Buenos Aires, 16 gennaio 2026 – Il Tesoro argentino ha superato ieri, mercoledì 15 gennaio, il primo vero test dell’anno: il governo di Javier Milei è riuscito a rifinanziare titoli di debito locale in pesos per circa 5,7 miliardi di euro. L’operazione, svolta tra le 10 e le 13 ora locale, era attesa con una certa tensione dagli operatori finanziari. Il motivo? I mercati restano nervosi, la Banca Centrale continua a muoversi con riserve nette negative e la domanda di valuta estera non accenna a calare.
Tassi al 50% e una fiducia ancora fragile
A colpire gli analisti è stato soprattutto il costo del rifinanziamento. Per i titoli con scadenza più ravvicinata, il governo ha offerto un tasso d’interesse che ha toccato il 50% annuo. Un livello molto alto, che secondo Gabriel Rubinstein, ex viceministro dell’Economia e oggi consulente indipendente, “mostra quanta diffidenza c’è ancora sulla sostenibilità del debito in pesos”. In pratica, il mercato chiede rendimenti elevati per continuare a prestare allo Stato, segno che la fiducia non è ancora solida.
La domanda si è concentrata soprattutto sui titoli a brevissimo termine. “Gli investitori evitano le scadenze lunghe”, ha spiegato un trader dalla Plaza de Mayo, “perché l’inflazione e il rischio cambio restano un’incognita”. Accettare tassi così alti è stato un compromesso che il Tesoro ha fatto per evitare tensioni immediate sul mercato valutario.
Riserve valutarie sempre più sotto pressione
L’asta si è svolta in un contesto difficile. Le riserve nette della Banca Centrale argentina sono ancora negative: secondo gli ultimi dati di lunedì, il saldo è intorno ai -7 miliardi di dollari. Un peso enorme sulle prospettive di stabilità finanziaria del Paese. “Finché non si ricostituisce un cuscinetto di valuta estera, ogni scadenza di debito resta un rischio”, ha ammesso un funzionario del Ministero dell’Economia.
Il governo, però, ha descritto il risultato come un segnale positivo. In una nota diffusa nel pomeriggio, il Tesoro ha parlato di “successo ottenuto in una situazione di scarsa liquidità in pesos e con il cambio in leggero rialzo”. Nelle stesse ore, la Banca Centrale ha confermato acquisti netti di dollari sul mercato ufficiale, una mossa che, almeno nel breve periodo, aiuta a rafforzare la moneta locale.
Le reazioni sul mercato
I mercati non hanno tardato a reagire. Nel pomeriggio, il peso argentino ha mostrato un leggero rafforzamento sul dollaro: il cambio ufficiale si è fermato intorno ai 900 pesos per dollaro, mentre sul mercato parallelo resta sopra quota 1.200. “Non è un cambiamento radicale”, ha commentato Mariana Torres, analista di Portfolio Personal Inversiones, “ma dimostra che c’è ancora margine di manovra se il governo mantiene la disciplina fiscale”.
Gli investitori esteri però restano cauti. Secondo un report di JP Morgan pubblicato ieri sera, “la sostenibilità del debito argentino dipenderà dalla capacità del governo di tenere sotto controllo i conti pubblici e ricostruire le riserve”. Anche il Fondo Monetario Internazionale segue con attenzione la situazione: nelle prossime settimane sono previsti nuovi incontri tecnici a Washington.
Prossimi passi e incognite aperte
Il prossimo appuntamento importante per il Tesoro è a metà febbraio, quando scadranno altri titoli per circa 3 miliardi di euro. Gli operatori si chiedono se il sistema reggerà: “Se i tassi restano così alti, prima o poi la pressione si farà sentire anche sui conti pubblici”, ha osservato un economista della Universidad Torcuato Di Tella.
Per ora, il governo Milei può tirare un sospiro di sollievo. Ma la strada verso una stabilizzazione duratura dei conti resta lunga. E ogni asta – come quella di ieri – è un esame da superare sotto lo sguardo attento dei mercati e delle istituzioni internazionali.










