Rimini, 17 gennaio 2026 – La frutta in guscio continua a essere uno dei settori più dinamici dell’agroalimentare italiano, spinta dal legame sempre più forte con la pasticceria e la trasformazione industriale. Secondo il rapporto di Ismea presentato al Sigep World di Rimini, nel 2025 le vendite retail di frutta secca confezionata hanno raggiunto 1,1 miliardi di euro, segnando un +13% in valore e un +6% in quantità rispetto al 2024. Numeri che confermano una crescita costante, sostenuta dalla domanda interna e dalle nuove abitudini di consumo.
Italia tra i grandi produttori mondiali di frutta in guscio
L’Italia si conferma tra i primi dieci produttori al mondo di frutta in guscio, con oltre 280mila tonnellate all’anno. Questo peso si vede anche nel commercio estero: il nostro Paese è sesto importatore e undicesimo esportatore globale, secondo le ultime rilevazioni Ismea. Negli ultimi cinque anni, le superfici coltivate a nocciole, pistacchi, castagne, mandorle e noci sono aumentate del 6%. Dietro questa espansione c’è soprattutto l’industria di trasformazione, che punta sempre di più a usare materie prime italiane per dolci, gelati e prodotti da forno.
La pasticceria e la gelateria spingono il settore
Il legame tra frutta in guscio e pasticceria si fa più forte ogni anno. Basta guardare alle vetrine delle gelaterie artigianali di Milano o Roma: pistacchio di Bronte, nocciola piemontese, mandorla siciliana sono ormai veri e propri simboli per molti maestri pasticceri. “La richiesta di prodotti di qualità cresce continuamente”, racconta un operatore al Sigep World. “Le aziende cercano forniture tracciabili e certificate, per rispondere a consumatori sempre più attenti”. Secondo Ismea, oggi il comparto vale circa il 6% della spesa ortofrutticola totale delle famiglie italiane. Un segnale che parla non solo della forza della tradizione, ma anche della voglia di rinnovarsi.
Il sostegno delle istituzioni e le strategie di promozione
Il successo della frutta in guscio italiana deve molto al supporto delle istituzioni. “Il ruolo del Masaf è stato decisivo”, spiegano da Ismea, riferendosi al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste. Negli ultimi mesi il ministero ha lanciato campagne di comunicazione sui media nazionali e promosso iniziative territoriali durante eventi sportivi italiani e internazionali. L’obiettivo è rafforzare la presenza della frutta secca italiana sia in Italia sia all’estero, puntando su qualità, origine certificata e sostenibilità.
Le sfide e cosa ci aspetta nel futuro
Nonostante i segnali positivi, il settore deve affrontare alcune difficoltà. I produttori denunciano l’aumento dei costi energetici e delle materie prime, oltre alla concorrenza di grandi gruppi stranieri. Ma la domanda resta solida: le prime stime raccolte a Rimini indicano che anche il 2026 potrebbe chiudersi con una crescita a doppia cifra. “La vera sfida è mantenere alta la qualità e investire nell’innovazione”, dice un rappresentante del Consorzio Nocciola Italia. Solo così, aggiunge, si potrà consolidare la posizione dell’Italia tra i leader mondiali.
Tra gli stand della fiera, affollati fin dalle prime ore, si respira ottimismo. Visitatori assaggiano praline alla nocciola e gelati al pistacchio, chiedono informazioni sulle nuove varietà coltivate in Sicilia e Campania. Un segno chiaro: la frutta in guscio non è più solo un ingrediente tradizionale, ma il protagonista di una filiera che punta in alto.










