Milano, 16 gennaio 2026 – La produzione industriale italiana fa un passo avanti. L’Istat ha diffuso oggi i dati di novembre 2025: l’indice destagionalizzato segna un aumento dell’1,5% rispetto a ottobre, interrompendo la breve frenata del mese prima. Su base annua, sempre al netto degli effetti di calendario, si registra un +1,4%. I giorni lavorativi sono stati venti, invariati rispetto a novembre 2024. Il segnale di ripresa riguarda quasi tutti i settori, tranne i beni di consumo, che restano fermi.
Produzione industriale: il segnale di novembre
L’Istat ha evidenziato come la crescita coinvolga soprattutto i beni strumentali, i beni intermedi e l’energia. Solo i beni di consumo hanno mostrato una battuta d’arresto. Il quadro resta ancora fragile, ma lascia intravedere una possibile ripresa dopo mesi di incertezze e alti e bassi. “Il dato di novembre va preso con cautela – spiegano dall’Istituto – ma è comunque un segnale positivo per la manifattura”.
Salari e inflazione, la posizione della Cgil
Sul fronte delle retribuzioni la questione è ancora delicata. Al convegno dell’Inps sulle dinamiche salariali, il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, ha rilanciato la necessità di rivedere i tempi della contrattazione. “Non possiamo più aspettare tre o quattro anni per rinnovare i contratti – ha detto Landini – serve una contrattazione quasi annuale per recuperare davvero l’inflazione”. Una fotografia che mette in luce il distacco tra l’aumento dei prezzi e il potere d’acquisto dei lavoratori, ancora lontano dai livelli pre-pandemia.
Il nodo del potere d’acquisto
Dal confronto tra sindacati e istituzioni emerge che i salari in Italia non hanno ancora recuperato quanto perso durante la fase più dura dell’inflazione post-pandemia. “I salari sono rimasti indietro rispetto ai prezzi”, ha ammesso Landini, sottolineando che il problema è diventato strutturale. I dati dell’Inps confermano questa tendenza: negli ultimi due anni, gli aumenti in busta paga non sono riusciti a tenere il passo con l’inflazione, mettendo in difficoltà molte famiglie.
Imprese tra costi e ripartenza
Nel mondo delle imprese, la crescita della produzione industriale viene accolta con prudenza. Diverse aziende del Nord, interpellate di recente, confermano una ripresa degli ordini tra ottobre e novembre. “Abbiamo visto un leggero aumento della domanda interna”, racconta un imprenditore metalmeccanico di Brescia. Resta però alta la preoccupazione per i costi di energia e materie prime, che continuano a pesare sui conti delle aziende.
Cosa aspettarsi nei prossimi mesi
Gli esperti invitano a non abbassare la guardia. Il dato di novembre è una boccata d’ossigeno, ma non mancano le incognite. Il rallentamento dei consumi interni e le tensioni sui mercati internazionali potrebbero frenare la crescita nei primi mesi del 2026. “Siamo ancora in attesa di capire – commenta un economista della Bocconi – solo nei prossimi mesi vedremo se si tratta davvero di una svolta”.
Sindacati e governo, un confronto aperto
Nel frattempo, il dialogo tra sindacati e governo resta acceso. La richiesta di una contrattazione salariale più frequente è destinata a finire nell’agenda politica delle prossime settimane. “Serve un patto sociale per restituire potere d’acquisto ai lavoratori”, ha ribadito Landini davanti ai giornalisti. Il governo, per ora, non ha ancora preso una posizione ufficiale, ma fonti vicine al Ministero del Lavoro assicurano che il tema sarà approfondito nei prossimi incontri.
In attesa di nuovi dati e decisioni, il quadro tracciato oggi dall’Istat racconta una realtà complessa: l’industria prova a rialzare la testa, ma la partita su salari e inflazione è ancora tutta da giocare.










