla Fourche, passando per il Peuterey e fino ai piedi dell’imponente Pilone Centrale del Frêney – una parete di roccia verticale alta circa 800 metri – ogni posto è stato scelto per restituire il più possibile l’autenticità della spedizione. “Abbiamo voluto immergerci completamente nella montagna, senza filtri”, ha detto Vicari durante una pausa, poco prima dell’ultimo ciak in quota.
Le riprese sono partite a metà novembre e, oltre che in alta quota, si sono spostate anche a Roma per alcune scene d’interno. Ma il cuore del film resta lì, tra le valli e le nevi che hanno fatto da teatro a quella tragedia. “Girare qui è stato duro”, ha raccontato Borghi, “ma solo così si poteva fare un vero omaggio alla storia di Bonatti”.
La tempesta sul Frêney: una vicenda vera
Il film prende spunto dal libro “Frêney 1961 – La tempesta sul Monte Bianco” di Marco Albino Ferrari, che ricostruisce la spedizione guidata da Bonatti con i compagni Andrea Oggioni e Roberto Gallieni. L’obiettivo era conquistare il allora inviolato Pilone Centrale del Frêney, ma la salita si trasformò in un incubo: una tempesta improvvisa bloccò gli alpinisti su minuscoli terrazzini di roccia per quattro giorni e quattro notti, senza cibo e con temperature sotto zero.
“È una storia di resistenza, di amicizia e di limiti umani”, ha raccontato Vicari. “Non volevamo solo mostrare l’impresa sportiva, ma anche il lato umano, le paure e le scelte difficili”. Secondo le prime anticipazioni, il film non si limiterà a raccontare i fatti, ma cercherà di far sentire anche il clima emotivo vissuto dai protagonisti.
Il sostegno delle istituzioni e l’attesa per il film
Dietro a “Bianco” c’è il supporto della Fondazione Film Commission Vallée d’Aoste, del Club Alpino Italiano e il patrocinio dei Comuni di Courmayeur e Chamonix. Un lavoro comune per ricordare non solo Bonatti, ma anche il patrimonio naturale delle Alpi.
“Abbiamo creduto subito in questo progetto”, ha detto il presidente della Film Commission valdostana, “perché racconta una parte importante della nostra storia”. Anche il CAI ha seguito da vicino la produzione, dando una mano con la consulenza tecnica per le scene di arrampicata e la ricostruzione degli ambienti d’alta quota.
L’uscita è prevista per la primavera del 2026, anche se la data ufficiale non è ancora stata resa nota. Nel frattempo cresce l’attesa tra chi ama la montagna e il cinema: “Bonatti è un mito per chiunque ami l’alpinismo”, ha detto una giovane guida alpina incontrata a Courmayeur. “Vedere la sua storia sul grande schermo sarà un’emozione”.
Alessandro Borghi: “Un ruolo che lascia il segno”
Per Borghi, già protagonista de “Le otto montagne”, interpretare Bonatti è stata una sfida importante. “Ho letto i suoi diari, parlato con chi lo ha conosciuto”, ha spiegato l’attore romano. “Non volevo copiarlo, ma capire cosa lo spingesse a rischiare tutto pur di salire”. Sul set ha affrontato condizioni difficili e lunghe giornate in parete: “Solo così ho capito davvero cosa significa stare lassù”.
Il regista Vicari ha sottolineato come la scelta di Borghi sia stata naturale: “Cercavamo qualcuno in grado di mostrare la forza e la fragilità di Bonatti. Alessandro ci è riuscito”.
Un omaggio alla montagna e a chi la vive
“Bianco” vuole essere un tributo non solo a Bonatti, ma a tutti quelli che vedono nella montagna una sfida e una ricerca dentro sé stessi. La produzione promette un racconto fedele, senza retorica, affidandosi alle immagini delle Alpi e alle parole dei protagonisti. Ora non resta che aspettare l’arrivo in sala per vedere se questo nuovo capitolo del cinema saprà raccontare la grandezza – e la durezza – di una delle imprese più discusse dell’alpinismo italiano.










