New York, 16 gennaio 2026 – Il petrolio apre la giornata con un netto calo a New York, perdendo il 4,43% e scendendo a 59,27 dollari al barile. Un segnale che ha subito allarmato trader e analisti, preoccupati per le conseguenze sui mercati mondiali e sull’economia reale.
Prezzi in picchiata: cosa sta succedendo sul mercato
Appena aperti i mercati, il prezzo del greggio ha segnato una delle discese più forti delle ultime settimane. A Wall Street si respira un clima di incertezza, alimentato da diversi fattori che stanno mettendo in difficoltà domanda e offerta a livello globale. “Il mercato sconta timori legati sia alla crescita economica globale sia alle tensioni geopolitiche in alcune aree chiave”, ha raccontato un trader newyorkese raggiunto al telefono poco dopo l’apertura.
Domanda in calo e scorte Usa in crescita
Tra le ragioni principali del calo ci sono una domanda debole da parte di alcuni grandi importatori e un aumento delle scorte statunitensi. Secondo i dati diffusi ieri dall’Energy Information Administration (EIA), le riserve di petrolio negli Stati Uniti sono salite più del previsto nell’ultima settimana. Questo ha raffreddato ulteriormente le aspettative degli investitori. “Il dato sulle scorte ha superato le attese, e questo ha fatto scendere i prezzi”, ha confermato un analista di Goldman Sachs.
Le tensioni geopolitiche restano sullo sfondo
Anche se ci sono tensioni in Medio Oriente, soprattutto tra Iran e Arabia Saudita, il mercato sembra più condizionato dalle dinamiche interne agli Stati Uniti che dagli sviluppi geopolitici. “La produzione dell’OPEC è stabile, non si vedono tagli all’orizzonte”, ha spiegato un esperto del settore energetico. Ma la situazione resta delicata: basta poco, un incidente o una parola di troppo, per far cambiare rapidamente lo scenario.
Prezzi alla pompa: quando si vedranno gli effetti
Il calo del petrolio potrebbe tradursi in un risparmio per i consumatori, con prezzi alla pompa più bassi. Ma l’effetto non sarà immediato. “Ci vorranno alcuni giorni prima che il ribasso arrivi ai distributori”, ha detto un portavoce dell’Unione Petrolifera Italiana. In Italia, la benzina si paga in media circa 1,78 euro al litro, mentre il gasolio resta stabile a 1,70 euro.
Mercati finanziari tra luci e ombre
La notizia del calo ha fatto muovere i mercati finanziari in modo contrastante. I titoli delle compagnie petrolifere, come ExxonMobil e Chevron, hanno aperto in rosso. Al contrario, alcuni settori industriali hanno guadagnato terreno, beneficiando della prospettiva di un costo dell’energia più basso. “Per le aziende che consumano molta energia, questa è una buona notizia”, ha commentato un gestore di fondi milanese, parlando di settori come trasporti e manifattura.
Le prossime settimane: attesa e prudenza
Gli esperti restano cauti sul futuro a breve termine. Molto dipenderà da come evolverà la domanda globale e dalle decisioni dell’OPEC+, che tornerà a riunirsi a fine mese per valutare possibili modifiche alla produzione. “Il mercato resta molto volatile”, ha ammesso un consulente energetico di Londra. “Basta poco per cambiare direzione”.
In attesa dei prossimi dati
Fino a quando non arriveranno nuovi dati su scorte e domanda mondiale, il prezzo del petrolio resterà sotto stretta osservazione da parte di operatori e autorità. Le prossime ore saranno decisive per capire se il calo di oggi è solo una pausa o l’inizio di un periodo più lungo di debolezza. A New York, per ora, la parola d’ordine è prudenza.










